Cronaca - 08 giugno 2026, 15:05

Infermiere aggredito al Pronto Soccorso di Chieri: arrestato l'aggressore

Il sindacato Nursing Up esprime solidarietà al collega e lancia l'allarme sulla sicurezza negli ospedali: «Le leggi da sole non bastano come deterrente, serve più prevenzione e la presenza fissa delle forze dell'ordine»

Infermiere aggredito al Pronto Soccorso di Chieri: arrestato l'aggressore

L'ennesima aggressione ai danni di un professionista sanitario, avvenuta nei giorni scorsi al Pronto Soccorso dell'ospedale di Chieri, riporta al centro dell'attenzione il tema della sicurezza negli ospedali e della tutela di chi ogni giorno garantisce assistenza ai cittadini. Un fenomeno che, nonostante l'introduzione di norme più severe e aggravanti specifiche, continua purtroppo a registrare episodi preoccupanti in tutta Italia.

«Esprimiamo innanzitutto la nostra vicinanza al collega aggredito e il nostro ringraziamento alle forze dell'ordine per il tempestivo intervento che ha consentito di individuare e arrestare il responsabile» dichiara Claudio Delli Carri, segretario regionale Nursing Up Piemonte Valle d'Aosta, sottolineando il ruolo sempre più importante delle forze dell'ordine nella tutela degli operatori.

«Da tempo sosteniamo che la presenza delle forze dell'ordine all'interno e nei pressi degli ospedali, soprattutto nelle aree più esposte come i pronto soccorso, sia sempre più necessaria. Gli episodi di violenza non possono essere considerati eventi eccezionali ma un rischio concreto con cui professionisti sanitari e operatori sociosanitari si trovano a confrontarsi sempre più spesso.»

L'episodio di Chieri, secondo quanto emerso, avrebbe coinvolto un uomo trasportato in ospedale dopo una caduta avvenuta in stato di alterazione alcolica, che avrebbe poi colpito l'infermiere intervenuto per prestargli assistenza.

«Le leggi ci sono e rappresentano un segnale importante da parte dello Stato. L'introduzione di aggravanti specifiche per chi aggredisce professionisti sanitari e operatori sociosanitari è stata una conquista significativa» osserva Delli Carri, richiamando l'attenzione sulla necessità di continuare a rafforzare gli strumenti di tutela.
«Tuttavia, i fatti dimostrano che le norme, da sole, non sono ancora un deterrente sufficiente. È giusto che chi commette questi reati venga identificato e perseguito, ma il vero obiettivo deve essere evitare che queste aggressioni si verifichino. Arrestare un responsabile è importante, prevenire un'aggressione lo è ancora di più.»
Sulla vicenda interviene anche Angelo Scalici, referente sindacale Nursing Up dell'ASL TO5, che richiama la necessità di una maggiore attività di prevenzione e sensibilizzazione. «Per fortuna il collega ha riportato conseguenze lievi, ma non possiamo limitarci a valutare questi episodi sulla base della prognosi» afferma Scalici, evidenziando gli effetti che le aggressioni producono sul personale.

«Ogni violenza lascia segni che vanno oltre quelli fisici. Genera stress, senso di insicurezza e timore tra gli operatori che ogni giorno lavorano in contesti già caratterizzati da forte pressione assistenziale. Per questo è fondamentale investire anche in campagne di educazione rivolte alla cittadinanza.»
Il referente della TO5 sottolinea come la prevenzione debba diventare un pilastro delle strategie di contrasto alle aggressioni. «Occorre spiegare sempre di più cosa accade all'interno di un pronto soccorso, quali sono i percorsi di cura, i tempi di attesa e le priorità cliniche che guidano l'attività degli operatori» prosegue Scalici, evidenziando l'importanza dell'informazione.

«Infermieri, professionisti sanitari e operatori sociosanitari sono persone che stanno cercando di aiutare chi si trova in una situazione di fragilità. Aggredirli significa colpire il sistema di cura e l'intera comunità. La vera sfida è costruire una cultura del rispetto che impedisca a questi episodi di accadere ancora.»

comunicato stampa

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