Due giovani bianconi (Circaetus gallicus), nati nell'Appennino ligure-piemontese, hanno intrapreso la loro prima migrazione verso l'Africa. Partiti rispettivamente il 19 e il 20 settembre 2026, hanno attraversato la provincia di Cuneo e raggiunto la Costa Azzurra in circa 48 ore, proseguendo poi verso la Spagna.
A seguirne gli spostamenti, grazie a piccoli dispositivi GPS, sono i ricercatori del Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi (DBIOS) dell'Università di Torino, nell'ambito di un progetto sviluppato in collaborazione con l'Ente di Gestione delle Aree Protette dell'Appennino Piemontese. L'iniziativa permette di studiare una fase ancora poco conosciuta della vita di questi rapaci: il periodo tra l'involo dal nido, le prime esplorazioni del territorio e il viaggio migratorio verso i quartieri di svernamento africani.
L'attività rientra nel progetto "Monitoraggio satellitare del Biancone (Circaetus gallicus) nell'Appennino ligure-piemontese: uso dello spazio, selezione dell'habitat e valutazione del comportamento di individui recuperati", promosso dall'Ente di Gestione delle Aree Protette dell'Appennino Piemontese e finanziato attraverso i contributi del 5×1000.
Il progetto è seguito scientificamente dalla dott.ssa Mara Calvini, guardiaparco dell'Ente, con la collaborazione del DBIOS dell'Università di Torino, sotto la supervisione del prof. Enrico Caprio. Contribuiscono inoltre gli ornitologi Massimo Campora e Renato Cottalasso, de Il Piviere srl, e Michelangelo Morganti del CNR-IRSA.
Dalle prime esplorazioni alla migrazione: i dati GPS
Il monitoraggio satellitare permette di ricostruire con precisione gli spostamenti degli individui, fornendo informazioni sull'utilizzo degli habitat, sui movimenti successivi all'involo e sulle strategie migratorie.
L'applicazione dei trasmettitori è solo una fase di un articolato lavoro di ricerca sul campo. Nei mesi precedenti, guardiaparco, ornitologi e ricercatori hanno dedicato numerose giornate all'individuazione dei siti di nidificazione, all'osservazione del comportamento degli adulti e al controllo dello sviluppo dei giovani. Un'attività che richiede una conoscenza approfondita del territorio e un costante coordinamento, anche per evitare interferenze con la riproduzione.
Dopo questa fase preparatoria, è stato possibile applicare i dispositivi GPS ai due giovani quando si trovavano ancora sul nido, prima dell'involo. Le operazioni, condotte da personale qualificato e autorizzato, sono state pianificate sulla base delle osservazioni e delle condizioni meteorologiche, nel rispetto dei protocolli previsti e con particolare attenzione al benessere degli animali.
I dispositivi, alimentati a energia solare, rilevano la posizione tramite GPS e trasmettono i dati attraverso la rete di telefonia mobile. Il loro peso è inferiore al 3% della massa corporea degli animali e vengono fissati con un'imbracatura dorsale progettata per limitare le interferenze con i movimenti. Durante le operazioni sono stati effettuati anche la pesatura, il controllo delle condizioni generali e il prelievo di alcune piume per le analisi genetiche e la determinazione del sesso.
I due giovani si sono involati rispettivamente il 4 e il 5 agosto 2026. Nelle settimane successive hanno frequentato le aree circostanti il nido, ampliando progressivamente il raggio di esplorazione. Le osservazioni e i controlli sul campo hanno continuato a integrare i dati GPS, consentendo di documentare questa fase delicata, durante la quale i giovani sviluppano le capacità di volo e orientamento beneficiando ancora dell'assistenza degli adulti.
Un lungo viaggio verso l'Africa
La partenza di settembre ha segnato l'inizio di una nuova fase del monitoraggio. Dopo aver attraversato Francia e Spagna, entrambi i giovani bianconi hanno superato lo Stretto di Gibilterra, raggiungendo il continente africano. Il percorso è coerente con la rotta migratoria occidentale utilizzata da molti bianconi della popolazione italiana.
A differenza di altre specie migratorie, i bianconi tendono a evitare lunghi attraversamenti sul mare, poiché il loro volo veleggiato dipende dalle correnti ascensionali che si sviluppano sulla terraferma. Per questo seguono spesso un itinerario attraverso Francia e Spagna, raggiungendo l'Africa in corrispondenza dello Stretto di Gibilterra.
Al momento non è ancora possibile stabilire con precisione dove si trovino i due giovani, poiché nelle aree attraversate la copertura della rete di telefonia mobile è limitata o assente. I trasmettitori possono comunque acquisire e memorizzare le posizioni GPS anche senza connessione, permettendo di recuperare successivamente i dati quando gli animali raggiungeranno zone coperte dalla rete. Il monitoraggio proseguirà per ricostruire gli spostamenti in Africa, individuare le eventuali aree di sosta e documentare i possibili siti di svernamento a sud del Sahara.
«Seguire questi giovani bianconi fin dalle prime settimane dopo l'involo ci offre un'opportunità importante per studiare una fase particolarmente delicata e ancora poco conosciuta del loro ciclo biologico», spiega Enrico Caprio, docente del Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell'Università di Torino. «Il fatto che entrambi abbiano già raggiunto il continente africano rappresenta un primo risultato significativo del monitoraggio. I dati GPS ci permetteranno di approfondire non soltanto le strategie migratorie, ma anche il modo in cui i giovani utilizzano gli habitat nelle diverse fasi della loro vita, contribuendo a individuare potenziali criticità per la conservazione della specie. Questi risultati sono il frutto di un intenso lavoro di squadra, che combina lunghe giornate di osservazione sul campo, conoscenza del territorio e competenze scientifiche e tecnologiche diverse».
Dalla ricerca alla conservazione della biodiversità
Lo studio interessa principalmente il Sito Natura 2000 ZSC/ZPS IT1180026 "Capanne di Marcarolo" e le aree circostanti, un territorio caratterizzato da boschi, praterie e ambienti agricoli che ospita diverse coppie nidificanti di biancone. Comprendere come questi rapaci utilizzino lo spazio e selezionino gli habitat è fondamentale per individuare le aree più importanti nelle diverse fasi del ciclo biologico e valutare le possibili interazioni con le attività umane.
Le informazioni raccolte potranno contribuire, ad esempio, a valutare le interferenze con infrastrutture energetiche, interventi forestali e attività ricreative in prossimità dei siti riproduttivi, fornendo elementi utili alla pianificazione territoriale e alla conservazione della specie.
Il progetto rappresenta un esempio concreto di collaborazione tra ricerca universitaria, enti gestori delle aree protette e professionisti del settore. L'integrazione di competenze che spaziano dall'ecologia della specie al monitoraggio faunistico, dalle analisi genetiche a quelle spaziali, consente di produrre nuove conoscenze scientifiche e di contribuire alla definizione di strategie di conservazione.
La collaborazione tra l'Università di Torino e l'Ente di Gestione delle Aree Protette dell'Appennino Piemontese si inserisce in un percorso di ricerca pluriennale, volto ad ampliare le conoscenze sull'ecologia del biancone e su altre componenti della biodiversità del Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo.
Tra gli sviluppi previsti rientra la promozione di nuove tesi di laurea, che permetteranno agli studenti di partecipare al monitoraggio sul campo, alla gestione e all'analisi dei dati e all'interpretazione dei risultati. Un'occasione per integrare formazione, ricerca scientifica e conservazione, contribuendo alla conoscenza di una specie di grande interesse naturalistico e alla tutela degli ecosistemi in cui vive.





