In Italia fare la spesa costa sempre di più, e ce ne accorgiamo ogni volta che andiamo al mercato, in un negozio o in un grande magazzino.
Secondo il Sole 24 Ore, in cinque anni, i prezzi al carrello alimentare sono cresciuti quasi del 30%, 29,5 per la precisione.
Eppure, gli italiani spendono sempre meno per acquistare cibo e nell’ultimo anno il 29% delle famiglie ha dichiarato di aver ridotto la quantità o la qualità dei prodotti acquistati: dilaga il cibo a basso costo, spesso ultra-processato, quello che provoca effetti dannosi sull’ambiente e sulla salute. Le famiglie spendono male, perché non hanno gli strumenti per scegliere. Il cibo è sceso nella scala delle priorità, manca una diffusa educazione alimentare. I soldi del portafogli semivuoto servono per pagare le bollette, per fare il pieno dell’auto, per il cellulare di ultima generazione.
All’aumento del prezzo della spesa non corrisponde un aumento dei ricavi degli agricoltori. Slow Food, recentemente, ha fatto un’indagine in un supermercato della provincia di Cuneo: le zucchine, pagate ai contadini tra 0,65 e 1,45 euro al kg, sono messe in vendita intorno ai 4 euro al kg; l’uva da tavola, pagata 0,62 euro al kg e commercializzata al dettaglio 3,49 euro al kg; ancora peggio, l’insalata, che se viene acquistata lavata e confezionata in sacchetti di plastica arriva a costare tra i 10 e i 20 euro al kg, a fronte di prezzi all’origine che variano da 0,80 a 1,30 euro al kg.
Insomma, spendiamo tanto, mangiamo male e i contadini guadagnano sempre meno. Sbaglio o c’è qualcosa che non funziona?





