I campi, i vigneti e persino i giardini della provincia di Torino provano a difendersi dall'invasione devastante della Popillia japonica. Coldiretti Torino ha infatti lanciato un progetto pilota di lotta biologica in Canavese, l'area attualmente più colpita dall'insetto asiatico. Dopo i tentativi fallimentari o invasivi con reti e insetticidi chimici, la nuova strategia punta tutto sull'utilizzo di un microscopico verme "killer", l'Heterorhabditis bacteriophora, per eliminare le larve sottoterra prima che in primavera si trasformino in adulti pronti a divorare i raccolti.
Il progetto, finanziato dalla Camera di Commercio di Torino, vede la partecipazione di 10 aziende agricole locali distribuite su 77,5 ettari di terreno tra Caluso, Vische, Barone Canavese, Orio, Foglizzo e Mazzè. L'operazione arriva nel momento di massima vulnerabilità dell'insetto: a settembre le larve, presenti con densità record (oltre 200 per metro quadro), si nutrono delle radici del prato prima del letargo invernale. Con una distribuzione di circa 2,5 miliardi di nematodi riattivati in acqua per ettaro, l'obiettivo è eradicare una minaccia stimata in oltre 160 milioni di futuri coleotteri solo nell'area del test, mettendo in sicurezza la produzione del celebre Erbaluce di Caluso DOCG e fornendo un modello ecologico per tutta la comunità.
Micro-vermi contro il coleottero asiatico: ecco come funziona il metodo biologico
L'Heterorhabditis bacteriophora è un nemico naturale e mirato della Popillia. Una volta spruzzato sul terreno previamente irrigato e sfalciato, il nematode penetra nel suolo alla ricerca delle larve, parassitandole e uccidendole in breve tempo. Il metodo è del tutto innocuo per l'uomo, per le piante e per gli altri insetti utili, ed è ufficialmente ammesso nei disciplinari dell'agricoltura biologica. Non richiedendo limitazioni fitosanitarie, la tecnica si candida a diventare uno strumento di difesa scalabile non solo per gli agricoltori, ma anche per i Comuni e i privati che combattono l'insetto nei parchi e nei giardini urbani.
L'alleanza tra agricoltori e istituzioni: «In gioco la sopravvivenza del nostro vino»
"Questo progetto interessa non solo l’economia agricola, ma vuole trovare una soluzione a disposizione di tutta la comunità", spiega Bruno Mecca Cici, presidente di Coldiretti Torino, sottolineando come l'infestazione abbia ormai travalicato i confini dei campi per colpire anche i balconi e le aree verdi della città. Un allarme condiviso da Lorenzo Simone, presidente del Consorzio di Tutela dei vini Caluso, Carema e Canavese, che parla di un vero e proprio "flagello" capace di distruggere interi vigneti e ridurre drasticamente la produzione negli ultimi due anni.
Sulla stessa linea il presidente della Camera di Commercio di Torino, Massimiliano Cipolletta: "Abbiamo sostenuto la sperimentazione per dare risposte concrete alle imprese vitivinicole. La Popillia mette a rischio la sopravvivenza di un'eccellenza agroalimentare come l'Erbaluce, patrimonio del nostro sistema territoriale". Nelle prossime settimane prenderanno il via i campionamenti post-intervento per verificare l'efficacia sul campo di questa innovativa "arma verde".






