"Un modello giuridico originale, presente solo in Italia e Francia, che consente alla gestante in difficoltà di partorire in segreto, con tutte le tutele legali e sanitarie per lei e per il neonato. Il Piemonte è un modello nel modello, perchè, oltre ad applicare la legge nazionale 2838 del 1928 e la legge 328/2000, è l’unica Regione italiana ad aver legiferato sul tema, introducendo nel 2006 la legge regionale 16, che individua in 4 dei consorzi socio assistenziali del Piemonte il compito di assistere le gestanti che necessitano di specifici sostegni in ordine al riconoscimento o non riconoscimento dei loro nati e al segreto del parto. Questi soggetti sono il comune di Torino, il comune di Novara, il consorzio socio assistenziale del Cuneese e il Cissaca di Alessandria e, durante i 60 giorni successivi al parto, garantiscono alle donne già assistite come gestanti e ai loro nati gli interventi socio-assistenziali finalizzati a sostenere il loro reinserimento sociale". Così la consigliera regionale Dem, Monica Canalis.
Cha aggiunge: "Gli interventi socio-assistenziali a favore dei neonati non riconosciuti sono erogati su richiesta delle donne interessate e senza ulteriori formalità, indipendentemente dalla loro residenza anagrafica, e sono garantiti fino alla loro adozione definitiva. Il parto segreto è un modello perché offre cure non solo al neonato, ma anche alla partoriente. Una possibilità per quelle donne che non sono in condizione o non vogliono essere mamme. Non un atto di abbandono, ma di grande responsabilità e generosità. A differenza delle culle per la vita, nel parto in anonimato la donna non è sola ad affrontare il parto, ma riceve la necessaria assistenza ospedaliera, senza dover temere per la propria privacy o per il futuro del bambino, che viene prima affidato alle cosiddette “famiglie cicogna” (famiglie affidatarie specializzate nell’accoglienza dei neonati) e poi, entro il primo mese di vita, alle famiglie adottive. Anche il neonato riceve immediata assistenza sanitaria".
"Solo sostenendo le donne sosteniamo i bambini. Per questo riteniamo che la Regione debba puntare sul parto in anonimato più che sulle culle per la vita, facendolo conoscere di più, con campagne informative nelle scuole, nelle associazioni di volontariato, nei consultori, nei centri per le famiglie e ribadendo che anche le donne di origine straniera non hanno nulla da temere: gli ospedali sono tenuti per legge a tutelare la loro privacy e a garantire la massima riservatezza".





