Quattrocento detenuti oltre la capienza, celle praticamente tutte piene e ogni mese altri 180-200 ingressi. È la fotografia del carcere Lorusso e Cutugno tracciata dal sindaco di Torino Stefano Lo Russo al termine del sopralluogo effettuato nella struttura penitenziaria torinese.
Il sindaco ha scelto di tornare dietro le mura del carcere anche nel pieno dell'estate, rivendicando la necessità di una presenza che non può essere soltanto simbolica. "È doveroso da parte del sindaco della città venire periodicamente a sincerarsi delle condizioni della struttura penitenziaria", ha spiegato Lo Russo, sottolineando anche la volontà di portare "la solidarietà e la vicinanza della città" al personale che lavora all'interno e ai detenuti.
Ma è soprattutto sulle condizioni della struttura che il sindaco mette l'accento. Il giudizio è netto: il carcere torinese è "assolutamente inadeguato dal punto di vista logistico e dimensionale alla numerosità di oggi dei detenuti e delle detenute".
Il problema dei numeri
Sono circa 400 i detenuti in più rispetto alla capienza nominale. Un sovraffollamento che, nelle parole del sindaco, significa una cosa molto concreta: "Le celle sono di fatto praticamente tutte piene". E il problema non si fermerebbe qui. Perché il carcere continuerebbe ad accogliere nuovi ingressi a un ritmo elevato: mediamente tra 180 e 200 detenuti ogni mese. Numeri che renderebbero ancora più complicata la gestione interna e, soprattutto, la possibilità di separare adeguatamente le persone sulla base delle diverse situazioni.
"Non ci sono le condizioni logistiche per separare questi detenuti nel momento in cui entrano sulla base del reato", osserva Lo Russo. I detenuti vengono quindi assegnati alle celle soprattutto in funzione degli spazi disponibili. E quando gli spazi non ci sono, la possibilità di costruire percorsi detentivi realmente differenziati si riduce drasticamente.
È qui che, secondo il sindaco, emerge proprio dei nodi più delicati: quello dei giovani alla prima detenzione. In alcuni casi, spiega, ragazzi che entrano per la prima volta in carcere finiscono, proprio a causa del sovraffollamento, in celle insieme a detenuti molto più anziani e con una lunga storia criminale alle spalle.
Una convivenza che rischia di andare nella direzione opposta rispetto alla funzione rieducativa della pena. "Questo è un elemento che ulteriormente non aiuta alla rieducazione dei giovani", sottolinea Lo Russo.
Il sopralluogo diventa così anche un messaggio rivolto a Roma. Il sindaco non usa infatti giri di parole quando parla del rapporto tra la situazione reale delle carceri e il dibattito politico nazionale, soprattutto sul tema della sicurezza. "Se ci fosse più consapevolezza da parte della politica nazionale, in particolare di chi si occupa di sicurezza, di qual è la reale situazione delle carceri italiane, forse un pochino meno retorica e un pochino più di azione potrebbero veramente provare a risolvere i problemi", ha concluso Lo Russo.









