La dodicesima edizione di Opera Viva Barriera di Milano, il Manifesto - il progetto di arte urbana ideato da Alessandro Bulgini e prodotto da Flashback - continua a tracciare altre rotte nell’immaginario della navigazione a vela e nelle sue stratificazioni simboliche. La nuova immagine riapre quella che per Opera Viva è sempre stata una finestra sull’altrove, un’apertura verso luoghi, tempi, storie che risuonino nel presente.
Il terzo manifesto porta la firma di Fabio Bucciarelli, fotoreporter impegnato da oltre quindici anni nella documentazione di fatti di cronaca mondiale e delle loro conseguenze sociali e umanitarie. La sua immagine ci porta a rivivere un momento preciso del passato recente: è il 28 novembre 2025 quando studenti e studentesse universitarie, cittadini e cittadine, ma soprattutto lavoratori e lavoratrici portuali (in prima linea in tutta Italia, in particolare a Genova con il collettivo CALP e a Livorno) si mobilitano via terra e via mare contro il genocidio palestinese, per bloccare i varchi doganali e impedire il transito di navi cargo e armamenti verso Israele. Bandiere della Palestina sventolano sul porto di Genova, un grande striscione recita “No port for Genocide”. Ancora la vela, ancora sumud, ancora resistenza.
Chi ha attraversato le piazze e i numerosi presidi per Gaza, avrà percepito l’impatto delle proteste per la Palestina: la sensazione precisa che sia diventata una cassa di risonanza potente, una lente capace di riflettere forme di oppressione diverse ma con una radice comune. E che portarne testimonianza significhi rappresentare lotte dapprima separate ora confluite in un unico movimento internazionale, che parte dal genocidio in corso e si allarga oltre; perché ci parla di diritti e libertà civili, di solidarietà tra i popoli. In sintonia con il tema dell’edizione IN TIME di Opera Viva, Il Manifesto, in questo attraversamento di epoche e linguaggi non solo della storia dell’arte ma anche della storia dell’umanità, la vela è presenza tangibile di un sentire collettivo - di un’azione politica e poetica. Non a caso gli attivisti e le attiviste della Global Sumud Flotilla hanno scelto di navigare verso Gaza con piccole imbarcazioni a vela, lo scorso settembre. Hanno scelto il mare, l’ignoto, il rischio come spazio di mobilitazione. Allo stesso modo il Manifesto, quel varco che connette l’altrove a Piazza Bottesini, abita il presente e l’opera di Bucciarelli non ci restituisce un mero fatto di cronaca, ma diventa testimonianza di un tempo che ci appartiene, che ha il dovere di scuoterci, di tenere fisso lo sguardo sugli accadimenti del mondo.





