Quotidianamente entrano nella casa di migliaia di piemontesi per fare le pulizie. Altrettante sono quelle che ci vivono perché accudiscono i genitori anziani. Sono le colf e badanti, che questa mattina con Filcams Cgil Torino e CGIL Torino hanno dato il via ad un presidio davanti a Palazzo Lascaris, in occasione della Giornata internazionale del lavoro domestico.
I numeri
In Italia sono un milione e 700mila le lavoratrici del settore, di cui oltre 26mila regolari solo a Torino. In Piemonte ci sono circa 118mila le badanti, di cui almeno il 50% in nero. Un dato in linea con quello nazionale. Perché uno dei problemi principali è che troppo spesso si tratta di lavoro irregolare, svolto quasi sempre da donne che percepiscono stipendi troppi bassi, con tutele insufficienti ed esposte quindi allo sfruttamento.
A delineare in modo netto la situazione è Adriana Cretu, funzionario dell'ufficio vertenze Colf CGIL: "Non possiamo girare il volto dall'altre parte: moltissime non hanno nessun diritto e sono invisibili". Ogni anno hanno quindici giorni di malattia, che non sono pagati dallo Stato ma a carico dal datore di lavoro.
Stipendi bassi
Alle badanti spetta la 104, ma anche in questo caso non retribuita: se hanno un figlio disabile e si prendono quindi dei giorni, non percepiscono soldi. Anche le pensioni sono molto basse: ci sono casi di lavoratrici part-time, che prendono 145 euro al mese.
"Welfare insostituibile"
"Le badanti - spiega Cretu - svolgono azioni di welfare insostituibili: noi vogliamo che lo Stato riconosca alla famiglie un sostegno per assumere in modo dignitoso. Spesso per persone spendono tutti i loro soldi per queste lavoratrici, che di fatto sostituiscono l'RSA. Siamo essenziali solo quando manchiamo".
La storia
E le colleghe hanno portato in presidio anche la storia di una collega, che a marzo 2026 ha scoperto di doversi sottoporre ad un trapianto di fegato. Non ha la Naspi, perché l'attuale legge dice che se non lavori non ne hai diritto. Si trova a zero reddito, accudita dal marito: per la spesa è costretta ad andare alla Caritas.
"A livello regionale - dice Elena Ferro, segreteria della CGIL Torino - serve un albo delle badanti, a garanzia delle famiglie che il personale sia formato. Se ci fosse, sarebbe anche più facile intervenire se c'è un "buco" per malattia o ferie della badante: ora questo onere è in capo alle famiglie". Avere un elenco ufficiale garantirebbe anche maggior tutela per le colf, contrastando il lavoro in nero.
Le richieste
Il 95% poi sono straniere, con tutte le problematiche legate alle barriere linguistiche. Per Germana Canali, segretaria generale Filcams Torino, il Grattacielo deve valutare anche la creazione di un fondo o prevedere ammortizzatori sociali in deroga per "creare soluzioni tampone nel periodo di malattia, oppure nel caso di decesso dell'anziano per dare il tempo di trovare un nuovo lavoro".
"La Regione - conclude Ferro, al termine dell'audizione in Consiglio Regionale- non ha un piano di intervento materia, a supporto delle famiglie e tutela del lavoratore: chiediamo la creazione di un tavolo tecnico, per chiarire di cosa c'è bisogno, oltre ad un confronto con i consiglieri".
Una proposta sostenuta dal M5S, che per voce dei consiglieri Sarah Disabato, Alberto Unia e Pasquale Coluccio commenta: "Il lavoro di cura non può restare invisibile. Subito un tavolo per combattere sfruttamento ed isolamento".
A sostenere le richieste anche le esponenti del Pd Gianna Pentenero e Nadia Conticelli, che dicono: "A livello regionale chiedere un maggiore sostegno economico anche per le famiglie che devono far fronte alla non autosufficienza e per le lavoratrici, a partire da un fondo di tutela per malattia e maternità".
E Alice Ravinale, capogruppo in Regione per Avs, conclude: "Quello di stamattina è un altro, importante, atto di una catena di proteste che coinvolgono un settore abbandonato da Regione e Governo: la cura delle persone non autosufficienti, a partire dagli anziani".









