Cronaca - 30 giugno 2026, 14:36

Medico e infermiere del Martini aggrediti da un paziente

La denuncia delle RSU dell'ASL Città di Torino: "La gestione dei pazienti psichiatrici con spiccata tendenza alla violenza interamente scaricata su un personale sanitario privo di tutele e di un reale supporto"

Una foto d'archivio dell'ospedale Martini di Torino

Una foto d'archivio dell'ospedale Martini di Torino

Il fatto si è consumato lo scorso 22 giugno all'interno del Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura (SPDC) dell’Ospedale Martini di Torin, dove un medico e un infermiere sono stati aggrediti violentemente da un paziente ricoverato. A causa dell'impatto, l’infermiere ha riportato la frattura del bacino. 

"Un episodio gravissimo che riaccende i riflettori su una scia di violenze quotidiane e, soprattutto, su un paradosso istituzionale ormai insostenibile: l'intervento delle forze dell'ordine, allertate tempestivamente, si è inizialmente fermato sulla soglia del reparto a causa del rifiuto degli agenti di entrare. Questo episodio non è un caso isolato, ma il sintomo evidente di un fallimento sistemico che nasce a monte. La gestione dei pazienti psichiatrici con spiccata tendenza alla violenza o con profili di doppia diagnosi (psichiatria e dipendenze) viene interamente scaricata sulle spalle del personale sanitario, privato di tutele, di protocolli chiari e di un reale supporto istituzionale", denunciano le RSU dell'ASL Città di Torino.

"Non possiamo più accettare che medici, infermieri e personale di supporto siano lasciati soli a fare da scudo umano in contesti che superano il confine della cura e sfociano apertamente nell'ordine pubblico. Siamo di fronte a un vuoto normativo e operativo macroscopico. Se le forze dell'ordine non ritengono di avere il mandato o gli strumenti per intervenire in un reparto ospedaliero in condizioni di pericolo immediato, significa che lo Stato ha deciso di considerare gli SPDC come zone franche, dove le leggi sulla sicurezza sul lavoro non si applicano. La professione sanitaria nei reparti di salute mentale è ormai ridotta a un lavoro a rischio continuo", prosegue la nota.

"Il problema non si risolve semplicemente "curando il paziente", ma affrontando i nodi strutturali di questo corto circuito istituzionale. È urgente chiarire le competenze: il personale sanitario ha il compito di curare, non di gestire l'ordine pubblico o contenere fisicamente minacce alla vita. Gli SPDC non sono strutture di massima sicurezza, eppure vi vengono costantemente destinati pazienti con gravissimi problemi di gestione comportamentale che richiederebbero percorsi e strutture dedicate - sottolineano le RSU dell'ASL Città di Torino - A questo scenario già critico si unisce una carenza cronica di personale ormai insostenibile. I turni ridotti all'osso aumentano esponenzialmente il rischio di non poter gestire le crisi in sicurezza, sia per gli operatori che per gli altri degenti".

"Esprimiamo la nostra totale solidarietà e vicinanza all’infermiere ferito e al medico aggredito, augurando loro una pronta e completa guarigione. Avvertiamo fin da ora che, in assenza di risposte chiare, concrete e di un protocollo d'intervento immediato che garantisca l'incolumità dei lavoratori, verranno messe in atto tutte le azioni di protesta consentite dalla legge", conclude la nota. "La cura della salute mentale è un diritto, la sicurezza di chi cura è un dovere".

comunicato stampa

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