L’Europa potrebbe trasformare più scoperte scientifiche in nuove tecnologie, prodotti e imprese modificando il modo in cui finanzia l’innovazione e sostiene i ricercatori, secondo un nuovo Policy Forum pubblicato su Science.
Il paper, Enhancing Europe’s Competitiveness by Empowering Researchers as Innovators, propone un percorso più continuo dalla ricerca fondamentale alla commercializzazione, procedure di finanziamento più semplici e un maggiore riconoscimento dell’imprenditorialità all’interno delle università. Sostiene che persistenti ostacoli istituzionali e nei meccanismi di finanziamento impediscono all’eccellenza scientifica di generare pienamente il proprio impatto economico e sociale.
Il lavoro è un’iniziativa di INPACT!, una rete nata nel 2023 che riunisce oltre 120 ricercatori-innovatori provenienti da più di 20 Paesi dello spazio europeo della ricerca, principalmente ricercatori finanziati dallo European Research Council (ERC). Per quanto riguarda le istituzioni italiane, hanno contribuito i ricercatori e le ricercatrici del Politecnico di Torino, della Scuola IMT Alti Studi Lucca, dell’Università Bocconi, del Politecnico di Milano e dell’Istituto Italiano di Tecnologia.
Il lavoro combina l’esperienza diretta dei ricercatori con l’analisi economica dei programmi europei di finanziamento, per individuare riforme che potrebbero rafforzare la capacità dell’Europa di tradurre la ricerca in innovazione.
Collegare ricerca e innovazione
L’analisi si concentra su Horizon Europe, il programma dell’Unione europea per la ricerca e l’innovazione per il periodo 2021–2027. Gli autori sostengono che i finanziamenti rimangano frammentati e che le scoperte con potenziale commerciale possano incontrare discontinuità amministrative tra i finanziamenti Proof of Concept dello European Research Council (ERC), che aiutano i ricercatori a esplorare le applicazioni pratiche, e i programmi dello European Innovation Council (EIC) che sostengono lo sviluppo tecnologico e la crescita delle imprese.
Una delle principali proposte è affidare all’EIC la governance dei finanziamenti ERC Proof of Concept, creando un percorso più continuo dalla scoperta scientifica allo sviluppo tecnologico e alla commercializzazione. Secondo gli autori, ciò potrebbe ridurre le valutazioni ripetute, semplificare i passaggi tra i programmi e rendere il sostegno più prevedibile per ricercatori e investitori.
“L’Europa dispone di uno straordinario talento scientifico, ma troppo spesso perdiamo slancio tra la scoperta e l’applicazione. Abbiamo bisogno di un percorso più continuo che consenta alle idee promettenti di passare dalla ricerca fondamentale a tecnologie, imprese e soluzioni capaci di generare impatto economico e sociale”, afferma Dario Polli, professore al Politecnico di Milano e uno degli autori principali del Policy Forum.
Il Policy Forum propone inoltre di rafforzare il sostegno all’innovazione ad alto rischio nelle fasi iniziali. I finanziamenti annuali complessivi per i programmi EIC Pathfinder e Transition ammontano attualmente a circa 500 milioni di euro, mentre la loro capacità di gestione dei programmi rimane limitata rispetto alle agenzie per la ricerca avanzata degli Stati Uniti. Gli autori raccomandano di riallocare risorse verso l’innovazione radicale e di attribuire ai responsabili di programma indipendenti una maggiore autorità nel guidare i progetti promettenti.
“L’Europa è intrappolata in una trappola delle tecnologie intermedie: siamo specializzati in settori maturi come l’automotive e i macchinari industriali, mentre settori di frontiera come l’IA e le biotecnologie rimangono troppo piccoli. Per rafforzare la competitività e l’autonomia strategica dell’Europa, dobbiamo ricostruire il percorso dalla scoperta scientifica al mercato, finanziando le idee migliori e mettendo ricercatori e innovatori nelle condizioni di trasformare le scoperte di oggi nelle industrie ad alta tecnologia di domani”, afferma Giorgio Presidente, ricercatore presso l’Institute for European Policymaking dell’Università Bocconi.
Procedure più semplici e sostegno ai progetti eccellenti non finanziati
Gli autori sostengono inoltre che le candidature ai finanziamenti europei dovrebbero essere più brevi e valutate più direttamente sulla sostanza dell’idea e sul suo potenziale utilizzo.
Propongono che le agenzie nazionali di finanziamento assumano impegni pluriennali per sostenere i progetti eccellenti che superano con successo la valutazione europea ma non possono essere finanziati con il budget UE disponibile, estendendo l’approccio già utilizzato attraverso il Seal of Excellence.
“I governi nazionali potrebbero valutare come valorizzare il rigoroso processo di selezione dell’UE, sostenendo i progetti di alta qualità che hanno ottenuto il Marchio di Eccellenza ma non sono stati finanziati a causa di vincoli di bilancio. Questo sostegno potrebbe assumere forme diverse e consentirebbe di indirizzare le risorse nazionali verso idee eccellenti e pronte a ricevere investimenti, senza duplicare inutilmente le procedure di valutazione”, dichiara Valentina Cauda, professoressa al Politecnico di Torino e coautrice dello studio.
Le università devono riconoscere i ricercatori come innovatori
Riformare i finanziamenti europei da solo non sarà sufficiente, sostengono gli autori. Anche le università e gli uffici di trasferimento tecnologico devono creare condizioni nelle quali i ricercatori possano dedicarsi all’innovazione senza essere costretti a scegliere tra la carriera accademica e l’imprenditorialità.
Il Policy Forum raccomanda un maggiore riconoscimento dell’imprenditorialità nelle carriere accademiche, una migliore gestione della proprietà intellettuale e percorsi più chiari verso brevetti, partnership industriali e spin-off, insieme a un migliore accesso al mentoring e alle competenze imprenditoriali.
Queste riforme, sottolineano gli autori, non risolverebbero da sole i più ampi vincoli europei legati al venture capital, alla regolamentazione e alla crescita delle imprese. Tuttavia, un sistema più coerente, capace di collegare ricerca scientifica, sviluppo tecnologico e imprenditorialità, potrebbe aiutare l’Europa a generare maggiore valore economico e sociale a partire dalla propria base di ricerca.
“Per trasformare un maggior numero di scoperte scientifiche in nuove tecnologie, prodotti e servizi che raggiungano il mercato, sarebbe utile disporre nelle nostre istituzioni di un percorso più chiaro, con passaggi ben definiti, tempistiche prevedibili e procedure semplificate. Rendere l’intero processo più semplice da seguire potrebbe consentire a un maggior numero di noi di trasformare la conoscenza in soluzioni per la società. Credo fermamente che abbracciare l’innovazione possa dare nuovo slancio alle nostre carriere, rimodellare il modo in cui affrontiamo il nostro lavoro e consentirci di svolgere un ruolo strategico nel rafforzare la competitività globale dell’Europa, affrontando al contempo bisogni sociali ancora insoddisfatti”, afferma Amanda Silva Brun, direttrice di ricerca presso il CNRS e una delle autrici principali del Policy Forum.
Il Policy Forum
Enhancing Europe’s Competitiveness by Empowering Researchers as Innovators è pubblicato come Policy Forum su Science. L’articolo è stato sottoposto a revisione paritaria esterna e a revisione del testo prima dell’accettazione.
Il paper è un’iniziativa di INPACT!, una rete europea di ricercatori-innovatori creata per condividere esperienze, individuare gli ostacoli alla commercializzazione della ricerca e contribuire con proposte al rafforzamento dell’ecosistema europeo della ricerca e dell’innovazione.





