Sanità - 04 settembre 2026, 11:25

Grave emorragia interna dopo un malore, 77enne salvato al pronto soccorso

Operato per la rottura dell'arteria splenica, l'anziano è guarito ed è già stato dimesso a casa

Grave emorragia interna dopo un malore, 77enne salvato al pronto soccorso

Ci sono situazioni in cui la differenza tra la vita e la morte si gioca su una manciata di minuti e sulla precisione con cui la macchina dei soccorsi sa mettersi in moto. È quanto accaduto nei giorni scorsi al pronto doccorso dell’ospedale di Susa, dove un paziente di 77 anni è giunto a seguito di ripetuti episodi sincopali. Un quadro clinico drammatico, rivelatosi presto un’emergenza ad alto rischio per la rottura di un aneurisma dell’arteria splenica.

La diagnosi lampo

I primi accertamenti diagnostici, e in particolare una Tac eseguita tempestivamente, hanno permesso di individuare senza esitazioni una massiva emorragia interna causata dalla lesione del vaso sanguigno: una patologia rara e spesso fatale. Il paziente, arrivato in sala operatoria in condizioni di severa instabilità emodinamica e a un passo dal collasso, è stato sottoposto a una splenectomia d’urgenza. L'operazione ha consentito di arrestare l'emorragia e di stabilizzare i parametri vitali.

I volti del lavoro di squadra

L'operazione è stata guidata dal Direttore della Chirurgia, Massimiliano Caccetta, affiancato dai medici Simone Birolo, Christian Mosca ed Emanuele Sibilla. Fondamentale l'apporto dell'équipe di Anestesia e Rianimazione diretta da Luca Sivera e del personale di sala coordinato da Angelo Cincotta. Dopo tre giorni trascorsi sotto stretto monitoraggio in Terapia Intensiva, il paziente è stato trasferito in degenza ordinaria prima di essere dimesso, ad appena una settimana dall'intervento, in ottime condizioni generali.

Caccetta: "In emergenza non esistono individualismi"

Un successo che testimonia il progressivo consolidamento della Chirurgia di Susa nella risposta alle urgenze, sotto la guida del dottor Caccetta, giunto alla testa del reparto circa un anno e mezzo fa. "Il risultato ottenuto è il frutto esclusivo di un lavoro d'insieme", sottolinea il primario. "In emergenza non esiste il singolo professionista: chirurghi, anestesisti, rianimatori e infermieri lavorano come un'unica entità. Dimostriamo che anche un presidio di dimensioni contenute può garantire standard di eccellenza".

Redazione

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