Economia e lavoro - 09 settembre 2026, 11:06

L’inglese che chiedono le aziende torinesi (e come recuperarlo da adulti senza tornare sui banchi)

Ogni settembre a Torino succede la stessa cosa: riaprono le selezioni.

L’inglese che chiedono le aziende torinesi (e come recuperarlo da adulti senza tornare sui banchi)

Le aziende dell’automotive e dell’aerospazio che cercano tecnici e impiegati, gli alberghi e i ristoranti che si organizzano per la stagione degli eventi autunnali, gli studi professionali in cerca di una segretaria, i negozi del centro che assumono per le feste. Annunci diversi per settore, mansione e stipendio, ma con una riga che ricorre in quasi tutti, spesso messa lì senza enfasi: «buona conoscenza della lingua inglese».

Per molti candidati è la riga che decide se mandare il curriculum o lasciar perdere. E il punto è che di solito l’inglese non manca del tutto: quasi tutti lo hanno studiato a scuola per otto o dieci anni. Mancano due cose più sottili. La sicurezza di usarlo davvero, in una telefonata o in una mail con un fornitore straniero, e un pezzo di carta recente che lo dimostri a chi fa le selezioni e legge i curriculum in trenta secondi.

Un problema che le imprese conoscono bene

I numeri raccontano un mercato del lavoro che fatica a incontrare le persone giuste. Secondo il rapporto «La domanda di professioni e di formazione delle imprese italiane nel 2025» del Sistema informativo Excelsior di Unioncamere, le imprese hanno programmato per il 2025 poco più di 5,8 milioni di entrate e quasi una su due, il 47 per cento, è considerata di difficile reperimento. La causa principale è la mancanza di candidati, ma una quota non trascurabile riguarda l’inadeguatezza delle competenze: persone che si presentano, ma senza quello che serve. Tra le competenze trasversali che l’indagine misura ogni anno c’è proprio la capacità di comunicare in una lingua straniera con clienti, fornitori e colleghi.

Torino, da questo punto di vista, è una città che ha cambiato pelle più in fretta di quanto si dica. Il Politecnico è tra gli atenei italiani con la quota più alta di studenti internazionali, il turismo straniero è cresciuto anno dopo anno, la filiera dell’aerospazio lavora in inglese per definizione, e persino i grandi eventi sportivi e culturali che la città ospita portano in centro un pubblico che al bar ordina in un’altra lingua. Chi lavora a contatto con il pubblico, o dentro un’azienda che esporta, l’inglese lo incontra tutti i giorni, non solo nell’annuncio.

Che cosa vuol dire davvero «buona conoscenza»

Il primo errore di chi vuole rimettersi in pari è puntare troppo in alto, o troppo in basso. «Buona conoscenza» in un annuncio per un impiego amministrativo, un ruolo commerciale o un lavoro nell’accoglienza significa quasi sempre un livello intermedio, il B1 o il B2 della scala europea: capire una mail di lavoro senza il traduttore, sostenere una conversazione al telefono senza panico, scrivere una risposta chiara anche se non elegante. Non serve il vocabolario di un traduttore letterario, e nessuno chiede l’accento di Londra. Serve la lingua da lavoro, che è un insieme ristretto di situazioni ricorrenti e per questo si può recuperare in pochi mesi.

Il secondo errore è ripartire da zero. Chi ha fatto le superiori ha già dentro la grammatica di base e qualche migliaio di parole: sono addormentate, non perdute. Il lavoro da fare è di riattivazione, e la riattivazione premia la costanza sulla quantità. Venti minuti al giorno per tre mesi valgono più di un fine settimana intensivo seguito da un mese di silenzio.

Tre mosse concrete per chi riparte da adulto

La prima è misurarsi con onestà. Prima di iscriversi a qualunque cosa, un test di livello, anche gratuito, dice da dove si parte davvero e risparmia settimane di esercizi troppo facili o troppo difficili. Chi scopre di essere un A2 solido non deve vergognarsene: è la base giusta per arrivare al B1 in un semestre.

La seconda è scegliere una forma di studio compatibile con una vita adulta. I corsi serali comunali e gli scambi linguistici funzionano bene per chi ha orari regolari; per chi lavora su turni o ha figli, la formazione online ha il vantaggio di adattarsi ai buchi della giornata, il tragitto in metropolitana compreso. Oggi esistono percorsi come il corso di inglese online con certificato di Accademia Domani, pensati per adulti che ripartono dalle basi e chiusi da un esame con un attestato verificabile, che si può mettere nel curriculum e che un selezionatore può controllare con il telefono in pochi secondi. Il criterio di scelta, qualunque sia la scuola, è sempre lo stesso: un programma che lavori sulle situazioni reali, non sulle liste di verbi irregolari, e una verifica finale seria.

La terza è usare la lingua prima di sentirsi pronti. Le serie in lingua originale con i sottotitoli in inglese, e non in italiano, sono l’allenamento più economico che esista; i podcast durante i lavori di casa, la mail al fornitore scritta da soli e poi ricontrollata, la chiacchierata con il turista che chiede indicazioni in piazza Castello. L’inglese da lavoro si impara facendolo, e a Torino le occasioni per farlo non mancano più.

Il certificato è il biglietto, la pratica è il viaggio

Vale la pena dirlo con chiarezza, perché sul tema circolano promesse di ogni tipo: nessun corso trasforma un principiante in un madrelingua, e nessun attestato sostituisce una conversazione andata bene al colloquio. Ma nella realtà delle selezioni, dove un curriculum viene scartato o tenuto in pochi secondi, quella riga sull’inglese con accanto una data recente e un certificato verificabile fa passare il primo filtro. Il resto, cioè la sicurezza di parlare, arriva con la pratica quotidiana. Per chi cerca lavoro a Torino quest’autunno, rimettere in moto l’inglese che si aveva a scuola è probabilmente l’investimento con il miglior rapporto fra tempo speso e porte che si aprono.







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