Politica - 05 ottobre 2026, 16:14

CPR di Torino, Ravinale e Cera (AVS): "6 casi accertati di epilessia"

Le due consigliere regionali: "Impossibile che le crisi vengano trattate adeguatamente dentro questa struttura"

CPR di Torino, Ravinale e Cera (AVS): "6 casi accertati di epilessia"

"Nuovo sopralluogo al CPR di Corso Brunelleschi, stesso quadro drammatico per le 47 persone recluse, una delle quali da oltre sette mesi. Persone che passano la giornata, di fatto senza alcuna attività (anche oggi ci è stato detto che "partiranno a breve"), nelle gabbie di corso Brunelleschi, sorvegliati da agenti del dispositivo interforze di Esercito, Polizia, Carabinieri e Gdf in numero ben maggiore dei reclusi, unità evidentemente sottratte alla sicurezza quotidiana di cui il Governo tanto si riempie la bocca", è la denuncia delle due consigliere regionali di AVS Alice Ravinale e Valentina Cera.

"La questione più rilevante è quella sanitaria: di 47 persone recluse, 33 fanno utilizzo di tranquillanti e 6, di cui una rimessa in libertà sabato scorso, hanno avuto crisi epilettiche. Tre di loro avevano diagnosi pregresse di epilessia: come è possibile che si trovino in CPR? Lo stress causato dalle condizioni di detenzione facilita crisi acute e scompensi gravissimi, che hanno richiesto trasporti d'urgenza in ospedale. È evidente che siano quadri clinici del tutto incompatibili con la reclusione: eppure, l'Asl continua a ritenere queste persone idonee al trattenimento, nonostante le rivalutazioni sanitarie intervenute dopo le crisi e le diagnosi di epilessia.
Come già avvenuto a luglio, ci siamo trovati davanti a un ragazzo appena arrivato, gravemente scompensato e tenuto in osservazione nella camera preposta: anche lui ha un certificato di idoneità, in cui pure si riporta che presenta "Problemi mentali o comportamentali" e che necessita di un accertamento psichiatrico. Perché questo accertamento non è avvento fuori, invece che in CPR dove lo psichiatra è presente solo due volte a settimana? Perché si espongono persone chiaramente vulnerabili a rischi per la propria incolumità, peraltro nella stessa città in cui i gestori del CPR sono stati condannati per il suicidio di Moussa Balde, avvenuto mentre era in isolamento in corso Brunelleschi.
Ma anche sulle patologie fisiche non va meglio: abbiamo incontrato un signore marocchino, in Italia da 25 anni, con - letteralmente - un buco nel palato, che gli impedisce di mangiare normalmente e crea forti dolori: a Gorizia, Caltanissetta e Potenza non è stato ritenuto idoneo ai CPR, a Torino invece si.
Come sempre, colpiscono le storie dei ragazzi più giovani - il più piccolo del 2007 - arrivato in Italia come minori stranieri non accompagnati e finiti al CPR, invece di avere trovato veri percorsi di accoglienza. Un clima di disperazione senza fine che sfocia ovviamente in atti estremi, come quello del giovane di 27 anni che si è coperto di carta igienica e si è dato fuoco all'interno del centro, riportando gravissime ustioni.
Non abbiamo ancora ottenuto i dati sui rimpatri, ma abbiamo scoperto che alcuni dei casi più tremendi che abbiamo incontrato nella nostra visita di luglio - come il ragazzo pakistano che non mangiava se non imboccato dai compagni - sono usciti da lì per decorso dei termini. Come diciamo sempre, questa è cattiveria di stato, una inutile privazione della libertà con trattamenti inumani a persone che non hanno commesso alcun reato, e sono li solo perché hanno un passaporto straniero in tasca.
Non è più tollerabile che una struttura statale operi in aperto contrasto con la Costituzione e la dignità umana", concludono Ravinale e Cera.

comunicato stampa

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