Politica - 08 luglio 2026, 11:05

Torino al buio, la rete si "fonde" sotto terra. Ireti ammette i disservizi ma è scontro sui fondi: "515 milioni non bastano"

L'ingegner Riu svela i dettagli del collasso per l'afa, mentre una nuova ondata di calore minaccia la città

Torino ancora a rischio black out

Torino ancora a rischio black out

Ireti torna a riferire a Palazzo Civico sulla questione blackout. Un problema che hamesso in ginocchio Torino durante le prime due ondate di calore e che ora aleggia per le prossime giornate caldissime.

Un dato è certo: i problemi alla rete non si risolveranno con un colpo di spugna, né i disservizi spariranno dall'oggi al domani. Anche perché si parla di un'infrastruttura che a Torino conta circa 5.000 chilometri di linee e 3.300 cabine.

Cittadini esasperati e afa

Mentre i cittadini esasperati facevano i conti con l'afa e i frigoriferi spenti, dietro le quinte si consumava una corsa contro il tempo che l'azienda stessa ha definito, a tratti, "non ottimale". A metterci la pezza c'è un piano di investimenti da 515 milioni di euro fino al 2030, con i primi 100 milioni già spesi per interventi partiti dal 2025, con centinaia di cantieri già aperti in città e la rivelazione che la prima emergenza per il caldo record era scattata in silenzio già a fine maggio.

La verità emersa dall'audizione dei vertici societari è quella di una rete elettrica strutturalmente fragile di fronte alla nuova realtà del cambiamento climatico, dove persino i trasformatori di bassa tensione arrivano a fondersi sotto terra.

Il caldo fonde i materiali

​L'ingegnere di Ireti, Gianluca Riu, ha analizzato i fattori tecnici e gestionali che hanno provocato i pesanti disagi. Alla base del collasso di intere linee c'e stato un effetto termico sui materiali. Il fenomeno del "soil drying", ovvero l'essiccamento profondo del terreno investito da temperature superficiali superiori ai 50 gradi, impedisce la dissipazione del calore da parte dei cavi interrati. Il punto debole di questa infrastruttura è rappresentato dai giunti. Sottoposti a uno stress termico eccezionale, aggravato da dieci giorni consecutivi con massime a 39 gradi e minime a 28 gradi, i giunti hannp ceduto.

Riu ha specificato che la riparazione di un giunto non è assimilabile a quella di una tubazione idrica, dove basta applicare un collare, ma richiede il taglio del cavo e l'inserimento di uno spezzone aggiuntivo, un'operazione che raddoppia i punti di giunzione e crea, paradossalmente, due nuovi potenziali punti deboli per il futuro.

​Sul fronte della gestione dell'emergenza, l'ingegnere ha ammesso apertamente le difficoltà operative riscontrate dalle strutture aziendali, parlando di una gestione non ottimale dovuta alla contemporaneità degli eventi. Nella notte più critica, tra il 22 e 23 giugno, la sala controllo si è trovata a dover gestire la falla con otto trasformatori di media-bassa tensione andati fuori uso simultaneamente.

Il centro operativo si è visto costretto a fare una scelta, privilegiando la risoluzione dei guasti sulla media tensione e posticipando gli interventi sulla bassa tensione. Questa catena di eventi ha fatto sì che molte utenze superassero le otto ore consecutive di interruzione del servizio, con i ripristini che si sono trascinati fino alla tarda mattinata del giorno successivo.

Task force in campo

​Per tentare di arginare la crisi, l'azienda ha attivato già dall'anno scorso una task force temporanea, potenziata fino a 150 operatori per coprire i turni H24 e supportare i canali di assistenza e i call center saturati dalle chiamate. Riu ha tuttavia evidenziato come un simile assetto non fosse sostenibile per un tempo indefinito. Per recuperare il personale necessario alla riparazione dei guasti urgenti, Ireti ha dovuto disdire gli appuntamenti per i lavori ordinari, come la sostituzione dei contatori, e su cantieri in città.

Sono state fatte confluire squadre da altri territori, tra cui Vercelli e Parma. Nei quartieri più colpiti, l'azienda ha dovuto fare ricorso all'installazione provvisoria di 13 gruppi elettrogeni, una soluzione che ha comunque comportato tempi lunghi di attivazione e disagi logistici per i residenti.

​La prospettiva tracciata per il futuro si lega a un piano strutturale che prevede la nascita di cinque nuove cabine primarie, oltre a quella Nord vicina alla Michelin, recentemente attivata, e la posa di nuove dorsali in media tensione per alleggerire e riequilibrare i carichi della rete entro il 2050, anno in cui è previsto il raddoppio del fabbisogno energetico. 

L'ingegnere ha concluso spiegando che, nonostante i dati aziendali indichino un trend di miglioramento statistico dei tempi di reazione rispetto all'anno precedente, la percezione dei cittadini resta giustamente di forte disagio e che l'attuale livello del servizio non permette ancora di dichiararsi soddisfatti.

Polemica politica

Nonostante le spiegazioni le opposizioni spostano il tema su fronti più politici. Per il consigliere Ferrante De Benedictis (FdI) non si può puntare solo il dito sull'innalzamento delle temperature. "Torino non ha registrato il picco più alto d'Italia. Quei 500 milioni sono pochi - sostiene - occorre stimare un raddoppio del consumo elettrico da qui al 2050".

E poi l'inevitabile paragone con Milano che ha tutte le cabine primarie gestibili da remoto già oggi e il 35% di quelle secondarie. Percentuale a cui Torino non arriverà nel 2027.

Il consigliere Silvio Viale (Radicali) ha chiesto a Ireti qual è la percentuale di rete obsoleta in città. Mentre Andrea Russi (M5S) pone il tema dei ristori: "Inaccettabile parlare di 35 euro solo dopp aver superato le otto ore di blackout".

Tutti temi che verranno ripresi in una prossima commissione. Il tutto mentre la terza ondata di caldo si sta per abbattere sotto la Mole.

Daniele Caponnetto

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