Una vita ai cento all'ora e a volte, stando ai racconti di familiari e amici, anche a velocità superiori. Don Aldo Rabino rivive nel giorno in cui avrebbe compiuto 87 anni in una via a due passi dal Robaldo, il centro sportivo che coltiva i talenti del Toro. Una rappresentazione plastica di quella che è stata la sua vita. Sacerdote salesiano dal 1968, don Aldo ha speso l'intera esistenza per il prossimo, lasciando un segno indelebile che oggi la sua città ha voluto scolpire nella pietra con l'intitolazione della via d'accesso al centro sportivo, all'intersezione con il civico 290 di strada Castello di Mirafiori.
La fede granata
Da un lato quella fede calcistica, granitica e granata, della squadra di cui è stato lo storico cappellano fin dal 1971: la sua grande passione che, come spiegato dai nipoti, sapeva tuttavia gestire in maniera non totalizzante. E, anzi, non lesinava critiche persino nei giorni sacri, come il 4 maggio, a dirigenti e giocatori, anche durante l'omelia a Superga.
Una vita dedicata agli ultimi
Dall'altro, la vita spesa per i giovani, i più piccoli e gli emarginati. Un impegno sociale nato anche dall'esperienza come missionario in Bolivia e proseguito con la fondazione dell'O.A.S.I. (Ora Amici Sempre Insieme) per sostenere i poveri dell'America Latina. Persona diretta, fuori dagli schemi e dalle rigidità, che faceva bene il bene con un'abnegazione totale verso gli ultimi. Qualità che nel 2015, pochi mesi dopo la sua scomparsa, avevano spinto la Città a consegnare ai familiari la cittadinanza onoraria che gli era stata conferita a inizio anno.
I ricordi di chi lo ha conosciuto
Uno zio "figo", lo ha ricordato così oggi Aldo Frola, uno dei nipoti. "Guidava veloce, per correre da una parte all'altra, per non deludere nessuno. Siamo diventati adulti e padri di famiglia sapendo di poter contare su di lui. Più che uno zio, è stato un genitore. Era un leader capace di unire anime diverse".
"Era in grado di unire terra e cielo, l'umano e il trascendente", lo ha commemorato il presidente della Circoscrizione 2, Luca Rolandi, in occasione della cerimonia a pochi passi dal Robaldo.
"Questa via rappresenta un segno di memoria, di riconoscenza e di speranza — ha detto Sebastiano Gamba, presidente della Fondazione O.A.S.I., la realtà nata nel 1969 proprio grazie a don Rabino —. È un invito a percorrere la strada che don Aldo ci ha indicato nella vita".
Lo Russo: "Don Aldo mi ha cambiato la vita"

"Per molte persone, me compreso, l'incontro con don Aldo è stato di quelli che cambiano la vita — ha dichiarato il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo —. Credo davvero che oggi, trovarsi qui nei pressi del centro sportivo dedicato al settore giovanile del Torino per intitolargli una via, sia il modo migliore per ricordarlo. Questo è un luogo in cui avrebbe sicuramente amato trascorrere il suo tempo, dialogando con i ragazzi che arrivano da tutta Italia per imparare a giocare a pallone e coltivare i propri sogni".
"Lo avrebbe fatto — ha proseguito Lo Russo — con lo stile che lo contraddistingueva: quello di un educatore straordinario e di un uomo di straordinaria umanità. Don Aldo raccomandava sempre ai suoi collaboratori di dare il massimo, di non arrendersi mai e di svolgere al meglio i propri compiti. 'Fare bene il bene' e 'cercare di essere sempre allegri' sono due dei più grandi insegnamenti che ha trasmesso all'intera comunità che lo ha accompagnato lungo il cammino della sua vita".
Tanti amici e affezionati
La targa è stata scoperta alla presenza della presidente del Consiglio comunale Maria Grazia Grippo, dell'assessore allo Sport Domenico Carretta, dell'assessore al Commercio Paolo Chiavarino e del dirigente del Torino F.C. Paolo Bellino, oltre a tantissimi affezionati, tifosi e storici amici di don Aldo






