Mentre la Nba ancora discute del clamoroso passaggio di Lebron James ai Philadelphia 76ers, c'è chi aspetta il fenomeno in Italia per una sfida uno contro uno. Spalle al canestro, qualche sospiro, la palla a spicchi che sbatte sul terreno. Poi qualche secondo di silenzio, il rumore della retina e l'esplosione di gioia di chi sta riprendendo la scena. In Barriera di Milano lo chiamano, orma da 30 anni, il "Numi Time": è il marchio di fabbrica di Numinato "Dario" Licari, 52 anni, educatore dell'oratorio salesiano Michele Rua e volto conosciutissimo del quartiere, dove da decenni alterna l'impegno con i ragazzi a spettacolari tiri da basket diventati ormai una tradizione.
L'ultimo video lo ritrae mentre, di spalle al canestro, centra il bersaglio al primo tentativo. A riprendere la scena è una bambina dell'oratorio che, incredula, segue la traiettoria del pallone e poi esplode in un entusiasta: "Wow, sei grande". Per Dario è l'ennesimo "canestro impossibile", uno spettacolo che ormai accompagna la vita dell'oratorio.
Trent'anni di allenamento e passione
Ex consigliere della Circoscrizione 6 ed ex giocatore amatoriale di pallacanestro, Licari vive il basket da sempre. Da oltre trent'anni perfeziona quello che è diventato il suo colpo distintivo: il tiro all'indietro.
"Il segreto? Un po' (tanta) fortuna e ovviamente anche allenamento", racconta sorridendo. "Faccio questo tiro da circa trent'anni. Poi, con l'arrivo dei telefonini, ho iniziato anche a riprendermi e a condividere le esibizioni. Pensare che qualcuno mi ha accusato di fare i video con l'intelligenza artificiale. Beh non è proprio il mio caso...". Un gesto tecnico diventato ormai un appuntamento fisso per i ragazzi dell'oratorio, che ogni volta sperano di assistere a uno dei suoi numeri.
Da Magic Johnson al "Numi Time"
Ma la passione di Dario ha, come tutte, una storia e nasce davanti alla televisione. "Nato nel 1974, da ragazzo guardavo Tele Capodistria, sul canale 7, poi diventata TeleMontecarlo. Chi amava l'Nba come me doveva aspettare le differite e le telecronache del mitico Dan Peterson".
Negli anni Ottanta il suo idolo era Magic Johnson, simbolo dei Los Angeles Lakers dello "Showtime", la squadra che insieme ai Boston Celtics dominava il basket americano negli anni Ottanta. "Mi piaceva così tanto quello stile che ho voluto parafrasarlo a modo mio. Così è nato il 'Numi Time'", racconta con orgoglio.
Quella sfida con Kobe Bryant
Ma la storia che più incuriosisce chi incontra Dario è un'altra. A Barriera di Milano, infatti, è anche conosciuto come "quello che ha battuto Kobe Bryant".
Sembra una leggenda metropolitana, invece tutto risale al 1997. Licari partecipò alle finali milanesi dell'Adidas Streetball, presentandosi con pochi soldi, un biglietto del treno e tanta voglia di divertirsi. Tra gli ospiti dell'evento c'era un giovanissimo Kobe Bryant, appena diciannovenne e destinato a diventare una leggenda dell'Nba.
"Mi lanciò una sfida e riuscii a vincerla", ricorda Dario mostrando ancora oggi con orgoglio il premio ricevuto: un paio di Adidas Crazy 8, le prime scarpe utilizzate da Bryant in campionato. A testimoniare quell'incontro c'è ancora una fotografia scattata con una vecchia macchina fotografica usa e getta Kodak.
Dario: "Lo sport è stare insieme"
La morte di Kobe Bryant nel gennaio 2020, nell'incidente in elicottero sulle colline di Calabasas, ha colpito profondamente anche Dario. "Oggi, a modo mio, cerco di rendergli omaggio ogni volta che faccio uno di questi tiri".
E così, tra un allenamento con i ragazzi dell'oratorio e un pallone che continua a entrare nel canestro contro ogni pronostico, il "Numi Time" continua a regalare stupore. Perché a Barriera di Milano c'è chi, da trent'anni, riesce ancora a trasformare un semplice tiro in un piccolo spettacolo. Ma dietro i suoi show si nasconde anche altro, da educatore sa bene che i tempi sono cambiati e che i telefonini - oggi - contagiano la vita e le ore dei ragazzi.
"Tirare quattro calci a una palla o tirare a canestro è per me indifferente - conclude - L'importante è che i nostri giovani imparino a ritrovare la voglia di stare insieme, perché le emozioni e i valori che dà lo sport valgono più di quello che si può trovare dentro a un qualsiasi smartphone".





