Fare delle RSA anche punti di riferimento territoriali per la prevenzione, capaci di intercettare precocemente i bisogni delle persone anziane, contrastare la solitudine e accompagnare le famiglie. È la riflessione lanciata da Enrico Pesce, presidente di Confcooperative Federsolidarietà Piemonte, intervenuto nel panel dedicato ai gestori nell’ambito di “Vivere a lungo, Vivere meglio”, l’evento promosso da La Stampa e Regione Piemonte alla Centrale Nuvola Lavazza di Torino.
Il confronto, pensato per essere uno spazio dove approfondire esperienze e soluzioni per rispondere alle esigenze della terza età, è stato l’occasione per portare il contributo della cooperazione sociale e sanitaria di Confcooperative alla costruzione di un welfare capace di evolvere insieme alle persone.
«Abbiamo servizi, professionalità e strumenti preziosi. Eppure, incontriamo bisogni che non entrano facilmente nelle categorie esistenti, famiglie lasciate sole, istituzioni che faticano a dialogare – ha osservato Pesce –. Il rischio è continuare ad adattare le persone ai servizi, anziché far evolvere i servizi insieme alle persone».
Partendo da questa consapevolezza, Confcooperative ritiene urgente affiancare alla rete dei servizi residenziali per anziani, anche una risposta concreta alla solitudine e alla necessità di individuare precocemente le fragilità, non lasciando così sole le famiglie.
«Il modello che stiamo immaginando – ha aggiunto Chantal Re, Presidente della federazione Sanità di Confcooperative presente all’evento - vede le strutture residenziali, che sono inserite nelle comunità locali, mettersi a disposizione per essere presìdi di prossimità, in forte coordinamento con le ASL, Comuni, assistenti sociali, servizi sanitari e il Terzo Settore».
«Perché aspettare che la fragilità di una persona anziana diventi un’emergenza prima di attivare una rete di accompagnamento?» ha chiesto Pesce evidenziando che occorre avviare urgentemente una riflessione più ampia sul passaggio verso un welfare contributivo, nel quale la garanzia dei diritti e delle protezioni si accompagni alla possibilità, per ciascuno, di partecipare alle scelte e contribuire al benessere collettivo. In questa prospettiva, le comunità e le loro organizzazioni assumono un ruolo attivo nella definizione delle priorità e delle risposte. La collaborazione tra professioni e istituzioni richiede una lettura condivisa delle situazioni e una responsabilità comune nell’evoluzione dei servizi.
Una condizione decisiva riguarda certamente la sostenibilità del sistema, che deve tenere insieme il benessere delle persone anziane, la tenuta delle cooperative sociali e sanitarie e le condizioni di chi opera quotidianamente nella cura. «Chi si prende cura degli altri non deve finire tra i lavoratori poveri – ha sottolineato Re –. Per questo tariffe, finanziamenti e scelte pubbliche devono riconoscere il costo di un lavoro dignitoso, stabile e qualificato. In questo quadro rientra anche la formazione degli operatori sociosanitari (OSS), da rendere aderente ai bisogni dei presìdi e programmare con continuità, superando una gestione affidata esclusivamente ai bandi. La qualità della cura e la qualità del lavoro sono parte della stessa sostenibilità».
«L’impegno della cooperazione – ha concluso Pesce - è dunque quello di trasformare la conoscenza dei bisogni in proposte concrete, da sperimentare e valutare insieme alle istituzioni attraverso una vera amministrazione condivisa. Essere capaci di immaginare non significa rinunciare al rigore, alla sostenibilità economica o alla responsabilità pubblica. Significa usarli per rendere possibile il cambiamento».





