Ridurre le disuguaglianze globali per affrontare la crisi climatica, ripensare la transizione energetica e rimettere l'intelligenza artificiale sotto il controllo pubblico prima che sia troppo tardi. Sono questi i temi cruciali toccati da Giorgio Parisi, tra più autorevoli fisici teorici contemporanei e Premio Nobel per la Fisica nel 2021.
Parisi è intervenuto a Torino in occasione del conferimento della Laurea Honoris Causa in Fisica dei Sistemi Complessi, assegnata congiuntamente dalla Rettrice dell’Università di Torino, Cristina Prandi, e dal Rettore dell’Università del Piemonte Orientale, Menico Rizzi. Un riconoscimento "per i suoi fondamentali contributi alla comprensione dei sistemi complessi che, facendo emergere principi universali nel comportamento dei sistemi disordinati e collettivi, hanno profondamente trasformato la fisica statistica e aperto nuove prospettive in numerosi ambiti della scienza".
Nel corso dell'incontro con la stampa, lo scienziato romano – noto a livello internazionale per i suoi studi pionieristici sui vetri di spin, le equazioni di Altarelli-Parisi e lo sviluppo dei supercomputer APE – ha offerto una riflessione lucida e trasversale sulle grandi sfide del presente, mettendo in guardia sui rischi di una tecnologia che corre veloce.

La priorità globale: combattere le disuguaglianze
"La sfida più importante per l'essere umano e, di conseguenza, per il pianeta è diminuire le disuguaglianze", ha esordito il Nobel. "Le disuguaglianze che ci sono adesso nel pianeta, della ricchezza, tra uno stato e l'altro, fra nord e sud, sono quelle che impediscono all'umanità di reagire in modo coerente e coeso rispetto ai grandi problemi che ci sono: il surriscaldamento globale, l'esaurimento delle risorse e la gestione dell'intelligenza artificiale".
Secondo Parisi, i problemi mondiali non possono essere affrontati con risposte non globali: "Non ha senso fare la lotta al cambiamento climatico in un solo paese. E questo diventa estremamente difficile se noi non abbiamo un senso di equità, un senso di giustizia, per cui cerchiamo di far pagare il costo del cambiamento climatico alle persone che sono più deboli. O si riesce ad andare in qualche modo insieme, o sennò tutte queste lotte e questi vari problemi non andranno avanti".
Energia: rinnovabili in calo, ma serve visione sul risparmio
Sull'emergenza energetica, l'analisi del fisico guarda con ottimismo al crollo dei costi delle tecnologie rinnovabili e dei sistemi di accumulo, ma richiama l'attenzione sugli investimenti strutturali necessari. "I pannelli solari ormai costano una piccola frazione del loro costo di installazione originario e stanno crollando anche i prezzi dei sistemi di accumulo".
Tuttavia, bisogna intervenire sui consumi reali: "Se mi si fa una domanda sul risparmio energetico, lì servono invece molti più investimenti. Pensiamo per esempio a trasformare i treni dei pendolari in treni ad alta velocità: è chiaro che così il numero di persone che prenderebbe la macchina si ridurrebbe enormemente".
E un capitolo fondamentale riguarda le abitazioni: "La maggior parte delle case nelle nostre città non è ben coibentata; circa il 20-25% dell'energia consumata in Italia va nel riscaldamento o raffreddamento delle case, e con la coibentazione si può dimezzare facilmente".

Il nodo dell'Intelligenza Artificiale: "Rischiamo di perdere il controllo"
Parisi ha poi dedicato un passaggio centrale ai pericoli legati alla corsa incontrollata dell'intelligenza artificiale, un settore in cui la ricerca di punta è uscita dai confini accademici per diventare terreno dominato dai segreti industriali dei colossi globali.
"La ricerca sull'intelligenza artificiale, fatta fino a dieci anni fa nelle università e nelle istituzioni pubbliche è diventata adesso un segreto industriale. Una volta diventata segreto industriale, è difficile capire se le notizie che vengono fuori corrispondono a cose vere o a interessi delle singole ditte".
Il rischio, avverte il fisico, è anche geopolitico e sociale: "Se per ipotesi dovessimo fare un rallentamento, questo dovrebbe essere fatto su scala mondiale, perché a livello geopolitico abbiamo un duopolio tra Stati Uniti e Cina. Il problema fondamentale è che bisogna riportare la ricerca sull'intelligenza artificiale e i modelli di punta dentro il pubblico. È assolutamente necessario fare grandi investimenti a livello europeo e globale per essere in grado di capire cosa sta succedendo e di prevedere il futuro". E sui data center: "Occorre imporre politiche locali e regionali alle aziende di modo che le strutture sfruttino solamente energia pulita".
Senza un'adeguata governance pubblica, le conseguenze sul lavoro e sulla società potrebbero essere dirompenti: "Io sono preoccupato per le conseguenze sociali. Se non riusciamo a portare la ricerca sull'intelligenza artificiale sotto il controllo del pubblico, rischiamo una diminuzione drastica dell'orario di lavoro in certe professioni senza le giuste tutele. E il problema più grande in Europa è l'assenza dell'intelligenza artificiale nel dibattito politico, a differenza di quanto accade negli Stati Uniti o in Cina".
Un monito severo, quello del neo-dottore honoris causa, che chiama la politica e la comunità scientifica a riappropriarsi del proprio futuro prima che siano le disuguaglianze a dettare l'agenda del pianeta.










