Ideato da Cubo Teatro, sviluppato insieme a Generativa! APS, Associazione Nessuno APS, Off Topic e con la collaborazione dell’Associazione Museo Nazionale del Cinema, di palestre e presidi sportivi del territorio, JAB è un progetto che integra teatro, pugilato, musica rap e narrazione audiovisiva per raccontare la città attraverso i suoi corpi in movimento, ed è sostenuto dalla Città di Torino attraverso “Bella Storia. Racconti del territorio ed animazione socio-culturale di prossimità”, il bando finanziato complessivamente con oltre 3 milioni di euro del Programma Nazionale Metro Plus 2021-2027, come parte del più ampio percorso di rigenerazione urbana di Aurora e Barriera di Milano.
JAB prende il suo nome dal pugilato, ma la sua origine è anche una storia in mezzo alla storia: quella di Leone Jacovacci. Pugile italo-congolese, nato dall’unione fra un agricoltore romano emigrato in Congo e una principessa congolese, Leone diventa campione europeo dei pesi medi durante il ventennio fascista. In un’Europa che costruisce gerarchie razziali e coloniali, è il primo uomo afrodiscendente a vincere questo riconoscimento. Sono gli anni in cui la parola “razza” viene considerata un fondamento scientifico e politico per affermare la supremazia della cultura bianca. A distanza di un secolo, gli spettri di quel periodo sembrano ancora presenti.
Il fascismo e il nazismo tornano nelle urne e nelle strade, le guerre a est e a sud dell’Europa esplodono e, nonostante la scienza abbia ormai stabilito che quella umana è un’unica specie, il paradigma razziale continua a riemergere nel linguaggio politico e sociale. La storia di Jacovacci attraversa il Novecento e ne porta addosso le contraddizioni: colonialismo, razzismo, propaganda e spettacolo sportivo. Per molto tempo è rimasta ai margini del racconto ufficiale, dispersa tra archivi, articoli di giornale e memorie frammentarie. JAB nasce da questa storia: parla di identità meticce, di corpi che attraversano confini, di persone che trovano nello sport uno spazio di riconoscimento e di lotta. Recupera la memoria come simbolo di una storia cancellata e la trasforma in una narrazione collettiva di resistenza, dedicata ai giovani che oggi vivono nelle periferie multietniche, diventando metafora della forza silenziosa che le abita: un simbolo di identità plurale, di riscatto e di dignità.
Attraverso laboratori di teatro, rap, narrazione e audiovisivo, allenamento sportivo, pugilato, accompagnati da educatori e psicologi, si costruisce il percorso narrativo del progetto nel quale la pratica artistica e quella sportiva si fondono e le palestre diventano palcoscenici, i corpi diventano storie e la comunità diventa spettacolo.
Nella giornata del 9 luglio, alle ore 17, nei giardini antistanti la Biblioteca Civica Cascina Marchesa di Corso Vercelli 141/7, si terrà la prima presentazione pubblica del progetto, che con la presenza dell'assessora Carlotta Salerno, vedrà il racconto dei laboratori già avviati e una prima restituzione dal vivo. Sarà inoltre occasione per ascoltare alcuni passaggi del testo di “LEO - L’unica arte è un pugno”, nuovo spettacolo teatrale tratto proprio dalla storia di Leone Jacovacci e frutto del percorso di JAB, con l’attore Alberto Boubakar Malanchino. Seguirà un’esibizione a cura dei partecipanti al laboratorio di musica rap e una sessione di allenamento con i ragazzi e gli allenatori delle palestre Neruda Boxe e Star Kombat.





