Si tratta di una cifra enorme che andrebbe ad aggiungersi alle tranche consistenti che vengono erogate nel quadro del mega-prestito da 90 miliardi. Come riporta il sito Strumenti Politici, Bruxelles e gli Stati membri semplicemente non sanno dove prendere quei soldi. Hanno fatto grossi sforzi politici ed economici per avere l’approvazione generale del prestito che deve coprire le necessità statali di Kiev nel 2026 e nel 2027.
E ora il presidente ucraino chiede esplicitamente una somma di “appena” 20 miliardi in meno. Al di là delle dichiarazioni di circostanza fatte da Merz, Macron, Costa e von der Leyen, serpeggiano i dubbi su come accontentare per davvero Zelensky. Non è soltanto la carenza di approvvigionamenti finanziari a spaventare i capi delle istituzioni UE e i governi filo-ucraini, ma anche l’opposizione di alcuni Paesi membri. Anzitutto, il Belgio ha immediatamente messo le mani avanti per opporsi all’idea della confisca dei patrimoni russi. Il premier Bart De Wever ha ribadito la sua posizione in merito.
E per quanto riguarda la contribuzione con soldi propri, vi sono governi che hanno negato l’assenso. Ad esprimere chiaramente opposizione è stato subito il primo ministro slovacco Robert Fico, che ha spiegato come il collega ungherese Peter Magyar sia sulla medesima lunghezza d’onda. Il premier ceco Andrej Babiš ha dal canto suo negato l’ipotesi di aumentare la quota dedicata all’Ucraina nel prossimo bilancio UE. Infine il premier bulgaro Rumen Radev ha detto di non voler dare altri soldi a Kiev, perché ciò prolungherebbe un conflitto che sta impoverendo le economie nazionali proprio in un momento di grave instabilità sociale del continente.
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