Cultura e spettacoli - 27 ottobre 2026, 07:56

"L'arte non dà risposte, crea nuove domande": l'Art Week secondo Sarah Cosulich [VIDEOINTERVISTA]

La direttrice della Pinacoteca Agnelli racconta l'importanza del contemporaneo e le nuove sfide per la città: "Torino una città della tradizione, ma che rompe gli schemi"

"L'arte non dà risposte, crea nuove domande": l'Art Week secondo Sarah Cosulich [VIDEOINTERVISTA]

La settimana dell’arte è appena iniziata e la città si anima come ogni anno di eventi, performance, inaugurazioni, mostre e ovviamente fiere che ruotano intorno ad Artissima. 

Un appuntamento che Sarah Cosulich conosce bene e che ha visto crescere ed evolvere. Ex direttrice della kermesse torinese, oggi è alla guida della Pinacoteca Agnelli e guarda all’arte contemporanea come a uno strumento intergenerazionale con cui porsi continuamente domande. 

Come ha visto crescere Artissima in questi anni e qual è la sua importanza per la città? 
“In un’epoca in cui il mercato dell’arte si trova in una situazione non facile possiamo dire che la fiera Artissima e la città di Torino sono riusciti a mantenere un modello agile, internazionale, sperimentale che offre ai collezionisti davvero delle opportunità uniche. Questa è l’identità d’Artissima: una fiera che si differenzia da tutte le altre e che fa durante l’anno un lavoro grandissimo per portare le avanguardie a Torino. È molto importante non dare per scontato il valore di questa ricerca”.

Oggi gli artisti cosa raccontano? Quali sono i grandi temi affrontati? 
“I grandi temi che si vedono nelle opere sono i temi che ci circondano, sono i temi con i quali ci confrontiamo nella nostra vita. Più che ai temi, bisognerebbe guardare anche a tutto ciò con cui gli artisti si confrontano che noi non necessariamente riusciamo completamente ad accogliere. Questa è la forza dell'arte. L'arte richiede uno sforzo, l'arte anticipa, l'arte ci fa mettere in discussione. Questo luogo comune che vuole l'arte contemporanea come qualcosa di difficilmente comprensibile si supera pensando che l’arte deve fornire uno spazio necessario di attrito. Non deve dare risposte, ma deve creare costanti nuove domande. C'è un discorso anche sul gusto: ci piace quello che conosciamo. Questo va superato. Ci piace chiaramente quello che conosciamo, ma dobbiamo sviluppare anche un gusto da ciò che è nuovo. L'arte non è qualcosa che vuole separare il pubblico, è qualcosa che lo vuole unire, l'arte è inclusiva e questa inclusività non è solo un discorso di pubblico, è un’inclusività anche di tematiche”. 

Donne impegnate nel campo dell’arte come lei, oggi continuano ad aumentare, vuol dire che abbiamo finalmente raggiunto la parità di genere? 
“Nell'arte le donne sono tante, è vero, ma questo non vuol dire che tutte le battaglie siano state conquiste, anzi, essere donna nel mondo del lavoro vuol dire continuare a conquistare i propri spazi, non bisogna mai dare nulla per scontato, non bisogna mai mostrare il fianco”.

L'arte contemporanea dovrebbe essere più presente a Torino, anche in altri momenti dell'anno? 
“Dovrebbe essere data visibilità a questo grandissimo lavoro che viene fatto da tutte le istituzioni, da tutti i miei colleghi nei loro rispettivi musei e ovviamente dalla fiera. Come farlo? Essendo molto consapevoli della qualità della programmazione, dando forza a una regia che valorizzi il nuovo in quello che viene fatto, non cercare la novità dell'evento a breve termine che fa sensazione, ma vedere come la sensazione ci può essere in tutte le mostre, in tutti i programmi, in tutti gli eventi, in tutte le iniziative che con grande tenacia portiamo avanti”. 

Qual è il ruolo della città nella promozione dell’arte contemporanea? 
“Si parla sempre di quanto importante sia Torino per l'arte contemporanea e questo è qualcosa da non dimenticare mai. A Torino chi viene per l'arte contemporanea guarda al barocco e guarda alla capacità di sperimentazione che la città ha saputo sempre portare. Torino è una città della tradizione e al tempo stesso una città che sa rompere gli schemi”.

Quali sono le proposte della Pinacoteca per la art week di quest'anno? 
“Pinacoteca inaugura tre importanti progetti: partiamo dalla mostra retrospettiva dedicata ad Alberto Savinio, artista, musicista, scenografo e poi anche pittore, famoso anche per essere il fratello di Giorgio de Chirico di cui è stato in realtà per molti versi anche anticipatore; continuiamo con l’idea di riattivare la collezione storica permanente della Pinacoteca Agnelli con l’artista Inglese Chris Ofili, che risponderà specificatamente all’opera di Manet; infine un progetto sulla Pista 500 dell’artista greca Iris Touliatou che interpreta il Billboard riflettendo proprio su quest’idea di comunicazione di pubblicità nella nostra società”.

Come vede il futuro della Pinacoteca? 
“La Pinacoteca in questi quattro anni ha saputo cambiare pelle. Ci piace relazionarci ogni giorno con la contemporaneità  e con quelli che sono i temi che ci circondano. Questo è il nostro auspicio per il futuro: saper essere un museo che accoglie la necessità del visitatore che oggi vuole essere sempre più coinvolto, parte dell’attività del Museo. Vogliamo essere parte del tessuto della città e portare tutti i cittadini a essere consapevoli. Questa strada sul tetto del Lingotto appartiene a loro”. 

Chiara Gallo

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