Capire tempestivamente come l'apparato circolatorio della madre si adatta alla gestazione può cambiare la gestione dei disturbi della pressione nelle donne in attesa. Su questa premessa si basa lo studio clinico HEART-POCUS dell'Ospedale di Ivrea, nato per verificare se i ginecologi possano effettuare direttamente durante la visita un'ecografia cardiovascolare accurata quanto quella di un cardiologo.
La gravidanza comporta rilevanti modificazioni per il sistema cardiocircolatorio materno, chiamato a sostenere lo sviluppo del feto. Malattie come l'ipertensione gestazionale e la preeclampsia — condizione caratterizzata da un rialzo della pressione arteriosa che richiede uno stretto controllo medico — sono direttamente collegate alle modalità con cui il cuore e i vasi rispondono a questi cambiamenti. Mappare l'emodinamica della paziente consente ai medici di identificare prima i soggetti a rischio e modulare le terapie antipertensive.
Attualmente lo strumento di riferimento per questo tipo di analisi è l'ecocardiografia, un esame ecografico non invasivo. Si tratta tuttavia di un'indagine tradizionalmente demandata allo specialista cardiologo, la cui disponibilità immediata non è sempre garantita nei contesti clinici in cui serve assumere decisioni in tempi brevi.
Da questa esigenza nasce il progetto HEART-POCUS (HEmodynamic Assessment using Real-Time Point-Of-Care UltraSound in Pregnancy), sviluppato dalla struttura di Ginecologia e Ostetricia dell'ASL TO4 diretta da Fabrizio Bogliatto, su proposta del dirigente medico Gianluca Bertschy, in collaborazione con la Cardiologia dello stesso ospedale guidata da Walter Grosso Marra.
La ricerca punta sull'impiego del Point-Of-Care Ultrasound (POCUS), la tecnica ecografica eseguita dal medico direttamente al momento della visita. Pur trovando già applicazione in vari ambiti della medicina, l'uso del POCUS in ginecologia per lo studio della circolazione materna resta ancora poco diffuso. L'obiettivo primario del lavoro è valutare se un ginecologo, sottoposto a una formazione specifica, riesca a stimare i parametri emodinamici con la stessa precisione e riproducibilità di un cardiologo esperto.
Il percorso sperimentale prevede che i ginecologi coinvolti seguano un addestramento teorico-pratico ed effettuino almeno trenta esami sotto la supervisione di ecocardiografisti prima di partecipare alla fase di raccolta dati. Lo studio coinvolge le pazienti dell'Ambulatorio di Medicina Materno-Fetale di Ivrea affette da patologie ipertensive: ogni donna viene esaminata in modo indipendente sia dal cardiologo sia dal ginecologo addestrato, così da paragonare i dati e misurare il livello di concordanza tra le rilevazioni.
Uno degli elementi presi in esame dal progetto riguarda la possibilità di classificare la paziente in base a differenti livelli di rischio cardiovascolare, fornendo un elemento utile alla scelta del trattamento farmacologico antipertensivo.
Qualora i dati confermino la validità della procedura, si ridurrebbero i tempi necessari a definire il quadro clinico della gestante, limitando la necessità di prenotare ed svolgere visite specialistiche separate in reparti diversi. Lo studio si propone di verificare se competenze diagnostiche già esistenti possano integrarsi nella prassi ginecologica senza modificare i percorsi assistenziali già attivi.





