Politica - 10 ottobre 2026, 17:43

Moschea nell'ex Nebiolo, Marrone: "Ombre di fanatismo sul predicatore"

Il vicepresidente della Regione ha preso parte al flashmob di Gioventù Nazionale “Mai califfati nella nostra città, Stop Torinistan”

Moschea nell'ex Nebiolo, Marrone: "Ombre di fanatismo sul predicatore"

Moschea nell'ex Nebiolo, Marrone: "Ombre di fanatismo sul predicatore"

"Le comparsate TV con l’italiana islamista andata a combattere in Siria nelle file dell’Isis, l'appello a favore del velo integrale, l’apologia dell’imam che brandisce la spada dentro alla Chiesa di Santa Sofia convertita in moschea a Istanbul, la grafica social con i deltaplani di Hamas che attaccano i villaggi il 7 ottobre. Protagonista sempre lui, Gabriele Iungo, convertito all’Islam con il nome di Shaykh Ibrahim, predicatore e docente di “scienze islamiche” attivo a Torino, figura di spicco della Confederazione Islamica Italiana che ha ottenuto il permesso a costruire la maxi Moschea all’ex Nebiolo e legato alla Moschea Mohammed VI": a lanciare l’allarme è il Vicepresidente della Regione Piemonte Maurizio Marrone, promotore della norma regionale sulle distanze minime tra luoghi di culto, che oggi ha preso parte alla manifestazione organizzata da Gioventù Nazionale Torino all’Ex Nebiolo dal titolo: “Mai califfati nella nostra città, Stop Torinistan”

"È questo l'insegnante della Confederazione Islamica Italiana cui Lo Russo affiderebbe studentati, aule studio e biblioteche della periferia nord di Torino? - si domanda Marrone - Sono queste le guide religiose che dovrebbero garantire l'integrazione delle seconde generazioni di immigrati? Se un Sindaco vende uno spazio pubblico ad uno Stato estero islamico per costruire una mega moschea con un minareto di 20 metri ci stupiamo se sono questi i predicatori che vengono legittimati? Se poi quello Stato è lo stesso Marocco che ha favorito l'invasione di Ceuta per destabilizzare la Spagna, costringendoci a sospendere Shengen, siamo sempre più determinati con la nostra legge regionale a tenere questo fanatismo alla larga dai nostri campanili e quartieri torinesi".

La figura di Gabriele Iungo "è da alcuni anni al centro del dibattito per una serie di episodi che sollevano pesanti ombre sulla sua visione dell’Islam, sui modelli che propone e sui rischi che possano emergere dal suo ruolo educativo e culturale nei confronti delle nuove generazioni che frequentino la moschea. Iungo sale alla ribalta nel 2009, quando comparve nella trasmissione Pomeriggio Cinque insieme a Maria Giulia Sergio, la donna italiana convertita all’Islam che sarebbe diventata nota come Fatima Az Zahra. Nel 2011 entrambi risultarono tra i firmatari di un appello a favore del niqab, il velo integrale che lascia scoperti soltanto gli occhi. Negli anni successivi Sergio raggiunse la Siria e venne condannata in contumacia a nove anni di reclusione per terrorismo internazionale legato alla sua adesione all’ISIS.

Nel gennaio 2017 un’inchiesta giornalistica svelò alcuni contenuti che sarebbero comparsi sui suoi profili social. Tra questi, una fotografia dedicata a Ibn al-Khattab, noto come Emir Khattab, combattente islamista di origine saudita attivo in Cecenia e accusato di gravi atrocità durante il conflitto. Nel 2020, durante la trasformazione a Istanbul della chiesa di Santa Sofia in moschea, Iungo intervenne a sostegno dell’imam che durante l’occasione tenne la predica impugnando una spada, in segno di conquista. Ancor più recente è infine il caso dell’immagine dei parapendii armati di Hamas che il 7 ottobre 2023 penetrarono in Israele durante l’attacco nel quale vennero massacrati civili, compresi i partecipanti al festival musicale Nova. Secondo notizie stampa Iungo avrebbe caricato l’immagine come copertina del suo profilo Facebook, salvo rimuoverla e negare di averlo fatto", conclude Marrone.

Il flashmob di Gioventù Nazionale

“Siamo qui oggi per schierarci contro l’ennesimo progetto contro Torino e contro barriera di Milano”, ha dichiarato Riccardo Combina, presidente cittadino di Gioventù Nazionale: "Permettere di costruire la seconda moschea più grande d’Europa in un quartiere come questo, dove già i problemi di integrazione e assimiliazione sono fortissimi, vuol dire arrendersi alla trasformazione della città in una torinistan, dove sono gli italiani a sentirsi stranieri".

"Per non parlare poi dell’origine dei fondi, dove oltre a chi va in tv con i miliziani dell isis, vediamo il Marocco, responsabile di aver favorito l’invasione di Ceuta per destabilizzare la Spagna e l’Europa - ha concluso Combina - Non lo permetteremo, dall’azione nelle strade a quella istituzionale, la comunità non fa passi indietro".

comunicato stampa

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