A poche ore dalla finale dei Mondiali 2026 tra Spagna e Argentina, c'è un dettaglio che salta agli occhi passeggiando per le strade di Torino. Dai balconi, alle finestre e persino dalle ringhiere dei condomini sventolano non più le bandiere italiane (ahinoi) ma quelle biancocelesti. Un segnale che racconta molto più di una semplice preferenza calcistica: racconta una città che, da decenni, ha costruito un legame profondo con il sud America.
Il fenomeno è particolarmente evidente in quartieri periferici come Barriera di Milano e Regio Parco, dove la presenza della comunità argentina è storicamente significativa. Qui le bandiere dell'Albiceleste si notano con facilità affacciandosi lungo le vie del quartiere, tra balconi decorati e finestre che, in vista della finale, sembrano trasformare alcuni isolati in un piccolo angolo di Buenos Aires.
Il legame storico tra Torino e l'Argentina
Torino ospita da anni una delle comunità argentine più numerose del Nord Italia. Molti sono arrivati nel corso degli ultimi decenni per motivi di lavoro, studio o per ricongiungersi con familiari già stabiliti sotto la Mole. Altri sono figli e nipoti di emigrati che hanno mantenuto vive tradizioni, lingua e soprattutto la passione per la nazionale argentina.
Per tanti, quella bandiera appesa al balcone non rappresenta soltanto una squadra di calcio. È un simbolo di appartenenza, un richiamo alle proprie radici e alla famiglia rimasta dall'altra parte dell'oceano. Un argentino su due - lo dicono i numeri - ha una discendenza diretta con l'Italia e ha la doppia cittadinanza.
"Prima l'italia, poi l'Argentina"
Figlio di calabresi ma nato a Buenos Aires è Michelangelo Gulli, italo-argentino tornato a Torino a 12 anni con il papà, la mamma e la sorella. Oggi vive e lavora nel quartiere Regio Parco, dove è presidente dell'associazione commercianti (oltre che tipografo). "Il tifo nella mia famiglia è principalmente italiano ma in assenza, come tanti emigrati, tifiamo per l'Argentina. La più sfegatata della famiglia, però, è mia sorella". Una passione condivisa anche con la moglie e le figlie. "Abbiamo plagiato tutti in casa, anche gli animali...".
Sventolano bandiere anche in via Tartini e strada San Mauro. "Io ho sposato una donna argentina che è pronipote di siciliani immigrati in Argentina a inizio '900 - racconta Numinato - e lei mi ha trasmesso la passione per questi colori. Per i miei parenti sudamericani sono "il tano" ossia l'italiano che va in Argentina. Lo stesso soprannome che veniva dato agli italiani che un tempo emigravano dal nostro Paese all'Argentina". Cecilia arriva da San Rafael Mendoza e si è laureata a Bologna. "Io l'ho conosciuta durante l'esperienza di Erasmus e l'ho portata con me....oggi in assenza dell'Italia tifo insieme a lei. E con noi i nostri figli".
E a Torino esiste anche una chat WhatsApp di argentini. "E qui il pathos è davvero tanto...".
Il tifo contagia anche i torinesi
Ma a sostenere l'Albiceleste non sono soltanto gli argentini. Anche molti torinesi sembrano aver scelto da che parte stare. "C'è sempre stata una simpatia particolare per l'Argentina - racconta un commerciante di Barriera di Milano -. Qui convivono tante comunità e quella argentina è molto presente. In questi giorni vedere le bandiere ai balconi è diventata quasi la normalità".
Qualcuno scherza anche sul confronto con gli iberici: "Le bandiere spagnole bisogna cercarle con il lanternino, mentre quelle argentine - se uno fa attenzione - si trovano". Impressioni, che però la dicono lunga. E poi c'è il duello tra Messi e Yamal: anche questo fattore di tifo. Nella Torino che ricorda con affetto le gesta in bianconero di Cristiano Ronaldo, il voto va alla Roja.
E poi ci sono i numeri, che nel calcio contano: la Spagna ha vinto un solo mondiale, l'Argentina ne ha tre e con un quarto raggiungerebbe proprio l'Italia (e la Germania). Ecco perché c'è chi oggi (non tifando direttamente per nessuna delle due) strizzerà l'occhio proprio alle Furie Rosse.







