Economia e lavoro - 30 luglio 2026, 15:50

Ex ilva, l’Ona: «conteremo morti per i prossimi cinquant’anni». L’appello delle mamme di Taranto: «basta sacrifici umani»

Ex ilva, l’Ona: «conteremo morti per i prossimi cinquant’anni». L’appello delle mamme di Taranto: «basta sacrifici umani»

L’Avv. Ezio Bonanni denuncia l’emergenza amianto e l’aumento dei mesoteliomi, e i genitori del quartiere Tamburi chiedono che salute, sicurezza e tutela dei bambini vengano prima di ogni trattativa industriale. «La sentenza della Corte di Appello di Milano ha affermato un principio che avrà una rilevanza anche per tutta Italia, e in modo particolare per le regioni del nord, più industrializzate (Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto). Infatti non sarà più possibile proseguire ad inquinare e a violare i diritti anche di coloro che abitano nei dintorni degli stabilimenti. Ci si augura che ora si dia corso alle bonifiche a Taranto, come in altri siti, ove vi è un rischio anche per le popolazioni» - così dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’ONA.

La crisi dell’ex Ilva non riguarda soltanto il futuro produttivo dello stabilimento e la salvaguardia dei posti di lavoro. Al centro restano le conseguenze sanitarie e ambientali subite per decenni dai lavoratori e dalla popolazione di Taranto, in particolare dai residenti del quartiere Tamburi.

Pieno sostegno all’Associazione ‘Genitori Tarantini’ che ha ottenuto un risultato significativo in favore delle popolazioni, in particolare quelle di Taranto. 

L’Osservatorio Nazionale Amianto denuncia la presenza di ingenti quantità di materiali contenenti amianto all’interno dell’area industriale e avverte che gli effetti delle esposizioni continueranno a manifestarsi ancora per molti anni. Alla voce dell’ONA si unisce quella delle mamme e dei genitori tarantini, che chiedono di fermare una lunga stagione di sofferenza e di anteporre la tutela della vita a qualsiasi accordo economico o industriale. 

L’allarme dell’Osservatorio Nazionale Amianto

Secondo quanto denunciato dall’ONA, nell’ex Ilva sarebbero presenti circa due milioni di chilogrammi di amianto, distribuiti nelle tubazioni, nelle pareti interne degli altoforni e in altri impianti industriali.

L’Avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, ha richiamato l’attenzione sui rischi che continuano a gravare sugli operai: «Per gli operai è impossibile azzerare il rischio di intossicazione, anche se indossano la maschera».

La bonifica, secondo L’Avv. Ezio Bonanni, non può essere affrontata con interventi parziali o rinvii. Alla domanda sulla possibilità di completare i lavori in tempi brevi, il presidente dell’ONA ha risposto: «Servirebbe un miracolo o, meglio, una improvvisa assunzione di responsabilità che manca da decenni da parte di Governi di ogni colore».

L’amianto presente negli impianti, infatti, risale in larga parte agli anni in cui il minerale veniva utilizzato per le sue proprietà isolanti e per la capacità di resistere alle elevate temperature. La sua rimozione richiede interventi complessi, programmati e realizzati in condizioni di sicurezza.

L’Osservatorio Nazionale Amianto riferisce di avere rilevato a Taranto una crescita del 400% dei casi di mesotelioma, patologia strettamente collegata all’esposizione alle fibre di amianto.

I tumori rappresenterebbero soltanto la parte visibile di una contaminazione molto più ampia. Le fibre possono essere trasportate anche attraverso gli indumenti dei lavoratori, determinando esposizioni indirette tra i familiari. È sufficiente una quantità minima di amianto per contaminare ambienti estesi e mettere a rischio un numero elevato di persone.

L’Avv. Bonanni ha quindi lanciato un avvertimento netto: «Conteremo morti per i prossimi cinquant’anni». La lunga latenza delle patologie asbesto correlate comporta infatti che le conseguenze delle esposizioni avvenute negli anni passati possano emergere ancora per decenni.

Particolarmente grave è la situazione del quartiere Tamburi, indicato come una delle aree maggiormente esposte alle emissioni e alle polveri provenienti dallo stabilimento. 

La voce delle mamme e dei genitori di Taranto

Alla denuncia dell’ONA si affianca l’appello delle mamme e dei genitori tarantini: «Basta sacrifici umani nella nostra Taranto».

Le famiglie del quartiere Tamburi chiedono che la discussione sul futuro dell’ex Ilva non venga ridotta a una contrapposizione tra occupazione e ambiente. La tutela del lavoro non può essere separata dal diritto alla salute, soprattutto quando sono coinvolti bambini, lavoratori e intere comunità che da anni convivono con l’inquinamento.

Le mamme ricordano le vittime, le malattie e le sofferenze che hanno segnato numerose famiglie della città. Il loro appello è rivolto alle istituzioni affinché assumano decisioni chiare, garantiscano controlli efficaci e impediscano che altri cittadini siano costretti a pagare il prezzo delle attività industriali.
 

Bonifiche e responsabilità nella trattativa

Il tema della bonifica deve diventare prioritario anche nell’ambito delle trattative per la cessione dello stabilimento. Secondo l’ONA, non è accettabile che i costi sanitari e ambientali ricadano ancora una volta sulla collettività.

Le spese per la cura delle patologie tumorali, le conseguenze delle esposizioni professionali e familiari e gli interventi necessari per mettere in sicurezza gli impianti rappresentano una parte essenziale del futuro dell’area industriale.

La vicenda dell’ex Ilva impone quindi una scelta che tenga insieme tutela dell’occupazione, prevenzione, bonifica e protezione della salute pubblica. Le richieste dell’Osservatorio Nazionale Amianto e delle mamme di Taranto convergono su un punto: non possono esserci nuove soluzioni industriali senza la piena garanzia del diritto alla vita e alla sicurezza.

Prosegue l’impegno dell’Osservatorio Vittime del Dovere APS e dell’ONA, Osservatorio Nazionale Amianto APS, con tutto lo staff legale di cui fa parte l’Avv. Veronica Scigliano, l’Avv. Lidiana Belfiore, l’Avv. Giorgia Cicconi, la Sig.ra Francesca Piredda e la Dott.ssa Federica Pacca.

Per poter accedere al servizio gratuito è sufficiente domandare la consulenza con email a: osservatorioamianto@gmail.com oppure scrivere attraverso il sito ONA, ovvero chiamando il numero verde 800 034 294. 

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