Il 16 ottobre alle 9.30 Torino torna in piazza per il clima. Il corteo partirà da Palazzo Nuovo, con Fridays for Future in prima linea per denunciare la dipendenza dai combustibili fossili e le conseguenze delle scelte energetiche. Al centro della protesta anche il legame tra crisi climatica, aumento dei prezzi e conflitti internazionali.
"Questo clima non è vita" è lo slogan della mobilitazione, che vedrà la partecipazione anche di Extinction Rebellion e Global Sumud Flottilla. L'obiettivo è unire le battaglie ambientaliste alle rivendicazioni sociali, allargando la rete dei movimenti e riportando l'attenzione sulle responsabilità politiche di fronte all'emergenza climatica.
Al centro della protesta c'è la dipendenza dai combustibili fossili, ma anche il legame tra le fonti energetiche tradizionali, l'aumento dei prezzi e le tensioni geopolitiche. Una mobilitazione che, nelle intenzioni degli organizzatori, vuole mettere insieme le esperienze di chi vive nelle città, lavora nelle fabbriche o subisce gli effetti degli eventi meteorologici estremi.
"L'estate dimostra che non possiamo più aspettare"
A spiegare le ragioni dello sciopero è Carlo, attivista di Fridays for Future, che invita a guardare alle conseguenze delle scelte energetiche compiute negli ultimi decenni. "C'è un legame profondo tra quello che abbiamo vissuto quest'estate e le decisioni politiche di chi continua a investire sui combustibili fossili", sottolinea.
L'Italia, secondo l'attivista, mantiene una forte dipendenza da queste fonti, mentre le compagnie petrolifere continuano a esportare un modello produttivo fondato sul trasporto e sullo sfruttamento delle risorse. Una dipendenza che, nelle parole di Carlo, contribuisce a esporre il Paese alle crisi internazionali e alle oscillazioni dei prezzi, a partire da quelli della benzina. Scelte diverse compiute trent'anni fa, sostiene, avrebbero potuto ridurre alcune delle vulnerabilità attuali.
Lo sciopero si inserisce in una mobilitazione più ampia, con iniziative previste in diverse città europee, anche in giornate differenti. A Torino, racconta l'attivista, da tempo i movimenti lavorano per contrastare quello che definisce negazionismo climatico e per coinvolgere il maggior numero possibile di realtà ambientaliste e collettivi.
Il corteo attraverserà il centro, percorso ancora da definire
La partenza è prevista da Palazzo Nuovo, con l'intenzione di attraversare il centro cittadino. Tra le ipotesi illustrate da Fridays for Future ci sono il passaggio in via Rossini, davanti alla sede Rai, lungo via Po e piazza Castello, fino a via Arsenale e alla zona del Grattacielo della Regione. Il tragitto, tuttavia, non è ancora definitivo: dipenderà dalle decisioni degli organizzatori e dal confronto con la Questura.
Carlo richiama anche le difficoltà incontrate dai movimenti nelle manifestazioni precedenti, citando le sanzioni che, a suo dire, sarebbero state comminate rapidamente in applicazione dell'articolo 18 e che possono raggiungere migliaia di euro.
Nel pomeriggio è inoltre previsto un presidio in piazza Palazzo di Città. L'iniziativa nasce dall'esigenza di consentire la partecipazione anche a chi non può essere presente al corteo del mattino. L'idea è coinvolgere più associazioni e collettivi possibile, cercando di coordinare le diverse presenze per dare un segnale di unità.
"Il caldo colpisce la salute e il lavoro"
Alla mobilitazione aderisce con convinzione anche Giulia, lavoratrice e madre attiva in Extinction Rebellion. "Il mondo naturale, per come lo conoscevamo, non esiste più", afferma, richiamando le ondate di calore che hanno interessato Torino durante l'estate. La città, ricorda, ha attraversato 32 giorni consecutivi con bollino rosso.
Per Giulia, la crisi climatica non è una questione astratta né una battaglia riservata agli ambientalisti. Le conseguenze ricadono sulla salute e sulle condizioni di lavoro: dagli agricoltori che devono fare i conti con i danni alle coltivazioni agli operai esposti alle alte temperature negli stabilimenti industriali, fino al settore turistico, chiamato a confrontarsi con inverni sempre meno nevosi e con il caldo estivo.
L'attivista cita anche le alluvioni improvvise che hanno colpito Francia e Spagna, con danni e vittime, e avverte che gli effetti della crisi climatica sono destinati a diventare sempre più pesanti. Una prospettiva che, sostiene, trova riscontro nella comunità scientifica, mentre i movimenti ambientalisti si sentono sempre più spesso criminalizzati, anche alla luce delle misure introdotte con il decreto Sicurezza.
Nel mirino di Extinction Rebellion ci sono le responsabilità delle amministrazioni passate e presenti, accusate di aver sottovalutato il problema e di aver disinvestito, continuando a descrivere gli interventi ambientali come battaglie ideologiche. Giulia definisce quella climatica anche una questione di classe: chi dispone di maggiori risorse può proteggersi meglio dal caldo, mentre chi non ha le stesse possibilità è più esposto alle conseguenze.
"Non abbiamo potere politico, ma abbiamo i numeri", conclude. "Siamo le persone che abitano le città e le montagne, che lavorano nelle fabbriche. Il 16 ottobre scendiamo in piazza per difendere le nostre comunità e i nostri territori".
Da Gaza a Cuba, il filo che unisce ambiente e conflitti
La protesta guarda anche oltre i confini italiani. Daniele Torreggiani, esponente della Global Sumud Flottilla, richiama la necessità di costruire collaborazioni internazionali tra movimenti che si occupano di ambiente, autodeterminazione dei popoli e opposizione ai conflitti.
In questi giorni, racconta, è in corso in Malesia una grande riunione internazionale dalla quale dovrebbe prendere forma una trasformazione di Global Sumud Italia in Global Sumud Movement. L'obiettivo dichiarato è rafforzare il coordinamento tra le diverse lotte e intervenire su questioni che, secondo Torreggiani, i governi non affrontano adeguatamente.
Il ragionamento parte da Gaza e Cuba, territori che l'attivista considera accomunati dagli effetti di guerre, sfruttamento delle risorse e interessi economici. Nel suo intervento cita anche il Venezuela, il Congo, l'Iran e l'Albania, collegando le tensioni internazionali all'estrazione di materie prime, alla dipendenza energetica e ai danni provocati agli ecosistemi. Per il Congo, in particolare, richiama il ruolo del Paese nell'estrazione mondiale di cobalto e le conseguenze che, a suo giudizio, le attività legate alle risorse possono avere sui conflitti e sulle condizioni di vita delle popolazioni.
Il collegamento con i territori italiani passa anche dalla Val di Susa, dove Torreggiani richiama le contestazioni contro le opere come la TAV considerate inutili dai movimenti, e da altri casi di consumo del suolo, compresi quelli citati a Ostuni e a Bosco Spizio. L'idea è che le stesse dinamiche di sfruttamento possano manifestarsi a scale diverse, dalle aree interessate dai conflitti internazionali fino ai territori locali.
L'attivista ricorda inoltre che a Gaza, a circa 36 chilometri dalla costa, si trova il giacimento offshore di gas naturale Gaza Marine, indicato come uno degli elementi che rendono strategica l'area. Da qui l'intenzione di rafforzare una rete internazionale di movimenti, già sperimentata durante iniziative di collegamento svolte in Danimarca.
Le tensioni con le forze dell'ordine
Nel suo intervento, Torreggiani denuncia anche le difficoltà incontrate dai movimenti nel manifestare. Per il 7 ottobre, riferisce, le autorità avrebbero vietato cinque manifestazioni organizzate nel pomeriggio e in serata. Al campus Luigi Einaudi, durante un incontro dedicato alla stessa ricorrenza, racconta di aver assistito a un massiccio dispiegamento di forze dell'ordine, con gli accessi presidiati da più lati e l'utilizzo di idranti.
Episodi che l'attivista interpreta come una limitazione del diritto di espressione e rispetto ai quali denuncia presunti abusi di potere. Nel suo intervento lega queste contestazioni alla necessità di mantenere aperti gli spazi di mobilitazione e di allargare le alleanze tra le diverse realtà.
A Torino, annuncia infine, sarà portato per la prima volta il "sudario per la pace", nell'ambito di un'iniziativa che vuole unire la denuncia dei conflitti alla richiesta di una rete più ampia di solidarietà. Per Fridays for Future, Extinction Rebellion e Global Sumud Flottilla, il 16 ottobre sarà così l'occasione per far convergere, nelle strade della città, la lotta contro la crisi climatica e le rivendicazioni sociali e internazionali.






