Economia e lavoro - 19 settembre 2026, 07:05

Rischio caporalato nei campi, la "manifatturiera" Torino sui livelli di Cosenza

Le stime sono delle "Brigate del lavoro" 2026, che hanno analizzato la condizione di chi opera nel settore agricolo: il tasso nel capoluogo piemontese sfiora quello della città calabrese

Anche Torino conosce la piaga del lavoro irregolare nei campi

Anche Torino conosce la piaga del lavoro irregolare nei campi

Un tasso di irregolarità che a Torino oscilla tra il 36 e il 38%, andando a sfiorare le cifre che - sullo stesso tema - si registrano a Cosenza. E' questo uno dei dati più sorprendenti dell'ultima ricerca diffusa dalle Brigate del Lavoro 2026. Un'iniziativa legata all'attività della Flai Cgil che vuole investigare (e vigilare) sulla condizione di chi opera nel settore primario in Italia.

Cifre sorprendenti

Una cifra sorprendente, almeno per due motivi. Il primo è socio-economico: storicamente Torino è dipinta come la metropoli manifatturiera per eccellenza, la culla dell'automobile e - oggi - dell'aerospazio. Eppure il settore primario esiste (e resiste) anche qui, all'ombra della Mole. Ma lascia spazi preoccupanti a zone d'ombra e di illegalità. 
L'altro motivo, appunto, è di natura "legale": proprio Torino, rappresentante del Nord Ovest economico avanzato, non è identificata immediatamente con irregolarità diffuse nel mondo del lavoro. Eppure, la stima fatta dagli esperti (su dati Istat risalenti a marzo 2026) dice altro.

A Cuneo va meglio

Va meglio a Cuneo, provincia decisamente più agricola, dove la stima oscilla tra il 18 e il 20%, mentre Napoli si muove sopra il 44% e Caserta sopra il 49. E se i valori assoluti sono più contenuti rispetto ad altri territori del Centro-Sud, è proprio nell'incidenza dell'irregolarità che Torino si ritrova - suo malgrado -  a fare notizia.

Per quanto riguarda gli infortuni sul lavoro nei campi, invece, Torino tra il 2020 e il 2024 ne ha registrati 1441, mentre quelli gravi sono stati 494 (il 34,3%). 

"Non siamo immuni"

"Non siamo immuni dal fenomeno dello sfruttamento in agricoltura - dice Giorgio Airaudo, segretario generale della Cgil Piemonte - e anche il cambiamento climatico, con le sue condizioni estreme, rende più ricattabili generando casi di caporalato e violenze. Si fa fatica ad ampliare un modello Saluzzo che spesso viene indicato come esempio, ma non basta tesserne le lodi: serve residenzialità e sostegno per le persone che lavorano, sottraendole al caporalato. Siamo in un ritardo clamoroso e il governo Meloni non se la può cavare con il bollo auto".

Massimiliano Sciullo

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