L’OIPA (Organizzazione Internazionale Protezione Animali) interviene sul caso del cane Astro, che all’interno del processo che ha portato alla condanna di un uomo per rapina, è stato considerato come l'”arma” che l’aggressore ha usato contro le vittime. Il fatto, avvenuto a Torino, ha riacceso i riflettori sul tema della gestione responsabile dei cani, soprattutto quando si tratta di tipologie con caratteristiche che richiedono una detenzione capace.
"Nel caso specifico, è emerso un fattore importante: secondo quanto riportato dai media, affidato al canile municipale, Astro è stato osservato da una veterinaria esperta, secondo la quale non avrebbe manifestato episodi aggressività. Si tratta di un cane che presenta una spiccata espressione di comportamenti di competizione e protettività, ma anche una spiccata docilità verso il conduttore. Insomma, in un contesto ben strutturato come quello del canile, Astro non risulta un cane aggressivo" commentano dall'associazione.
“Ancora una volta emerge l’importanza di evidenziare la responsabilità umana dietro a determinati comportamenti di un animale. Astro è stato usato consapevolmente come una vera e propria arma, al fine di nuocere: la sua aggressività è stata indotta, non è innata; lo dimostrano chiaramente le perizie effettuate in un secondo momento. Quando un cane viene utilizzato per intimidire o aggredire, la responsabilità penale è sempre e di chi lo gestisce e il cane resta una vittima di una gestione irresponsabile e delinquente.” aggiunge l'avvocata Claudia Taccani, responsabile Ufficio Legale OIPA Italia.
L’associazione rinnova il proprio appello a non colpevolizzare o demonizzare gli animali protagonisti di questi episodi, spostando invece l’attenzione sulle responsabilità dei detentori o dei proprietari, ribadendo la necessità di un intervento normativo chiaro e concreto che possa prevenire e vietare il possesso di animali da parte di soggetti non idonei.





