Economia e lavoro - 11 luglio 2026, 07:00

Amianto nell'arma dei carabinieri: giustizia per il Marescial- Lo capo deceduto a 56 anni per mesotelioma

Dopo tredici anni di battaglia giudiziaria, il Tribunale di Pesaro riconosce lo status di vittima del dovere. Il Ministero dell’Interno dovrà corrispondere agli eredi oltre 500mila euro di benefici e arretrati

Amianto nell'arma dei carabinieri: giustizia per il Marescial- Lo capo deceduto a 56 anni per mesotelioma

Ha servito lo Stato per quasi trent’anni, indossando con onore l’uniforme dell’Arma dei Carabinieri. È morto a soli 56 anni a causa di un mesotelioma pleurico, patologia riconducibile all’esposizione all’amianto subita durante il servizio. Dopo tredici anni di battaglia giudiziaria, il Tribunale di Pesaro ha riconosciuto il Maresciallo Capo G.G., di Fano, vittima del dovere, accertando il nesso causale tra la malattia e le esposizioni professionali nell’Arma.

La sentenza, ormai definitiva perché non impugnata, condanna il Ministero dell’Interno a riconoscere agli eredi i benefici previsti dalla legge per le vittime del dovere. Una decisione che restituisce giustizia alla memoria di un servitore dello Stato e alla sua famiglia, costretta per oltre un decennio a proseguire nelle aule di tribunale la battaglia iniziata dopo la sua morte.

Una vita al servizio dello Stato

Il Maresciallo Capo G.G. era entrato nell’Arma dei Carabinieri nel 1975 e vi aveva prestato servizio fino al 2002. Nel corso della sua carriera ha affrontato numerose attività operative e istituzionali. Tra gli episodi più significativi figura l’intervento immediatamente successivo alla strage mafiosa di via dei Georgofili, a Firenze, nella notte del 27 maggio 1993, quando fu tra i primi Carabinieri a scavare tra le macerie alla ricerca dei sopravvissuti.

Secondo quanto accertato dal Tribunale di Pesaro e dalla consulenza tecnica d’ufficio, il Maresciallo Capo fu esposto ad amianto in diversi contesti di servizio. L’esposizione sarebbe avvenuta anche nei luoghi devastati dall’esplosione di via dei Georgofili, dove erano presenti fibre disperse nell’aria, oltre che durante esercitazioni, all’interno di caserme e attraverso materiali allora comunemente utilizzati, come guanti e panni contenenti amianto impiegati per la manutenzione delle armi.

Cosa ha stabilito il Tribunale

Il Tribunale di Pesaro ha riconosciuto il Maresciallo Capo G.G. vittima del dovere, con invalidità del 100%, accertando che il mesotelioma pleurico che ne ha causato la morte era riconducibile all’esposizione all’amianto subita durante gli anni di servizio nell’Arma dei Carabinieri.

Il Ministero dell’Interno è stato condannato a riconoscere agli eredi tutti i benefici economici previsti dalla normativa sulle vittime del dovere. Tra questi rientrano la speciale elargizione di circa 290mila euro, gli assegni vitalizi mensili pari a 2.300 euro e i relativi arretrati maturati nel corso degli anni, per un importo complessivo di circa 500.000,00 euro.

Le dichiarazioni

Questa sentenza non restituisce una vita spezzata troppo presto, né cancella il dolore di una famiglia che per tredici anni ha dovuto lottare per vedere riconosciuta una verità che era sotto gli occhi di tutti. Questa sentenza restituisce dignità alla memoria del Maresciallo Capo G.G. che non è morto per una tragica fatalità, ma per aver servito il proprio Paese in condizioni che lo hanno esposto all'amianto. Oggi la giustizia afferma un principio fondamentale: chi sacrifica la propria salute per il Paese non può essere dimenticato. Auspico che questa decisione rappresenti un punto di svolta per tutti gli appartenenti alle Forze dell'Ordine e alle Forze Armate che attendono ancora il riconoscimento dei propri diritti”, dichiara l’Avvocato Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e difensore della famiglia.

Il caso in breve

Dopo la morte del Maresciallo Capo G.G., la moglie e i figli hanno avviato una lunga azione giudiziaria per ottenere il riconoscimento della causa di servizio e dello status di vittima del dovere. Per la famiglia, il dolore della perdita si è trasformato in una battaglia durata tredici anni, conclusa con una sentenza definitiva che riconosce il sacrificio del militare e il diritto degli eredi ai benefici previsti dalla legge.

La pronuncia del Tribunale di Pesaro assume rilievo anche per tutti gli appartenenti alle Forze dell’Ordine e alle Forze Armate che, nel corso della loro attività di servizio, sono stati esposti ad amianto e attendono ancora il riconoscimento dei propri diritti.

Lo staff ONA al fianco delle vittime

L’Osservatorio Nazionale Amianto assiste tutte le vittime dell’amianto e le loro famiglie, offrendo supporto legale e medico gratuito. Lo staff ONA è composto dall’Avv. Veronica Scigliano, dall’Avv. Lidiana Belfiore, dall’Avv. Giorgia Cicconi, dalla Sig.ra Francesca Piredda e dalla Dott.ssa Federica Pacca, che operano al fianco delle persone esposte e dei familiari per la tutela dei loro diritti.

Per poter accedere al servizio gratuito è sufficiente domandare la consulenza con email a: osservatorioamianto@gmail.com oppure scrivere attraverso il sito ONA, ovvero chiamando il numero verde 800 034 294. 

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