"La Regione Piemonte non sta facendo abbastanza per affrontare le periodiche fasi di siccità. Giorni fa sono intervenuta sulle tecniche di ricarica delle falde acquifere e sull’efficientamento dell’irrigazione agricola. Intanto è arrivata la risposta al mio accesso agli atti sul piano invasi, una delle soluzioni per stoccare l’acqua che arriva con le piogge-in periodi dell’anno purtroppo sempre più circoscritti-ed evitare che l’acqua scenda a valle troppo velocemente, con possibili danni idrogeologici", sottolinea Monica Canalis, consigliera regionale PD e Vice Presidente Commissione lavoro e attività produttive del Consiglio regionale.
"Dall’insediamento della Giunta Cirio nel 2019 ad oggi, in Piemonte sono stati realizzati appena 2 invasi consortili, in corrispondenza di una infrastruttura di accumulo esistente: a Mazzè (TO) e a Pianfei (CN). A Mazzè sono stati spesi 23 milioni di euro di fondi regionali e nazionali. A Pianfei 40 milioni di euro di fondi nazionali.
Nella Provincia di Cuneo sono inoltre stati progettati 10 invasi e dovrebbero essere realizzati entro il 2028 altri 6 invasi, mentre nel territorio della Provincia di Novara sono stati progettati 2 invasi (i dettagli sono nell’allegato).
Per quanto riguarda, invece, gli invasi aziendali, dal 2019 ad oggi sono stati finanziati interventi di realizzazione di invasi di raccolta di acqua, principalmente a scopo irriguo a livello di azienda agricola, attraverso gli interventi sul PSR 2014 – 2022 e sul CSR 2023 – 2027: 17 invasi realizzati (10 in provincia di Cuneo e 3 in Provincia di Asti, 1 in Provincia di Alessandria, 3 in Provincia di Torino). Con lo stesso CSR è stato attivato l’intervento SRD02 azione C (Investimenti irrigui), con 29 interventi: 16 in provincia di Torino e 13 in provincia di Cuneo.
Mazzè e Pianfei, rispettivamente con 3 milioni di mc e 540.000 di m3, sono un buon segnale, ma del tutto insufficiente.
Inutile piangere adesso che la siccità è tornata a mordere. Sono lacrime di coccodrillo.
Occorre accelerare, affiancando una pluralità di interventi: invasi, ricarica delle falde, efficientamento dell’irrigazione aziendale, pianificazione territoriale, mettendo a terra celermente il Piano nazionale delle infrastrutture idriche, che punta su nuovi invasi, riduzione delle perdite di rete e recupero delle acque piovane", conclude Canalis.





