Il PEBA - Piano per l'eliminazione delle barriere architettoniche - vedrà la luce a fine 2026. Sarebbe dovuto essere approvato nel 1986, ma Torino è in buona compagnia: poco più della metà dei comuni capoluogo ha già adottato il Piano o una misura analoga, come analizzato a luglio dall'associazione Luca Coscioni, che stima al 15% la percentuale a livello nazionale, considerando tutti i comuni italiani.
Un lungo percorso
Il comune di Torino si è però messo in moto tra il 2022 e il 2023, spinto dalle mozioni dei consiglieri Angelo Catanzaro e Tiziana Ciampolini, e ancora prima con le giunte Fassino e Appendino che avevano posto le basi per iniziare l'iter. Un'azione che è sì prevista per legge da 40 anni ma, guardando ai numeri, non per questo scontata. Come spiegato durante le commissioni consiliari Viabilità e Servizi Sociali di giovedì 30 luglio, il Piano di Torino è da subito diventato più complesso di una "semplice" rimozione delle barriere architettoniche.
"Non si tratta solo di abbattere le barriere - ha spiegato l'assessore alla manutenzione Francesco Tresso - ma di avere una città completamente accessibile, nell'ottica di fruizione e uso della città, frutto di un lungo percorso puntuale dell'amministrazione e degli altri attori coinvolti, partendo dagli stimoli del consiglio comunale".
L'importanza delle passeggiate urbane
Un punto di svolta, secondo il professore del Turin Accessibility Lab del Politecnico Lorenzio Savio, sono state le passeggiate urbane fatte con il disability manager di Torino, durante le quali i progettisti hanno potuto fare esperienza diretta delle difficoltà che quotidianamente vivono le persone con disabilità. "Le passeggiate urbane ci hanno fatto acquisire il giusto grado di sensibilità - ha spiegato Savio -, è stato a quel punto che siamo passati da un piano di abbattimento delle barriere architettoniche a un piano per garantire l'accessibilità in tutte le sue forme".
Il piano entro la fine dell'anno
Dopo aver realizzato quali sono le principali barriere e ostacoli per l'accessibilità in città, il progetto è quindi proseguito con una prima campionatura per terminare con la scrittura di "schede" - come spiegato dalla società Politecna, che ha collaborato alla realizzazione del Piano - che dovranno essere usate dall'amministrazione per realizzare gli interventi in città e risolvere i problemi di accessibilità esistenti.
Le schede si dividono in schede "ambito", che indicano come devono essere le varie zone per risultare accessibili; in schede "intervento", che raccolgono le azioni concrete da poter attuare per risolvere problemi specifici; e schede "soluzioni innovative", cioè approfondimenti di applicazioni tecnologiche nuove che potrebbero essere sviluppate e applicate a particolari problemi.
"Le schede sono linee operative da offrire ai vari servizi della città - ha commentato Tresso -. Il Piano è in fase conclusiva: dopo le prossime fasi di verifica e di confronto - l'8 ottobre incontreremo altre amministrazioni per avere spunti e miglioramenti -, ci sarà l'adozione del Piano entro l'autunno o l'inverno".
Iannò pone il tema dei fondi per manutenzione
"Se mappiamo le barriere architettoniche e poi non abbiamo i soldi per aggiustarle, non serve a niente - ha sottolineato il capogruppo di Torino Libero Pensiero Pino Iannò, che spesso in passato ha presentato interpellanze e documenti per monitorare e richiedere l'eliminazione delle barriere architettoniche in città - Quanto è stato previsto per risolvere i problemi emersi?".
"Da qui in avanti - ha risposto Tresso - ogni investimento fatto avrà la stessa attenzione al tema, tutto ciò che viene investito rispetterà questi criteri di accessibilità. Se dovremo fare un marciapiede, uno stallo di parcheggio o un evento, sappiamo che lo faremo in un certo modo. Già prima, i 32 milioni di Fondazione CRT per la manutenzione delle strade, i fondi Pinqua, il PNRR, sono stati utilizzati con questo criterio".
Un piano anche negli esercizi pubblici
In arrivo anche un piano per provare a migliorare la situazione delle attività in città che non rispettano i criteri di accessibilità: "Avremo un incontro con la presidente di Ascom Torino Maria Luisa Coppa per parlarne, perché non possiamo obbligare i negozi ma potremmo incentivarli, ad esempio dando una certificazione di accessibilità".
Sul quasi traguardo del PEBA, il Disability manager della Città di Torino Antonino Calvano ha espresso soddisfazione, così come i consiglieri Catanzaro e Ciampolini che avevano contribuito ad avviare l'iter del PEBA. "Il sindaco Lo Russo - ha commentato Catanzaro - aveva inserito nel suo programma il tema dell'accessibilità e la città sta continuando a raggiungere quel traguardo. Gli assessori Tresso e Rosatelli stanno facendo quello che ha chiesto il consiglio comunale".
"Il traguardo a cui ci stiamo avvicinando è straordinario - ha concluso Ciampolini -. Il Peba dal 1986 è stato fatto in questa consigliatura e va riconosciuto come risultato portato a terra, considerando anche che si tratta di un piano di accessibilità che è avanzato rispetto al PEBA. Siamo arrivati tardi, ma più avanti".





