Attualità - 27 ottobre 2026, 11:09

Il cordone delle donne che ha fermato (pochissimi) incappucciati: ma la tv mostra solo le minacce

Quel quarto d'ora in cui le manifestanti hanno fermato i giovanissimi. Ma il servizio televisivo ha scelto di ignorarlo

Il cordone delle donne che ha fermato (pochissimi) incappucciati: ma la tv mostra solo le minacce

Un momento non raccontato nella cronaca della manifestazione di sabato 24 ottobre avviene pochi secondi prima delle minacce da parte di un ragazzo - uno soltanto - a un operatore video del programma "Fuori dal Coro" condotto da Mario Giordano.

Minacce documentate nel servizio andato in onda l'indomani con il montaggio che insiste molto sulle parole pronunciate dal giovanissimo, incappucciato: "Ti ammazzo" e "Ti rintraccio". Sono le frasi sottolineate con tanto di scritta e fermo immagine, nel video. 

Parole forti su cui permea la narrazione di tutto il servizio che, dopo i fatti del 17 ottobre, con le vetrine distrutte nel centro di Milano da ragazzini col volto occultato, ha voluto cercare gruppi similari. Così da costruire un racconto appetibile per un certo pubblico. 

La cronaca di quel quarto d'ora

Ma andiamo con ordine. Sono da poco passate le 18. I manifestanti hanno raggiunto Lungo Dora Savona, nel quartiere Aurora. Qui la polizia li respinge davanti al centro d'incontro Aurora-Rossini. Qualche momento di concitazione, poi il corteo arretra per confluire sul ponte di corso Regio Parco. 

Un gruppo di manifestanti, tutte donne, crea un cordone umano seduto a terra in via Genè, proprio a fianco della scuola Lagrange. Questo mentre dalla via avanza un gruppo di agenti di Polizia e Guardia di Finanza in tenuta anti sommossa per chiudere il percorso ed evitare che il corteo possa ritornare verso il centro della città.   

Un momento di protesta pacifica

Un attimo di contestazione pacifica e non belligerante subito dopo il caos degli attimi precedenti. E in questo contesto che appaiono alcuni - 4 o 5 - ragazzi giovanissimi, tutti vestiti in nero e con passamontagna. Passano a fianco alle manifestanti sedute (forse con l'intenzione di provare uno scontro individuale verso la polizia). 

Ma vengono fermati. Proprio dalle manifestanti sedute che con determinazione li invitano ad arretrare ed evitare che le cose si possano mettere male per loro. È proprio in quel momento che l'operatore della trasmissione di Mario Giordano segue i ragazzi con la telecamera. Come si può vedere in questo video.

(video di Alberto Giachino - Reporters)

L'inizio delle minacce 

E qui che partono le invettive. Il ragazzo non gradisce la presenza ravvicinata della telecamera. Il diverbio prosegue e i toni si accendono. Si passa alle minacce. Tutte rivolte al camera man. La preoccupazione del ragazzo  è di essere stato ripreso in volto. 

Il diverbio si sposta verso il lungo fiume. Qui interviene un foto reporter a mediare tra le parti. Poco dopo lo stesso ragazzo che aveva minacciato invita tutti alla calma: "Ok, diamoci tutti una calmata". Un invito a stemperare i toni ed evitare ulteriori scontri. Questo mentre la giornalista, autrice del servizio, dice di voler chiedere l'intervento della polizia. Gli animi si riaccendono. Vola ancora qualche parola, poi il gruppo si allontana e prosegue il percorso del corteo.

Una parte per (raccontare) il tutto

Un gruppo di cinque ragazzini. Minacce - che ci sono state e perseguibili per legge - da parte di una testa calda del gruppo. Un momento durato in totale non più di dieci minuti, ma che si è preso ampio spazio nella trasmissione. 

Nessun riferimento, però, alla presa di posizione di chi era lì a manifestare e che ha invitato gli incappucciati a più miti consigli. 

Fare la cronaca di oltre cinque ore di corteo - tra scontri, lacrimogeni e guerriglia - non è esercizio semplice per nessuno. Soffermarsi volutamente sui dettagli, tralasciandone volutamente altri, può essere diabolico. Ma il diavolo, si sa, si nasconde nei dettagli. 

Daniele Caponnetto

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