Ottenere una diagnosi precisa continua a rappresentare un vero e proprio ostacolo per moltissime persone colpite da una patologia rara, in un panorama scientifico che ne conta ad oggi fino a 9.000 differenti. Nonostante la costante evoluzione delle tecnologie mediche, il percorso diagnostico per un gran numero di pazienti rimane tortuoso e talvolta privo di un esito definitivo, lasciando la malattia senza un nome.
La ricerca globale e il ruolo centrale della sanità torinese
Un nuovo studio internazionale si è focalizzato specificamente sulle malattie rare non diagnosticate, analizzando le difficoltà e gli ostacoli incontrati dai pazienti all'interno di differenti sistemi sanitari nel mondo. L'obiettivo dell'indagine è stato quello di definire le necessità primarie delle persone malate e individuare le azioni da promuovere per garantire un accesso più rapido ai percorsi di cura e diagnosi.
A questo importante progetto scientifico ha preso parte attiva l’ASL Città di Torino, inserita nel contesto del Developing Nations Working Group dell’Undiagnosed Diseases Network International (DNWG-UDNI), la rete mondiale impegnata nello studio delle patologie ancora prive di diagnosi. L'azienda sanitaria torinese ha contribuito all'analisi dei dati raccolti tra i professionisti di 20 Paesi, incrociando gli aspetti organizzativi e assistenziali con gli indicatori economici nazionali, come il PIL pro capite, la spesa sanitaria e l'aspettativa di vita.
I risultati dello studio: un problema diffuso oltre le risorse economiche
Dal quadro emerso dall'indagine spicca un dato di grande rilevanza: ben 19 dei 20 Paesi coinvolti hanno registrato criticità sostanziali nella presa in carico dei pazienti con patologie rare o non diagnosticate. Le problematiche principali riscontrate a livello globale riguardano la difficoltà di accedere a visite specialistiche e la scarsità di centri ad alta specializzazione.
Un elemento chiave evidenziato dalla ricerca riguarda il rapporto con la ricchezza dei singoli contesti: non existe una relazione lineare tra la disponibilità economica di uno Stato e la sua capacità di rispondere ai bisogni dei pazienti. Se da un lato i Paesi a basso reddito mostrano complessivamente più carenze, le difficoltà nell'identificare le malattie rare si presentano con forza anche nelle nazioni economicamente più sviluppate.
Investire in ricerca: l'impegno di Torino nelle reti internazionali
La disponibilità di risorse e la spesa sanitaria pubblica risultano invece determinanti per sostenere la ricerca scientifica dedicata alle malattie prive di nome. Lo studio conferma quindi come la ricerca rappresenti lo strumento fondamentale per aumentare la capacità diagnostica dei sistemi sanitari e offrire risposte concrete.
Dai dati emerge come non esistano ricette uniche: necessario che ogni sistema sanitario costruisca la propria risposta potenziando i registri nazionali, aggiornando le norme sui farmaci orfani e irrobustendo le reti di specialisti. Per la sanità torinese, la partecipazione a questo network internazionale rappresenta un tassello importante che permette di unire forze, dati e competenze su scala globale, accorciando i tempi della ricerca, dando un nome alle malattie di chi è ancora in attesa di diagnosi.





