Alla Reggia di Venaria è tempo di Moderni. Fino al 14 febbraio Matisse, Picasso, Braque, Léger, Ernst, Bacon e gli altri artisti del Novecento sono esposti in una mostra organizzata in collaborazione con il Musée des Beaux-Arts di Lione.
Diversi movimenti artistici analizzati attraverso le connessioni e le relazioni che li caratterizzano.
Alcune delle circa sessanta opere esposte nella mostra evocano l’atelier, uno spazio cardine, fulcro di creazione e sperimentazione, ma anche uno spazio intimo. Luogo immediato dell’artista al lavoro, può estenderne il gesto e l’opera fino a integrarsi con l’autore stesso in modo quasi organico.
Ma il tema dell’atelier indica qui anche uno spazio di dialogo e relazioni, di scambi e sguardi tra artisti. Le fotografie storiche degli studi degli artisti riprodotte lungo il percorso sono particolarmente eloquenti in tal senso. Se l’atelier appare presso alcuni maestri come un soggetto prediletto, è con Matisse che trova la sua espressione più mirabile.
Le sedici sezioni che strutturano la mostra alternano presentazioni monografiche e tematiche incentrate su diverse questioni chiave che consentono altrettante riletture del XX secolo. L’eredità di artisti che hanno aperto la strada alle opere di Suzanne Valadon, Emile Othon Friesz e Pablo Picasso; l’esplorazione del colore attraverso Pierre Bonnard, Edouard Vuillard, Robert e Sonia Delaunay, Alexei von Jawlensky; la frammentazione e la distruzione dell’oggetto nell’opera di Georges Braque; il ritorno alla figurazione negli anni Venti e Trenta di Georges Rouault e Gino Severini; l’esplorazione dell’inconscio di Max Ernst, Wifredo Lam, Victor Brauner; i grandi maestri dopo il 1945 come Fernand Léger; la non-figurazione con Jean Bazaine e Alfred Manessier fino all’interazione tra figura e animalità in Francis Bacon.













