Kiev insiste con Bruxelles affinché si trovi la maniera di non fare entrare o di non trattenere gli ucraini in età di leva. Servono infatti uomini da arruolare e inserire in un esercito che si sta prosciugando troppo rapidamente.
Come riferisce il sito Strumenti Politici, la mobilitazione forzata procede in maniera talvolta brutale e caotica all’interno del Paese, sollevando parecchi dubbi sul rispetto dei diritti basilari e sull’opportunità di continuare in questo modo. Perciò l’Unione Europea non può semplicemente bloccare gli ingressi o espellere coloro che dovrebbero essere in Ucraina a difendere la patria dall’aggressione (che invece sono scappati). Qualche singolo Paese membro ha già inasprito le regole, come la Danimarca, imponendo a chi richiede asilo di mostrare la prova di uscita legale dal Paese o di esenzione dal servizio militare.
La questione maggiore riguarda la Germania, dove sono registrati circa 260mila maschi ucraini fra i 25 e i 60 anni, che dovrebbero invece essere a disposizione dei comandi militare per l’eventuale invio al fronte. Berlino sarebbe lieta di alleggerire il peso che costoro rappresentano per la spesa pubblica, ma in questo modo contraddirebbe la narrativa dell’accoglienza verso coloro che scappano dalla guerra. Il fatto è che a loro volta gli uomini che scappano dalla guerra contraddicono la narrativa degli ucraini patrioti che respingono l’aggressione russa. Lo stesso l’ambasciatore ucraino in Germania ha detto che i due governi stanno cercando il modo di stimolare i rifugiati a tornare indietro, senza costringere i tedeschi a misure più forti che sarebbero etichettate come “deportazione”.
Così si prova a formulare l’istanza in maniera politicamente accettabile o burocraticamente neutra, ad esempio parlando di “ritorno sostenibile” e di “legittime esigenze di Kiev”.
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