La seconda Commissione, presieduta da Mauro Fava, ha espresso a maggioranza parere preventivo favorevole sui criteri stabiliti dalla Giunta per l’espropriazione per pubblica utilità di alloggi in cattivo stato di conservazione e collegati a condotte di reato dei proprietari, tra cui l’autoriciclaggio.
La misura, illustrata dall’assessore Maurizio Marrone, è prevista dall’articolo 22 ter della legge regionale sull’edilizia sociale e punta a contrastare il degrado abitativo e recuperare immobili da destinare all’edilizia sociale.
L’esproprio potrà essere avviato solo in presenza di tre condizioni: una sentenza o un decreto definitivo di condanna del proprietario per i reati previsti dalla legge, un collegamento tra il reato e l’immobile e la certificazione del Comune sullo stato di conservazione scadente dell’alloggio.
Le procedure saranno affidate alle Agenzie territoriali per la casa (Atc) competenti, che diventeranno proprietarie degli immobili al termine dell’esproprio. Prima di intervenire dovranno essere valutati il fabbisogno abitativo della zona e la sostenibilità economica dell’operazione, compresi i costi dell’indennizzo e della ristrutturazione.
Le Atc, come illustrato, dovranno seguire l’intero procedimento previsto dalla normativa nazionale sulle espropriazioni, dalla conferenza dei servizi e dalla dichiarazione di pubblica utilità fino alla determinazione e al pagamento delle indennità, al decreto di esproprio e all’immissione nel possesso. Gli immobili acquisiti dovranno poi essere recuperati e destinati all’edilizia sociale. Comuni, Circoscrizioni, Procure e Tribunali potranno inoltre fornire alle Atc informazioni sugli immobili che presentano condizioni di degrado e allarme sociale, sempre nell’ambito dei casi previsti dalla norma e in presenza di una condanna definitiva.
Sul provvedimento sono state sollevate diverse questioni. Alice Ravinale (Avs) ha parlato di una norma “ambiziosa e difficile da applicare”, chiedendo chi debba valutare il collegamento tra reato e immobile. Monica Canalis (Pd) ha evidenziato il rischio di una sovrapposizione con le competenze della Magistratura e la conseguente posizione delicata delle Atc. Pasquale Coluccio (M5s) ha chiesto chiarimenti sulla sistemazione degli inquilini estranei ai reati e sulla procedura nel caso in cui l’Atc non disponga delle risorse necessarie.
Nadia Conticelli (Pd) ha invece posto il tema del rapporto tra pubblica utilità, condizioni igienico-sanitarie e costi di recupero degli alloggi. "Il degrado del patrimonio immobiliare in alcune zone fragili dal punto di vista sociale è parte integrante delle problematiche di ordine sociale e di sicurezza. La norma proposta dall’assessore Marrone, che pur abbiamo condiviso nel suo impianto generale, dichiara di voler affrontare due temi: la carenza di abitazioni a prezzi calmierati e colpire le attività illecite, come droga e sfruttamento della prostituzione, che si svolgano all’interno di patrimonio immobiliare degradato. Avevamo chiesto che tra i criteri di priorità ci fossero i grandi patrimoni immobiliari che fanno capo a soggetti giuridici, ma non c’è stato coraggio, di marcare di più le condizioni igienico sanitarie legate alla salute pubblica. Ancorare la misura solo all’eventuale reato, che peraltro deve essere riconducibile al proprietario dell’immobile, fa sconfinare la misura in un ambito giudiziario e quindi non produrrà effetti concreti", ha dichiarato la consigliera regionale dem.
La Commissione, alla presenza dell’assessore Marco Gabusi, ha inoltre proseguito l’esame della proposta di modifica della normativa sui servizi pubblici non di linea, taxi e noleggio con conducente (Ncc), con l’obiettivo di adeguarla alle nuove esigenze territoriali e rafforzare le condizioni di sicurezza per gli operatori.
Tra le novità figurano nuove disposizioni sulle rimesse Ncc: la localizzazione di quelle aggiuntive dovrà essere comunicata anche ai Comuni interessati. Le strutture dovranno rispettare le norme antincendio e sulla sicurezza sul lavoro e garantire servizi igienici adeguati e riservati al personale.
Le nuove rimesse dovranno inoltre rientrare nelle delimitazioni territoriali omogenee individuate da Province e Città Metropolitana. Gli stessi enti dovranno verificare almeno ogni cinque anni le misure di contenimento previste dalla normativa e trasmettere gli esiti all’Osservatorio regionale della mobilità.
Dopo le richieste di chiarimento di Conticelli, la Commissione ha infine definito i relatori del provvedimento: Fava per la maggioranza e la stessa Conticelli per i gruppi di opposizione.





