Economia e lavoro - 09 luglio 2026, 11:20

Il Piemonte tiene, ma scivola. La ricetta di Ires è la “via Alta”: “Qualità per restare in vetta”

Il presidente Sciretti: “Innovazione, qualità e valore aggiunto devono spingere verso l’alto occupazione e produttività”

Il Piemonte tiene, davanti alla crisi. Ma la sensazione è di un lento scivolamento verso il basso. Un costante, anche se minimo, allontanamento dalla media europea degli altri territori simili. Una discesa cui bisogna porre un freno, magari ricorrendo a ricette nuove.

Ecco quanto svela l’edizione 2026 del Piemonte economico sociale, che fotografa un anno in cui dovevano ancora abbattersi le incertezze dell’Iran e della corsa dei costi di energia e materie prime. “Siamo un Piemonte in profonda trasformazione: un processo di cui non si attende una fine, ma che è una costante in un contesto mondiale in cui mostriamo tenuta. Puntiamo su tecnologie e alta formazione”, dice il presidente di Ires Piemonte, Alessandro Ciro Sciretti. “Si tratta di una Via Alta che punta sul valore aggiunto, facendo innovazione e aumentando la qualità”.

I dati economici 

Anche se fermi al 2025, i numeri dicono che le famiglie consumano l’1,3% in più, con crescite anche su investimenti (oltre il 4%) e dell’export.

Auto? Niente sostituzione

Difficile, per il momento, leggere il destino di un pilastro come l’automobile. “La transizione dall’automotive verso nuovi settori industriali (dell’aerospazio alle nuove tecnologie, ndr) non ha ancora visto una sostituzione occupazionale. Ma bisogna pensare al fatto che rappresentino margini di crescita per recuperare e superare i record del passato”. 

Parlare di occupazione, però, rischia di essere un terreno scivoloso. “La crescita attuale è legata soprattutto a fasce più basse, meno produttive. Ma confidiamo appunto che la forte dinamica innovativa delle nostre aziende possa spingere verso una qualità superiore. Ma la precarietà non è un problema di oggi”.

Vita mai così lunga: il rebus demografico 

I piemontesi sono circa 4.25 milioni, con un’attesa di vita di 83.6 anni (massimo storico) con almeno 77 anni come soglia di vita in salute. Quanto ai giovani, sono 23.300 i nuovi studenti universitari e circa 3000 gli iscritti agli Its.

“Dal punto di vista demografico tutto l’Occidente vive un momento complesso, in parte compensato con i flussi migratori - conclude Sciretti -. Ma nel tempo breve ed difficile immaginare una ripresa: si può però stabilizzare e, in alcune realtà del Piemonte, addirittura in crescita”.

La Via Alta

Secondo gli esperti di Ires, insomma, per invertire il piano inclinato bisogna fare qualcosa di diverso rispetto a opzioni inefficaci come competere sui costi (rischio di impoverimento), semplice espansione occupazionale (il gap demografico finirebbe per pesare) o difendere specializzazioni storiche, visto che ci sono ambiti con maggiori prospettive

Da qui la Via Alta: per aumentare la produttività e posizionarsi nelle parti alte delle filiere, bisogna costruire un ecosistema abilitante che tenga conto della necessità di adeguare anche formazione e ricerca, di consentire a tutte le fasce della popolazione attiva di puntare al lavoro anche attraverso un welfare che offra adeguato supporto nelle esigenze di cura, di accelerare la realizzazione delle infrastrutture necessarie a valorizzare la collocazione geografica del Piemonte e dare respiro al suo sistema produttivo anche considerando le necessità di adattamento poste dal cambiamento climatico.

Aumentare produttività e valore aggiunto, insomma. “Non basta individuare settori promettenti - spiega il direttore di Ires Piemonte, Stefano Aimone -, ma bisogna pungolare tutti i settori della manifattura che finisca per alimentare il terziario qualificato e innescando un circolo virtuoso”.

Il ciclo europeo 2028-2034 potrebbe essere il trampolino più adatto. Anche se si prepara un fondo unico e nazionale che potrebbe togliere un po’ di autonomia alle Regioni.


 

Massimiliano Sciullo

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