Sanità - 21 settembre 2026, 14:26

Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, in Piemonte una sfida da oltre 200 mila persone

Stati Generali, dalla Rete una proposta per stabilizzare il percorso: più personale, strutture intermedie e continuità tra minori ed età adulta

Foto d'archivio

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Dalla positiva esperienza del primo webinar di preparazione agli Stati Generali dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione in Piemonte, tenuto a giugno con il coinvolgimento di tutti i servizi regionali interessati, emergono alcuni punti chiave per consolidare e rendere stabile il percorso. Tra le priorità indicate dagli Stati Generali del 21 e 22 settembre di Torino, organizzati dall’ASL Città di Torino e Motore Sanità, presso l’NH Collection Torino Santo Stefano, c’è innanzitutto la stabilizzazione delle risorse professionali attive sulla rete, attraverso una spinta congiunta di istituzioni, servizi, associazioni e operatori. L’obiettivo è evitare il rischio di interruzioni e disparità territoriali, superando la logica degli incarichi brevi e della mancata fidelizzazione di personale esperto.

Accanto alla continuità delle équipe, viene indicata la necessità di potenziare le strutture di ricovero e sviluppare situazioni intermedie di residenzialità e semiresidenzialità, insieme a servizi come i pasti assistiti, per garantire una presa in carico più articolata e rispondente ai diversi bisogni.

Un altro punto centrale riguarda la transizione dall’età minorile all’età adulta, per la quale si propone di lavorare a livello nazionale e regionale su protocolli specifici, condivisi e di rapida attivazione, così da evitare interruzioni nella continuità assistenziale proprio in una fase particolarmente delicata del percorso.

Infine, la proposta punta a promuovere una valutazione multidimensionale degli esiti, a livello nazionale e regionale, che non si limiti agli aspetti sanitari in senso stretto, ma consideri anche la dimensione sociale, riabilitativa e la qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie.

Il quadro che emerge – spiega Andrea Pezzana, Direttore della Struttura Complessa di Nutrizione Clinica dell’ASL Città di Torino - è quindi quello di una rete da consolidare attraverso continuità delle professionalità, maggiore articolazione dei servizi, percorsi più fluidi tra le diverse fasi della vita e una valutazione degli esiti capace di misurare realmente l'impatto della presa in carico sulla vita delle persone e delle famiglie. È questo il salto di qualità che il Piemonte deve compiere».

«In Piemonte abbiamo compiuto due passi avanti importanti – spiega Federico Riboldi, Assessore alla Sanità Regione Piemonte -. Il primo è l’introduzione dello psicologo delle cure primarie, attraverso un finanziamento milionario che assegniamo ogni anno e che ci permette di intervenire il più precocemente possibile. Il secondo è la rete multidisciplinare che abbiamo costruito: dalla sua attivazione siamo riusciti a ridurre i tempi di attesa per la presa in carico da otto mesi a 45 giorni. La direzione è quindi quella di essere rapidi nell’individuare il problema e altrettanto rapidi nel fornire una risposta». Per quanto riguarda l’individuazione precoce, Riboldi sottolinea «Attraverso il lavoro della medicina generale, dello psicologo delle cure primarie, che abbiamo rifinanziato anche quest’anno, e delle attività di educazione nei territori, nelle scuole, negli oratori e nei luoghi di socialità, dobbiamo riuscire a intercettare il prima possibile l’insorgenza del disturbo nelle ragazze e nei ragazzi».

«Rispetto ai disturbi della nutrizione e dell’alimentazione – prosegue Carlo Picco, Direttore Generale ASL Città di Torino abbiamo, in questo momento storico, una grande opportunità a Torino. Possiamo contare sulla nostra rete di 16 Case di Comunità della città, tutte certificate entro maggio 2026 e quindi pienamente operative, dove prestano servizio anche i medici di medicina generale e dove il personale infermieristico ha trovato la propria collocazione. Questo sistema, che abbiamo avviato di recente, potrà consentirci di integrare maggiormente la medicina interna all’interno della nostra rete territoriale, intercettare prima i pazienti e, di conseguenza, accorciare i tempi».

NUMERI ALLARMANTI IN PIEMONTE

Sono oltre 200 mila le persone che, secondo le stime epidemiologiche regionali, convivono in Piemonte con una forma di disturbo della nutrizione e dell’alimentazione. Un fenomeno che negli ultimi anni ha visto crescere le richieste di cura e anticiparsi l’età di esordio, fino a coinvolgere anche infanzia e pre-pubertà, con quadri clinici sempre più complessi.

I dati sono allarmanti. Tra le forme più gravi, la prevalenza stimata è dello 0,5% per l’anoressia nervosa e dell’1,2% per la bulimia nervosa, valori che corrispondono indicativamente a circa 20 mila persone con anoressia e oltre 40 mila con bulimia, considerando le diverse fasi di malattia e i differenti livelli di gravità. Per l’anoressia nervosa, la stima regionale indica inoltre almeno 8-9 nuovi casi ogni 100 mila donne all’anno e, considerando l’intera popolazione, circa 431 nuovi casi attesi ogni anno. Secondo le stime riportate dalla Regione, circa il 30% dei casi può richiedere cure ospedaliere intensive, mentre nel 40% dei casi può essere necessario più di un ricovero.

La sfida riguarda anche l’età di esordio. La Regione segnala infatti una crescita delle richieste di cura, un anticipo dell’insorgenza fino all’infanzia e alla pre-pubertà e una maggiore complessità dei quadri clinici all’esordio, con una crescita della presenza maschile rispetto al passato.

UNA RETE CHE DEVE DIVENTARE UN PERCORSO

I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione intrecciano aspetti clinici, psicologici, psichiatrici, familiari e sociali e richiedono una presa in carico multidisciplinare. Il Piemonte ha già costruito una rete articolata, dal territorio ai servizi specialistici, dall’ospedale alla riabilitazione e alle comunità terapeutiche, ulteriormente potenziata dal Piano Socio-Sanitario Regionale 2025-2030, che indica tra le priorità il miglioramento dell’accesso, il rafforzamento della presa in carico multidisciplinare e lo sviluppo della rete ambulatoriale territoriale specializzata.

La sfida ora è fare in modo che questa rete funzioni come un unico percorso, evitando frammentazioni e interruzioni, soprattutto nei passaggi più delicati, come quello dall’età evolutiva all’età adulta. Per questo non basta avere servizi e professionisti specializzati: occorre che le competenze dialoghino, condividano linguaggi e lavorino dentro lo stesso progetto assistenziale.

comunicato stampa

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