Economia e lavoro - 16 giugno 2026, 12:42

Stipendi bassi e spesso in nero, le badanti in protesta: "Invisibili, ma nostro welfare insostituibile"

In Piemonte ci sono circa 118mila lavoratrici, la maggior parte irregolari

Quotidianamente entrano nella casa di migliaia di piemontesi per fare le pulizie. Altrettante sono quelle che ci vivono perché accudiscono i genitori anziani. Sono le colf e badanti, che questa mattina con Filcams Cgil Torino e CGIL Torino hanno dato il via ad un presidio davanti a Palazzo Lascaris, in occasione della Giornata internazionale del lavoro domestico.

I numeri 

In Italia sono un milione e 700mila le lavoratrici del settore, di cui oltre 26mila regolari solo a Torino. In Piemonte ci sono circa 118mila le badanti, di cui almeno il 50% in nero. Un dato in linea con quello nazionale. Perché uno dei problemi principali è che troppo spesso si tratta di lavoro irregolare, svolto quasi sempre da donne che percepiscono stipendi troppi bassi, con tutele insufficienti ed esposte quindi allo sfruttamento.

A delineare in modo netto la situazione è Adriana Cretu, funzionario dell'ufficio vertenze Colf CGIL: "Non possiamo girare il volto dall'altre parte: moltissime non hanno nessun diritto e sono invisibili". Ogni anno hanno quindici giorni di malattia, che non sono pagati dallo Stato ma a carico dal datore di lavoro.

Stipendi bassi

Alle badanti spetta la 104, ma anche in questo caso non retribuita: se hanno un figlio disabile e si prendono quindi dei giorni, non percepiscono soldi. Anche le pensioni sono molto basse: ci sono casi di lavoratrici part-time, che prendono 145 euro al mese. 

"Welfare insostituibile"

"Le badanti - spiega Cretu - svolgono azioni di welfare insostituibili: noi vogliamo che lo Stato riconosca alla famiglie un sostegno per assumere in modo dignitoso. Spesso per persone spendono tutti i loro soldi per queste lavoratrici, che di fatto sostituiscono l'RSA. Siamo essenziali solo quando manchiamo".

La storia

E le colleghe hanno portato in presidio anche la storia di una collega, che a marzo 2026 ha scoperto di doversi sottoporre ad un trapianto di fegato. Non ha la Naspi, perché l'attuale legge dice che se non lavori non ne hai diritto. Si trova a zero reddito, accudita dal marito: per la spesa è costretta ad andare alla Caritas.

"A livello regionale - dice Elena Ferro, segreteria della CGIL Torino - serve un albo delle badanti, a garanzia delle famiglie che il personale sia formato. Se ci fosse, sarebbe anche più facile intervenire se c'è un "buco" per malattia o ferie della badante: ora questo onere è in capo alle famiglie". Avere un elenco ufficiale garantirebbe anche maggior tutela per le colf, contrastando il lavoro in nero. 

Le richieste 

Il 95% poi sono straniere, con tutte le problematiche legate alle barriere linguistiche. Per Germana Canali, segretaria generale Filcams Torino, il Grattacielo deve valutare anche la creazione di un fondo o prevedere  ammortizzatori sociali in deroga per "creare soluzioni tampone nel periodo di malattia, oppure nel caso di decesso dell'anziano per dare il tempo di trovare un nuovo lavoro". 

"La Regione - conclude Ferro, al termine dell'audizione in Consiglio Regionale- non ha un piano di intervento materia, a supporto delle famiglie e tutela del lavoratore: chiediamo la creazione di un tavolo tecnico, per chiarire di cosa c'è bisogno, oltre ad un confronto con i consiglieri".

Una proposta sostenuta dal M5S, che per voce dei consiglieri Sarah Disabato, Alberto Unia e Pasquale Coluccio commenta: "Il lavoro di cura non può restare invisibile. Subito un tavolo per combattere sfruttamento ed isolamento".

A sostenere le richieste anche le esponenti del Pd Gianna Pentenero e Nadia Conticelli, che dicono: "A livello regionale chiedere un maggiore sostegno economico anche per le famiglie che devono far fronte alla non autosufficienza e per le lavoratrici, a partire da un fondo di tutela per malattia e maternità".

E Alice Ravinale, capogruppo in Regione per Avs, conclude: "Quello di stamattina è un altro, importante, atto di una catena di proteste che coinvolgono un settore abbandonato da Regione e Governo: la cura delle persone non autosufficienti, a partire dagli anziani".

Cinzia Gatti

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