Cultura e spettacoli - 06 giugno 2026, 18:04

“Il porno è politico. A Torino c’è un’atmosfera aperta”: Bruce LaBruce ospite al Massimo

Il regista del cinema queercore torna in città per una retrospettiva dedicata al lavoro degli ultimi trent'anni

Bruce LaBruce ospite al Massimo

Bruce LaBruce ospite al Massimo

Il Museo Nazionale del Cinema dedica un omaggio a Bruce LaBruce, rappresentante del cinema queercore e tra i più autorevoli esponenti del New Queer Cinema.

Dall'8 al 15 giugno, il Cinema Massimo ospita una retrospettiva che mette in dialogo quattro opere del regista canadese con altrettanti film che ne hanno influenzato l'immaginario artistico, creando un percorso di visioni, rimandi e affinità elettive.

Il regista sarà presente a Torino l'8 e il 9 giugno per introdurre le proiezioni del suo lungometraggio d'esordio “No Skin Off My Ass” (1991) e di “The Raspberry Reich” (2004. 

Regista, scrittore, fotografo e artista canadese, LaBruce ha costruito nel corso di oltre tre decenni una poetica inconfondibile, capace di intrecciare cultura punk, attivismo queer, satira politica e sperimentazione cinematografica. 

“Il porno è sempre politico- commenta LaBruce -. È un’espressione che è, per definizione, contro l'ordine dominante. Viene ancora trattato nella società come qualcosa di vergognoso. Quindi le persone cercano sempre di censurarlo, ha automaticamente un'espressione politica. Quando ero un punk negli anni '80, eravamo molto stufi e annoiati dalla scena gay bianca della classe media, che era piuttosto problematica, razzista e misogina. E così ci siamo rivolti al punk, ma nel punk abbiamo scoperto che c'erano gli stessi problemi. Così ho iniziato a fare film sperimentali direttamente espliciti a livello sessuale gay, come provocazione per dire: se siete così radicali, se pensate di cambiare lo status quo e la cultura dominante, allora dovreste essere in grado di vedere due ragazzi che fottono in un film. È una provocazione, ed è anche una sfida per le persone a non limitarsi. Non ci sarà rivoluzione senza rivoluzione sessuale, e non ci sarà rivoluzione sessuale senza rivoluzione omosessuale”. 

L’appuntamento torinese vede la collaborazione del Lovers Film Festival e l’iniziativa è parte degli eventi di avvicinamento a EuroPride Torino 2027. Quanto sono importanti oggi manifestazioni come questa? 

“Sono sempre stato in qualche modo contrario all'assimilazione gay. L’idea che i gay debbano assimilarsi nella cultura dominante per abbracciare tutte le istituzioni come il matrimonio, la monogamia, la chiesa e l'esercito. Ho sempre pensato che fosse proprio quello il vantaggio di essere gay, poter rifiutare tutti quei tipi di istituzioni borghesi e istituzioni in qualche modo violente o superate. In passato l’idea era che se i gay si comportava nobene, allora avrebbero iniziato a ottenere pari diritti. Cosa che in un certo senso è successa per un po', ma poi quello che abbiamo scoperto negli ultimi otto anni, in Canada e negli Stati Uniti, specie negli anni di Trump, è che questi diritti vengono facilmente revocati. È una lotta costante, che devi continuare a combattere. Penso che questo dovrebbe essere lo scopo di eventi e manifestazioni sul genere del Gay Pride. Sono nati come manifestazioni politiche, e a un certo punto sono diventati solo eventi commerciali, ora penso che la gente stia iniziando a capire che bisogna costantemente vigili e continuare a lottare per diritti che sono molto fragili”. 

Al Torino Film Festival era già stato ospite con il film L.A. Zombie, cosa ricorda di quell’esperienza? 

“A Torino ho proiettato diversi film. Molto tempo fa, credo di aver mostrato anche No Skin Off My Ass proprio all'inizio degli anni '90. La mia memoria non è eccezionale, ma ricordo quel viaggio. Ricordo che andai in un centro sociale, un'occupazione anarchica, che fu piuttosto memorabile a Torino. Non credo che probabilmente esista ancora. Torino ha sempre avuto, almeno a quel tempo, un interesse nel mostrare film porno così come altri film gay. Quindi c'era un'atmosfera piuttosto aperta”. 

Tra gli autori che la ispirano c’è anche Pier Paolo Pasolini, cosa ha rappresentato per il suo lavoro? 

“Ho visto i primi film di Pasolini quando ero uno studente di cinema a Toronto negli anni '80. Solo un po' più tardi ho visto i film che hanno avuto la maggiore influenza su di me. Teorema ha avuto un impatto enorme. Ero affascinato da questa narrazione sull'ospite, interpretato da Terence Stamp, che arriva in questa famiglia borghese milanese e fa sesso con tutti i membri della famiglia, inclusa la domestica, finendo per trasformarli in qualche modo, in chiave negativa o positiva. Infrange totalmente l'autocompiacimento delle loro vite borghesi e li costringe a ripensare a tutta la loro esistenza, nel bene o nel male. Mi piaceva l'idea che fosse caratterizzato come una sorta di marchettaro. I prostituti, le prostitute, erano figure centrali nell'opera e nella vita di Pasolini. Ho sempre avuto questa stessa attrazione verso le persone che si trovano al di fuori delle convenzioni della cultura mainstream. Mi immedesimo in loro in quanto persona queer che è stata a sua volta emarginata o considerata un elemento fuori posto nella società”.

Quali sono i prossimi progetti nel cassetto?

“Ho girato un film la scorsa estate a Napoli. Un impresario teatrale e drammaturgo del posto di nome Jean-Marie Thiervoz mi ha invitato a realizzare un film tratto dalla sua opera teatrale, “L’Uovo”. Abbiamo girato per dieci giorni e ho mescolato la sua opera con il film di Giuseppe Patroni Griffi, “Il mare”, che è del 1961 ed è stato riscoperto come una sorta di film queer. Quello che abbiamo girato è davvero fantastico, ma non è ancora un film completo. Poi c’è un altro progetto che ho quasi interamente finanziato  con il budget più alto che abbia mai avuto finora. Si tratta di un melodramma al femminile basato su una donna trans che ha una fissazione per la gravidanza; incontra una ragazza adolescente, si trasferisce da lei e vive la gravidanza insieme e a lei. Si intitola “Mary, Mary”. Ho poi scritto un film che avrei voluto girare in Sicilia, intitolato “L’Anicione”. Parla del famoso fotografo tedesco Wilhelm von Gloeden che si stabilì in Sicilia alla fine del 1800, a Taormina. Purtroppo non sono ancora riuscito a trovare i fondi”. 

Chiara Gallo

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