Un tessuto produttivo che tiene e dimostra una forte capacità di resistenza, ma che fatica a trovare lo slancio per una vera ripartenza. È la fotografia scattata da Unioncamere Piemonte nel report sulla nati-mortalità delle imprese relativo al secondo trimestre del 2026. Fra aprile e giugno la regione registra un bilancio anagrafico debolmente positivo: le nuove iscrizioni superano le cessazioni, portando il saldo finale a un +1.872 unità, ma il ritmo di crescita complessivo (+0,45%) resta cauto e al di sotto della media nazionale (+0,56%).
A pesare sulla voglia di fare impresa sono i soliti scogli congiunturali: le tensioni geopolitiche internazionali, la pressione sui costi e il lento riassestamento dei tassi di interesse. Fattori che non provocano un'impennata di fallimenti, ma scoraggiano chi vorrebbe aprire una nuova partita Iva.
I numeri del trimestre: 5.708 nuove iscrizioni
Nel dettaglio dei dati camerali, tra aprile e giugno 2026 sono nate in Piemonte 5.708 aziende (41 in più rispetto allo stesso periodo del 2025). Le cessazioni di attività si sono invece attestate a quota 3.836. Il saldo positivo permette allo stock totale delle realtà imprenditoriali piemontesi di salire a quota 416.694 iscritte.
Un andamento in sostanziale continuità con gli anni precedenti (+0,45% nel 2025 e +0,37% nel 2024), che conferma come il sistema economico regionale sia solido nelle sue fondamenta, pur necessitando di una forte scossa per riaccelerare.
"Il secondo trimestre conferma la tenuta del tessuto piemontese, trainato dai servizi e dalle società di capitale. Tuttavia, la cautela che frena le nuove aperture ci indica che serve una scossa di fiducia: dobbiamo accelerare sugli investimenti per la transizione digitale ed ecologica per restituire competitività al territorio", dichiara Gian Paolo Coscia, presidente di Unioncamere Piemonte.
Società di capitale e Servizi fanno da traino
Dall'analisi delle forme giuridiche emerge un quadro a due velocità. A correre con forza sono le società di capitale, il segmento più strutturato, che mette a segno un tasso di crescita del +1,12% (arrivando a rappresentare il 23,1% del totale). Tengono le ditte individuali (+0,35%), che restano la spina dorsale della regione (55,6% delle imprese), mentre scivolano leggermente in territorio negativo solo le società di persone (-0,05%).
A livello di settori economici, il vero motore della ripresa è rappresentato dagli Altri Servizi (+0,97%), che da soli coprono oltre un terzo dell'economia regionale (34,2%). Buoni segnali arrivano anche dal Turismo (+0,77%) e dalle Costruzioni (+0,54%). Molto più timida l'Industria (+0,26%), mentre l'Agricoltura si ferma a un orizzontale +0,01%. Unico comparto in calo è il Commercio, che registra una contrazione dello 0,02%.
Novara e Torino guidano la classifica provinciale
La crescita, seppur contenuta, riguarda tutte le province piemontesi, ma soltanto due riescono a fare meglio della media regionale. A guidare la classifica per tasso di crescita è Novara (+0,63%), seguita a breve distanza da Torino (+0,52%). Il capoluogo, grazie al suo peso specifico che sfiora il 53,2% delle aziende della regione, garantisce la spinta quantitativa più rilevante.
Più staccate le altre realtà territoriali: Cuneo cresce dello +0,40%, Asti dello +0,36% e Vercelli dello +0,35%. In coda alla graduatoria si posizionano Alessandria (+0,26%), il Verbano-Cusio-Ossola (+0,25%) e infine Biella, che chiude la mappa piemontese con un modesto +0,16%.





