Attualità - 27 giugno 2026, 19:03

In mostra a Torino i disegni dei bambini di Gaza che sfidano le bombe. Creazzo: "Gli abbiamo restituito un po’ di infanzia" [INTERVISTA]

L'infermiere torinese racconta la sua esperienza nella clinica di Al Qarara: "Ho visto un popolo che non si arrende. Questa iniziativa per far vedere il bello oltre la distruzione"

In mostra a Torino i disegni dei bambini di Gaza che sfidano le bombe

In mostra a Torino i disegni dei bambini di Gaza che sfidano le bombe

I disegni dei bambini di Gaza diventano testimonianza, racconto e strumento di riflessione attraverso “Disegni da Gaza/Drawings From Gaza”, mostra itinerante (accompagnata da un incontro) dedicata ai temi della cura, dell’infanzia e dell’espressione artistica nei contesti di emergenza.

La prima tappa del progetto è fissata il 30 giugno alle ore 17,30 presso il Coro di Santa Pelagia in via San Massimo 21 con l’inaugurazione della mostra e a seguire alle ore 18 con l’incontro in cui interverrà anche l’infermiere pediatrico Carmine Creazzo.

Per Creazzo quella a Gaza è stata la sesta missione umanitaria, ma non era preparato alla scarsità di risorse cui ha dovuto far fronte durante il suo periodo in Palestina.

49 anni, originario di Reggio Calabria, vive e lavora a Torino come infermiere pediatrico al Regina Margherita, ma da novembre 2025 a gennaio 2026 ha prestato servizio come super visore del team infermieristico nella clinica di Emergency Al Qarara nella Striscia di Gaza.


“Ho trascorso il mio Natale e Capodanno a Gaza. È stata un’esperienza positiva, nonostante il contesto disastroso. Ho visto un popolo che non si arrende, che ha voglia di vivere. Riescono ad arrangiarsi a sopravvivere - racconta Creazzo -. Mi sono trovato lì durante il periodo delle piogge e delle alluvioni che si sommavano all’emergenza sanitaria. Si allagavano i campi tendati, aumentavano le malattie gastroenteriche e respiratorie, è stato un momento molto duro per i nostri pazienti”.

Le due cliniche di Emergency si trovano vicino ai due campi profughi. “Facciamo circa 350 visite al giorno, offriamo consulenze mediche, ginecologiche, servizio sulla malnutrizione e sulla vaccinazione. È stata un’esperienza impegnativa, considerando anche che di fatto non hanno mai smesso di bombardare. Noi come team di Emergency facciamo una vita che è casa-clinica, con movimenti ridotti, con piani di emergenza sempre attivi”.

Prima di arrivare a Gaza, Creazzo ha dovuto affrontare un viaggio di 16 ore passando dalla Giordania e attraverso tre check point. Ma la sfida più grande è stata una volta arrivato.

“Quando sei lì, entri nell’ottica che lavori con risorse limitate, eravamo a corto di garze, di antibiotici, non arrivava nulla perché era tutto bloccato. Sei costretto a razionalizzare le risorse, anche se ci si aiuta molto tra ong. Quello che mi ha stupito è l’etica del lavoro dei locali. Un giorno stava diluviando, pensavamo non sarebbero nessuno, poi alla spicciolata sono arrivati tutti. Un’infermiera ha attraversato il diluvio nonostante fosse incinta, un altro si è fatto un’ora a piedi pur di onorare il suo ruolo. Un grande insegnamento da portare qua”.

Il team quando è arrivato sul posto era composto da due infermieri, un medico, un medico coordinator e dal project coordinator. “A Natale siamo rimasti in tre, insieme allo staff locale composto da sette infermieri e tre farmaciste, personale di supporto e personale di sorveglianza”.

L’idea dei disegni che si possono vedere in mostra è nata come passatempo per i bambini gazawi. “Per entrare siamo super controllati, è vietato portare grossi quantitativi di farmaci, quindi ho portato fogli e matite per far disegnare i bambini nell’attesa delle cure mediche. Grazie a Naja, volontaria che ci aiutava nelle attività di traduzione, è diventata una cosa enorme. Lei si è presa in carico la gestione dei bimbi. Abbiamo montato una tenda in un’area della clinica in cui c’era una tettoia buttata giù da una tempesta. Abbiamo messo dei banchetti e per due ore al giorno Naja mi aiutava a far disegnare i bimbi”.

Fino a quando è rimasto a Gaza, sono stati realizzati circa 120 disegni. “L’attività è andata avanti, ma ne ho portati con me una cinquantina e selezionati venticinque”.

Il tema che più ricorre tra le immagini realizzate dai bimbi è quella della casa. “È la cosa che a loro manca di più, se va bene oggi hanno una tenda. I una di questi disegni ricordo c’era una casa con la famiglia, la mamma, un aquilone, un gelato. Disegnano sogni e desideri. Mi ha emozionato. Mi piace pensare che gli abbiamo restituito un po’ di infanzia. Per loro vedere fogli e matite era una festa.

Una volta rientrato dopo un confronto con Roberta Billè e l’aiuto della Fondazione OMI è nata l’idea di mettere in mostra i disegni. “Purtroppo ci stiamo abituando alle immagini del dolore. I movimenti di piazza si sono ridotti, ho paura che ci siamo assuefatti a questa guerra, come a tutte le altre. Non so se per protezione o se per menefreghismo. Per tenere alta l’attenzione su questo conflitto e smuovere le coscienze, ho pensato di far vedere il bello, piuttosto che immagini di distruzione. Il disegno di un bambino è la cosa più pura che puoi portare”.

“Al momento non ritornerò - conclude Creazzo - ma lo farò in futuro. Adesso mi fermo un attimo. Mi piacerebbe tornare perché mi sembra di aver lasciato una famiglia.

Chiara Gallo

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