La trentunesima edizione del Festival delle Colline Torinesi segna un passaggio decisivo nella storia della manifestazione. Dal 6 al 18 ottobre, il festival si presenta con una struttura rinnovata e una direzione artistica condivisa: Isabella Lagattolla e Federica Rosellini, due generazioni e due percorsi differenti che si incontrano in un progetto comune.
La collaborazione tra l'associazione Festival delle Colline Torinesi e TPE – Fondazione Teatro Piemonte Europa dà vita a un modello di governance che unisce tradizione e innovazione, continuità e nuove visioni.
Accanto alle direttrici, Sergio Ariotti coordina eventi collaterali, un documentario e il progetto dedicato all’Archivio del Festival.
Tredici giorni, diciannove spettacoli, undici prime nazionali
Il festival riduce la durata ma intensifica la proposta: 13 giorni di programmazione e 19 momenti performativi, con un'attenzione particolare alle artiste donne e non binarie under 45 e a numerosi nomi internazionali presenti per la prima volta in Italia.
Il Teatro Astra diventa il cuore pulsante del festival, trasformato in tre sale non convenzionali, affiancato dalla Fondazione Merz e dal Coro di Santa Pelagia, luoghi che ampliano la dimensione immersiva del percorso artistico.
Trasformazione, coppie, assimilazione
La 31esima edizione si articola attorno a tre concetti: trasformazione, il nuovo assetto, la direzione condivisa, la riduzione della durata e l’intensificazione del programma; coppie, molti lavori nascono da duetti creativi: Industria Indipendente, Schoß Company, madalena reversa, Donnarumma–Pevere, Leite–Duarte, assimilazione, il teatro come spazio che assorbe e rielabora le tensioni del presente: guerre, crisi climatica, disparità sociali e di genere, collassi reali e simbolici.
Il mondo entra a teatro: temi, urgenze, visioni
Il festival affronta l’attualità senza filtri, attraverso la lente dell’arte. Credere alle maschere di Romeo Castellucci, è un’indagine sul conflitto tra immagine, legge e responsabilità collettiva. Stabat Mater di Janaina Leite è un lavoro sul corpo femminile, il trauma e la pornografia come dispositivo scenico. Il mio corpo non mi obbedisce più della Schoß Company mette a nudo oppressioni e fragilità. Ex Silens di Marco Donnarumma è invece un rituale postumano che reinventa l’ascolto come atto politico. La Beirut ferita e sonora di Hashem Hashem si racconta tra esplosioni, memoria e nuove guerre. Infine, le riflessioni di Marco D’Agostin in Asteroide, tra paleontologia immaginaria e ironia cosmica.
L'immagine del vetro infranto
Il Segno d'artista, logo del festival 2026, è affidato a Guendalina Urbani con l’opera Incidente di percorso: un finestrino d’auto frantumato, metafora di un sistema che si incrina e di un presente che entra nei corpi. L'artista firma anche la performance inaugurale Mi sciolgo per te, una lastra commestibile dall'aspetto vetroso che viene rotta e condivisa con il pubblico.
Masterclass, incontri, proiezioni
Il festival sarà accompagnato da laboratori, incontri con artisti, proiezioni, una redazione temporanea che produrrà video e podcast quotidiani. Il programma dettagliato sarà disponibile da settembre. Biglietti disponibili dal 30 maggio su fondazionetpe.it/festival.











