"Il combinato disposto di decine di giorni con temperature di molto sopra la media che hanno fatto aumentare l'evapotraspirazione, di ridotte precipitazioni e del ritardo storico della nostra regione sulla innovazione dei sistemi irrigui in agricoltura producono l'ennesima crisi idrica", dichiara Igor Boni, Presidente di Europa Radicale. "Le nostre proposte, presentate in Consiglio regionale da oltre 3 anni con una petizione popolare non hanno avuto riscontro, ma è proprio da lì che si doveva partire da tempo e per tempo".
"Innovare i sistemi irrigui riducendo drasticamente i consumi idrici, sostituire le colture più esigenti in acqua come riso e mais sui terreni non adatti, informare i cittadini di un cambiamento in atto che impone a ciascuno di noi cambiamenti", sostiene il rappresentante di Europa Radicale. "E come accade sempre in queste occasioni c'è chi chiede di aumentare le riserve, c'è chi dice che il problema è la mancanza di nuovi bacini idrici, quando i consumi in agricoltura sono di miliardi di metri cubi all'anno mentre un bacino può contenere qualche milione di metri cubi. Ad oggi ci sono già in Piemonte 56 invasi che contengono complessivamente circa 350 milioni di metri cubi; ripeto: a fronte di alcuni miliardi di metri cubi d'acqua utilizzati in agricoltura!".
Commenta Boni esponendo i dati: "Dai dati ufficiali si vede che il Po in quindici giorni è crollato da oltre 1000 metri cubi al secondo di portata a meno di 300 (nell'Alessandrino il deficit varia dal 65% al 75%), il Tanaro, vero indicatore della crisi regionale, vede una portata che è il 10% di quella ordinaria e, a nord, il Toce viaggia con una portata più che dimezzata. Se confrontiamo la portata del Po con gli anni precedenti si osserva che nel 2025 nello stesso periodo c'era il triplo dell'acqua e nel 2024 sei volte tanto. Dati allarmanti che non verranno modificati da qualche temporale".
"Il Piemonte ha costruito uno dei sistemi irrigui più sviluppati con circa 500.000 ettari di campi irrigati ma non ha puntato per tempo su innovazione e informazione. Queste non sono azioni che si fanno in emergenza", conclude il Presidente di Europa Radicale. "Ma il primo passo è prendere atto che il cambiamento ci impone di agire, proprio per salvare la nostra agricoltura e darle un futuro".





