Chirurgia dell'Anima - 22 agosto 2026, 07:00

Giovani, social e immagine: quando il desiderio di migliorarsi diventa bisogno di uniformarsi

Giovani, social e immagine: quando il desiderio di migliorarsi diventa bisogno di uniformarsi

Nella mia esperienza di chirurgo plastico, negli ultimi anni è cambiato non soltanto ciò che i giovani chiedono, ma soprattutto il modo in cui guardano il proprio corpo. Sempre più spesso il termine di confronto non è più la propria immagine reale, ma quella che appare sullo schermo di uno smartphone. Instagram, TikTok e le altre piattaforme visuali hanno moltiplicato l’esposizione a volti e corpi apparentemente perfetti. Il problema è che quelle immagini sono spesso il risultato di filtri, luci, pose, make-up e ritocchi digitali. A forza di osservarle, ciò che è artificiale rischia di diventare normale e ciò che è normale può cominciare ad apparire imperfetto.

È un fenomeno particolarmente delicato durante l’adolescenza, quando identità, autostima e rapporto con il corpo sono ancora in costruzione. Una revisione sistematica pubblicata nel 2024, condotta su 25 studi e oltre 13mila partecipanti, ha evidenziato un’associazione tra utilizzo dei social, insoddisfazione per la propria immagine e maggiore propensione a prendere in considerazione procedure estetiche. Da medico, è proprio questo l’aspetto che considero più importante. La chirurgia plastica e la medicina estetica possono essere strumenti preziosi quando esiste un’indicazione corretta e una richiesta consapevole. Non devono però diventare il mezzo attraverso il quale inseguire il volto del momento.

Oggi può capitare che un giovane arrivi dal medico non chiedendo semplicemente di migliorare una caratteristica che vive con disagio, ma mostrando sul telefono il viso di un influencer o persino una propria fotografia modificata da un filtro. La richiesta implicita diventa: «Vorrei essere così». In questi casi il compito del chirurgo non è soltanto saper operare. È soprattutto saper ascoltare, comprendere le motivazioni e, quando necessario, saper dire di no. Un intervento modifica un volto o un corpo reale: non può e non deve promettere la perfezione digitale di un’immagine costruita.

Non sorprende quindi che diversi governi abbiano iniziato a interrogarsi sull’accesso dei minori ai social. L’Australia ha introdotto dal dicembre 2025 restrizioni per gli under 16, mentre in Europa diversi Paesi stanno discutendo o sperimentando limiti, sistemi di verifica dell’età e maggiori responsabilità per le piattaforme. Il dibattito resta aperto perché alla tutela dei minori si affiancano questioni di privacy e libertà individuale. Limitare l’accesso può essere uno strumento, ma non basta. Serve soprattutto educazione all’immagine: spiegare ai ragazzi che quello che vedono online non sempre corrisponde alla realtà e che la diversità dei volti e dei corpi non rappresenta un difetto da correggere.

La buona chirurgia plastica non dovrebbe uniformare le persone a un modello. Dovrebbe, quando realmente necessario, aiutarle a stare meglio conservandone proporzioni, caratteristiche e identità. Perché il vero rischio non è che i giovani desiderino essere più belli. È che, osservando continuamente una bellezza artificiale e standardizzata, finiscano per non riconoscere più la bellezza della propria individualità.

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Luca Spaziante 

Chirurgo Plastico

Dirigente Medico SCU Chirurgia Plastica Ricostruttiva - AOU Città della Salute e della Scienza, Coordinatore degli ambulatori di Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica - GVM Clinica Santa Caterina, Torino, Direttore Scientifico - Art Beauty Clinic, Membro del Comitato Tecnico Scientifico - ACTO Italia e ACTO Piemonte.

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