Una vita spesa tra l'amore per l'insegnamento, la militanza politica e la difesa intransigente della democrazia e dei diritti. Da questa mattina, il giardino compreso tra via Revello e corso Vittorio Emanuele II porta ufficialmente il nome di Giorgina Arian Levi, nata a Torino il 15 agosto 1910 e scomparsa il 3 settembre 2011.
Alla cerimonia di intitolazione erano presenti la presidente del Consiglio comunale Maria Grazia Grippo, la presidente della Circoscrizione 3 Francesca Troise, il presidente della Comunità ebraica di Torino Dario Disegni e il cugino Manfredo Montagnana. Come ricordato da Dario Disegni durante gli interventi, la vita di Giorgina Levi fu segnata profondamente dalle persecuzioni e dalle leggi razziali del 1939, che la costrinsero all'esilio in Bolivia insieme al marito Enzo Arian, dove continuò a insegnare prima del tanto desiderato ritorno a Torino, avvenuto subito dopo la fine della Seconda Guerra mondiale, nel 1946.
Tra impegno politico, giornalismo e la passione per la scuola
Rientrata in città, riprese l'attività tra i banchi di scuola per poi dare il via a una ricca stagione di impegno pubblico e civile. Iscritta al Partito comunista italiano, fu membro del Consiglio nazionale della scuola dal 1948 e aderì nel 1951 all'Unione donne italiane (UDI). Il suo percorso istituzionale la vide eletta nel Consiglio comunale di Torino, dove sedette dal 1956 al 1964, e successivamente alla Camera dei Deputati tra il 1963 e il 1968.
Accanto all'impegno parlamentare e amministrativo, portò avanti un'intensa attività culturale e giornalistica, collaborando con Ada Gobetti alle riviste Educazione democratica e Il giornale dei genitori, dirigendo la rivista della Comunità ebraica Ha Keillah e affermandosi come stimata saggista di storia dell'ebraismo italiano. Nel luglio del 2010 la Città le aveva tributato il massimo riconoscimento cittadino, conferendole il Sigillo civico nella Sala Rossa di Palazzo Civico.
Una donna che seppe "capovolgere le montagne"
Nel tracciare il ritratto della figura di Giorgina Arian Levi, la presidente del Consiglio comunale Maria Grazia Grippo ha evidenziato come la chiave per comprenderne la straordinarietà risieda in tre dimensioni fondamentali: le radici torinesi, vissute come "casa dell'anima" che neppure l'esilio riuscì a scalfire; la forte identità fondata sull'appartenenza alla Comunità ebraica; e una militanza coerente e instancabile, capace di unire la cattedra scolastica e le aule istituzionali per agire concretamente a favore degli ultimi. Una donna capace, per usare le sue stesse parole, di "capovolgere le montagne" e di lasciare un segno indelebile nella storia civile della città.







