Una rissa tra una decina di giovanissimi, un video circolato rapidamente e un’indagine che potrebbe allargarsi ad altri partecipanti. È quanto accaduto a Fossano la sera del 7 luglio, intorno alle 20.30, nei pressi del Penny Market, dove un testimone ha ripreso con il telefono l’azzuffata. Le immagini sono state diffuse e condivise in breve tempo.
I protagonisti non risultano riconoscibili perché tutti incappucciati e chiaramente intenzionati a fare ciò che hanno fatto: una vera e propria rissa, che segue a distanza di una sola settimana quella sventata dai carabinieri a Sant'Albano Stura. I ragazzi coinvolti sarebbero gli stessi. Ci hanno riprovato a Fossano, riuscendo nell'intento.
Le indagini sono in pieno corso, anche perché c'è preoccupazione per questi due episodi. A Fossano, quando le forze dell’ordine, allertate da un passante, sono arrivate sul posto, hanno trovato solo un ragazzo, un fossanese di 15 anni, lievemente ferito. A terra è stata rinvenuta un'ascia, con evidenti tracce di sangue.
Poco dopo è stato individuato un secondo giovane coinvolto, anche lui residente a Fossano e anche lui di 15 anni, e quindi un terzo ragazzo, ricoverato all'ospedale Molinette di Torino. Di Varese, 17enne, già con diversi precedenti penali, una volta a Torino ha infatti raggiunto il nosocomio in quanto vistosamente ferito, con tutta probabilità colpito proprio dall'ascia sequestrata. Gli è stata data una prognosi di 30 giorni.
I tre minorenni, due italiani e un ragazzino di nazionalità rumena, sono stati tutti denunciati per rissa alla Procura per i minorenni di Torino.
Gli investigatori stanno ora cercando di ricostruire l’intera dinamica e identificare tutti i partecipanti, una decina, di cui alcuni arrivati con il 17enne dal capoluogo di regione. L’obiettivo è anche quello di verificare eventuali responsabilità individuali e valutare provvedimenti come il divieto di ritorno, misura che impedirebbe al 17enne e ai suoi amici in arrivo di Torino di rimettere piede a Fossano per almeno sei mesi e fino a quattro anni.
Al vaglio dei carabinieri anche l’ipotesi che lo scontro possa essere nato da una sorta di “challenge”, una sfida organizzata tra gruppi di ragazzi.
Al momento, i tre ragazzi identificati, si apprende, non stanno collaborando né fornendo indicazioni utili alle indagini e all'identificazione degli altri coinvolti.





