Economia e lavoro - 28 luglio 2026, 15:03

Acqua, i Radicali lanciano l'allarme: "Il Piemonte non può più permettersi riso e mais come oggi"

Presentato il Dossier Acque 2026: "Mancano 3,5 miliardi di metri cubi". Nel mirino irrigazione, consumi agricoli e politiche della Regione

L'allarme lanciato dai Radicali sull'acqua

L'allarme lanciato dai Radicali sull'acqua

Il Po ai minimi, laghi in sofferenza, ghiacciai che si ritirano e un'agricoltura che continua a consumare la gran parte della risorsa idrica regionale. È un quadro preoccupante quello tracciato dall'Associazione radicale Adelaide Aglietta e da Europa Radicale, che nella sede di via San Dalmazzo hanno presentato il "Dossier Acque 2026", aggiornamento di uno studio che da oltre vent'anni analizza lo stato delle risorse idriche in Oiemonte.

Al centro del dossier c'è un dato ritenuto emblematico: secondo lo studio commissionato dalla Regione Piemonte a Cassa Depositi e Prestiti, il fabbisogno di acqua superficiale supera i 7 miliardi di metri cubi all'anno, ma il valore reale resta difficile da determinare perché, secondo i Radicali, nella maggior parte delle aziende agricole mancano ancora misuratori dei consumi e si continua a irrigare prevalentemente con il sistema a scorrimento superficiale.

"Quest'anno la mancanza d'acqua riscontrata è di 3 miliardi e mezzo di metri cubi", ha spiegato Igor Boni, curatore del dossier e presidente di Europa Radicale. Secondo Boni il dibattito sulla costruzione di nuovi invasi rischia di spostare l'attenzione dal vero nodo della questione. "Non siamo contrari ai nuovi bacini, ma oggi quelli piemontesi contengono meno di mezzo miliardo di metri cubi. Anche realizzandone altri si aggiungerebbero soltanto qualche decina di milioni di metri cubi. Dobbiamo cambiare colture e culture".

Nel dossier viene ricordato come circa il 95% dei prelievi di acqua superficiale sia destinato all'irrigazione. La risicoltura, concentrata soprattutto tra Vercellese, Novarese e Alessandrino, viene indicata come la coltura più idroesigente, mentre il mais rappresenta il secondo grande consumatore. Secondo gli estensori del documento il modello agricolo attuale non è più sostenibile in un contesto caratterizzato dall'aumento delle temperature e dalla riduzione della disponibilità idrica.

Tra le proposte avanzate figurano la diffusione dell'irrigazione a goccia e di precisione, la fertirrigazione localizzata, il progressivo superamento dell'irrigazione a scorrimento, la conversione del riso coltivato in sommersione verso tecniche in asciutta dove possibile, pratiche agricole capaci di aumentare la ritenzione idrica dei terreni e un controllo più rigoroso dei prelievi per garantire il rispetto del minimo deflusso vitale dei corsi d'acqua.

Secondo Boni, inoltre, il cambiamento climatico impone una revisione profonda delle politiche agricole regionali. "Tra riso e mais non si regge più davanti alla carenza idrica. L'agricoltura piemontese deve cambiare produzione". Il presidente di Europa Radicale ha ricordato anche come nelle aree montane piemontesi le temperature siano aumentate fino a 2,5 gradi negli ultimi sessant'anni, un incremento superiore alla media globale.

Nel mirino dei Radicali finiscono anche le scelte della Regione Piemonte. Boni ha criticato il tentativo di derogare al principio del minimo deflusso vitale dei corsi d'acqua, definendolo il segnale di una strategia sbagliata. Ha inoltre annunciato che entro la fine di agosto sarà ripresentata in Consiglio regionale una petizione popolare sulle politiche idriche. "Monica Canalis ci ha assicurato che farà il possibile per iscriverla e arrivare alla convocazione di una commissione, perché è un tema assolutamente necessario".

Nel corso dell'incontro è stato anche evidenziato come la somma delle concessioni irrigue rilasciate ai consorzi del Po superi la quantità d'acqua effettivamente presente nel fiume.

Per Silvja Manzi serve un cambio di approccio da parte della politica. "Bisogna immaginare soluzioni, anche impopolari. Non possiamo continuare a inseguire l'emergenza: serve programmare il futuro". Manzi ha sottolineato come lo stesso metodo dovrebbe essere adottato anche su altri temi, citando il sistema carcerario: intervenire solo quando esplode una crisi, ha spiegato, significa arrivare sempre troppo tardi.

Anche Oreste Gallo ha richiamato il ruolo delle istituzioni europee, sostenendo che negli anni la politica comunitaria abbia progressivamente perso la capacità di incidere sulle strutture produttive. Secondo il coordinatore dell'Associazione radicale Adelaide Aglietta, il dibattito sul prossimo quadro finanziario europeo continua a risentire dello stallo sull'agricoltura, frenando gli investimenti necessari ad affrontare una trasformazione ormai inevitabile.

Marco D’Agostino

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A LUGLIO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
SU