Attualità - 07 ottobre 2026, 07:59

Una stanza del consumo per togliere la droga dalle strade: a Torino la proposta di gestirla insieme a chi consuma

Medici, esperti e associazioni chiedono a Comune e Regione un presidio sanitario stabile per superare situazioni critiche come parco Sempione. "La salute di chi usa droghe è parte della salute della città"

Una stanza del consumo per togliere la droga dalle strade: a Torino la proposta di gestirla insieme a chi consuma

Esperti, associazioni ed ex direttori dei SerD piemontesi chiedono a Comune, Regione e ASL l'apertura immediata di una stanza del consumo sicuro a Torino, per togliere la droga dalle strade e offrire un presidio sanitario e di tutela pubblica ai quartieri. Un rimedio alle dipendenze che in Europa è presente da 40 anni, ma che in Italia ha sempre fatto fatica a decollare. 

L'appello nasce dall'iniziativa promossa per i trent'anni dell'associazione L’Isola di Arran,  realtà che offre servizi e supporto legati alla riduzione del danno e alla tutela dei diritti delle persone che usano sostanze. Durante l'evento si è parlato anche della situazione difficile al Parco Sempione, con operatori di strada sottodimensionati rispetto alla reale necessità (e nonostante l’attività di riduzione del danno sia integrato nei Lea territoriali previsti dalla Regione). 

L’appello alle istituzioni

"Affrontare il consumo nello spazio pubblico - si legge nella proposta siglata da 19 tra realtà e professionisti delle dipendenze - attraverso il solo allontanamento significa lasciare irrisolti i bisogni delle persone e dei quartieri. La sicurezza va misurata anche nella possibilità di ricevere aiuto, nella continuità delle relazioni, nella disponibilità di luoghi accessibili”.

Una richiesta basata, quella dell’apertura della stanza, anche su esperienze del passato. Come la decennale esperienza informale della "stanzetta" di Collegno, una ex camera mortuaria rinata per aiutare chi consumava eroina. Un’azione su cui è stato avviato uno studio di fattibilità sociale e giuridica con l'Università di Torino: “Chiediamo che questo patrimonio si traduca in una decisione - scrivono -, con risorse, responsabilità definite e tempi pubblici. Gli approfondimenti devono accompagnare l’apertura, senza diventare il luogo del suo rinvio permanente".

Una rete integrata per la salute della città

Il servizio proposto non si limiterebbe alla somministrazione protetta e alla distribuzione di materiale sterile, ma include drug checking, prevenzione delle overdose e accompagnamento ai servizi sociali e sanitari, valorizzando la partecipazione attiva delle persone che usano sostanze (in ambito medico si chiama peer support): "Le persone che usano droghe devono partecipare alle decisioni, alla progettazione, alla gestione e alla valutazione del servizio - scrivono - Il sapere dei pari è una competenza che va riconosciuta e sostenuta con risorse adeguate".

Il dialogo con i quartieri e il no agli slogan

I promotori sottolineano la necessità di coinvolgere residenti e commercianti, invitando la politica a non speculare sulle fragilità urbane: "Ascoltare le difficoltà dei quartieri, costruire mediazione e rendere verificabili i risultati sono responsabilità del servizio e delle istituzioni.  Le paure vanno ascoltate; usarle per alimentare stigma e consenso elettorale impedisce di costruire risposte".

L'appello porta le firme di sigle come L'Isola di Arran, Forum Droghe, CNCA, ItaRdD, COBS Piemonte, ItaNPUD, Lab57 Alchemica, Youth Rise , EuroNPUD, Gruppo Abele e numerosi ex dirigenti e direttori dei Dipartimenti delle Dipendenze delle ASL della Regione Piemonte

Gestire l’emergenza insieme a chi consuma

"La salute di chi usa droghe - sostengono - è parte della salute della città. Il diritto alla cura non può dipendere dall’astinenza. Le persone che usano droghe devono partecipare alle decisioni, alla progettazione, alla gestione e alla valutazione del servizio. Il sapere dei pari è una competenza che va riconosciuta e sostenuta con risorse adeguate. Sono anche le esperienze di chi frequenta questi spazi a indicarne i limiti".

Daniele Caponnetto

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