"Questo caldo è una scelta politica" è lo slogan che Extinction Rebellion ha proiettato, la notte scorsa, sulla cupola della Mole.
Si tratta dello stesso slogan diffuso con le locandine affisse a inizio luglio in diversi quartieri della città, che stigmatizzavano anche le affermazioni di Ignazio La Russa "Ci abitueremo al caldo caraibico", rimodulato qualche giorno dopo sul Toret di viale Marco Pannella, tinto di verde acido, "Siccità e crisi climatica: il Governo ti lascia a secco". Tre diverse iniziative, un unico messaggio, che fa riferimento alle responsabilità politiche di chi, secondo il movimento, negli anni ha minimizzato la gravità della crisi e ha fatto scelte che vanno in direzione contraria.
Questa volta, allo slogan principale si è aggiunto un secondo messaggio: “Morti, incendi, siccità: chi paga?”. Un riferimento diretto agli effetti delle ondate di calore estremo che nelle ultime settimane stanno colpendo l’Europa.
«Quello che stiamo vivendo oggi è la diretta conseguenza delle scelte politiche degli ultimi trent’anni. Nonostante la comunità scientifica avverta fin dagli anni Novanta dei rischi di un collasso climatico, i governi che si sono succeduti e le grandi multinazionali del petrolio hanno continuato a puntare su un’economia fondata sull’estrazione e il consumo di combustibili fossili, rallentando ogni reale percorso di transizione» commenta ancora Extinction Rebellion. «Questa scelta ci ha portato sull’orlo del baratro. E i governi di oggi, invece di provare a invertire la rotta, stanno premendo il piede sull’acceleratore verso il precipizio, condannando intere comunità a pagare il prezzo di una crisi che non hanno causato».
"L’attuale governo italiano e chi governa la Regione Piemonte ha delle enormi responsabilità nello smantellamento delle norme di contrasto alla crisi ecoclimatica, una scelta politica che ha costi umani ed economici" - sottolinea Extinction Rebellion - "Le persone morte a causa del caldo estremo di questa estate, in Italia, vengono stimate in oltre un migliaio. E sono ingenti i danno alle colture di cereali e all'ortofrutta.La crisi climatica non è un costo futuro, sta colpendo ora gli agricoltori, i lavoratori, le aziende, le famiglie. Chi pagherà questi danni?" chiede Extinction Rebellion.
"Siamo sinceramente preoccupati per la crisi idrica che sta attraversando il Piemonte. I dati del Tavolo siccità sono allarmanti: oltre 70 Comuni serviti da autobotti, 106 ordinanze per il risparmio idrico, un luglio tra i più secchi degli ultimi settant'anni. Per questo apprezziamo la decisione della Regione di dichiarare lo stato di emergenza, passo necessario per intervenire con maggiore tempestività a sostegno dei territori e del comparto agricolo. Proprio per questo, però, ci chiediamo come sia anche solo lontanamente pensabile, in un momento come questo, tornare a parlare di nuove centrali nucleari sul nostro territorio, impianti che richiedono enormi quantità d'acqua per il raffreddamento" così Alberto Unia, consigliere regionale M5S Piemonte.





