Attualità - 03 novembre 2026, 13:58

A Dashun Wang il Premio Lagrange – Fondazione CRT 2026

Il professore della Northwestern University ospite a Torino

A Dashun Wang il Premio Lagrange – Fondazione CRT 2026

Per secoli la scienza ha cercato di comprendere il mondo. Ma cosa succede quando la scienza comincia a studiare sé stessa? È una delle domande al centro delle ricerche di Dashun Wang, professore alla Northwestern University, che riceve oggi a Torino il Premio Lagrange – Fondazione CRT 2026, il massimo riconoscimento internazionale per la scienza dei sistemi complessi e dei dati, istituito e sostenuto dalla Fondazione CRT e coordinato da ISI Foundation.

Fisico di formazione, durante il dottorato Wang ha deciso di applicare i metodi utilizzati per studiare atomi e molecole all'analisi delle persone e dei gruppi: un percorso che lo ha portato alle scienze sociali computazionali e, infine, a rivolgere quegli strumenti alla scienza stessa.

Perché alcune idee diventano scoperte rivoluzionarie e altre no? Che cosa accende i periodi più creativi della carriera di uno studioso? L'intelligenza artificiale permetterà di esplorare strade nuove o indirizzerà verso quelle già battute, finanziate e riconosciute?

Per rispondere a questi interrogativi il prof. Wang ha analizzato milioni di articoli scientifici, brevetti, prodotti software, finanziamenti e carriere: con il suo lavoro ha contribuito a definire la "scienza della scienza", un campo che utilizza grandi quantità di dati e strumenti della scienza della complessità per capire come nascono e si diffondono le idee. Le sue analisi mostrano che il progresso non dipende soltanto dal talento individuale, ma anche dalle collaborazioni, dall'organizzazione dei gruppi di ricerca e dai sistemi di finanziamento.

DA EINSTEIN A VAN GOGH: QUANDO NASCONO LE IDEE MIGLIORI

Studiando le carriere non solo di scienziati, ma anche di artisti e registi, Dashun Wang, insieme al suo team di ricercatori, ha individuato e analizzato le "hot streak", ovvero i periodi in cui si concentrano le opere di maggior successo. Secondo gli studi condotti dal professore circa il 90% degli scienziati, il 91% degli artisti e l'82% dei registi analizzati, hanno vissuto almeno un periodo di "hot streak" nel corso della propria carriera. "L'anno miracoloso" di Einstein, il 1905, ne è un esempio celebre, ma ritroviamo lo stesso schema anche in carriere creative molto diverse. Peter Jackson ha vissuto una "hot streak" mentre dirigeva Il Signore degli Anelli; per Vincent van Gogh, invece, tutto accadde nel 1888, quando si trasferì nel Sud della Francia e realizzò molte delle sue opere più note. Dall'osservazione delle opere di Van Gogh è nata una delle intuizioni alla base della ricerca: visitando il Van Gogh Museum di Amsterdam, Wang ha notato che, prima del trasferimento ad Arles, la produzione dell'artista era estremamente varia per soggetti, stili e tecniche, mentre in seguito divenne molto più focalizzata. Fu in quel momento che ebbe inizio la "hot streak" del pittore.

Particolarmente interessante è ciò che accade prima di una "hot streak": le persone tendono inizialmente ad esplorare idee, temi o stili diversi, poi a restringere il campo e ad approfondire un'area promettente. È proprio il passaggio dall'esplorazione all'approfondimento a coincidere con l'avvio della "hot streak".

Ma quali sono le condizioni che favoriscono la nascita di idee realmente innovative? Non conta soltanto il percorso del singolo: Wang e i suoi colleghi, analizzando oltre 65 milioni di articoli, brevetti e prodotti software, hanno infatti osservato che i piccoli gruppi producono più frequentemente idee dirompenti che aprono nuove direzioni, mentre i grandi gruppi sono particolarmente efficaci nello sviluppare, perfezionare e portare su vasta scala idee già esistenti. Una possibile ragione è che le idee più radicali spesso appaiono anche le più rischiose. Per un piccolo gruppo è più facile assumersi quel rischio, mentre in un gruppo di centinaia di persone occorre costruire un consenso molto più ampio. I grandi gruppi, d'altra parte, possono riunire le competenze, le risorse e il coordinamento necessari per risolvere problemi complessi. "Servono tanto i grandi quanto i piccoli gruppi – sottolinea Wang –. Nel momento in cui la scienza si orienta sempre più verso grandi progetti collaborativi e consorzi, dobbiamo assicurarci che i piccoli gruppi non vengano schiacciati. Se finanziamo solo i grandi gruppi, alla lunga potrebbero esserci meno idee nuove su cui costruire."

LE PROPOSTE SCRITTE CON L'IA HANNO MAGGIORE PROBABILITÀ DI OTTENERE FONDI, MA LA RICERCA RISCHIA DI DIVENTARE PIÙ CONFORMISTA

Non è però soltanto la dimensione dei gruppi a influenzare la direzione della ricerca. Anche gli strumenti utilizzati per elaborare e presentare nuove proposte possono incidere sulle idee che vengono finanziate.

Uno studio pubblicato quest'anno su PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences) da Dashun Wang e dai suoi colleghi ha analizzato le domande di finanziamento presentate tra il 2021 e il 2025 da due grandi università americane ai National Institutes of Health (NIH) e alla National Science Foundation (NSF), due delle principali agenzie federali statunitensi per la ricerca. Le proposte che presentavano segnali più evidenti di utilizzo dell'intelligenza artificiale avevano una probabilità di ottenere finanziamenti dai NIH superiore di circa quattro punti percentuali rispetto a quelle con segnali meno evidenti, mentre presso la NSF non è emersa una differenza significativa. Le proposte con segnali più evidenti di IA tendevano anche a somigliare di più a progetti già finanziati in passato. Nel caso dei NIH, inoltre, un maggiore utilizzo dell'IA è risultato associato a un aumento delle pubblicazioni scientifiche prodotte dai progetti finanziati, ma non a un incremento significativo degli articoli di maggiore impatto.

"Credo che il rischio di una scienza più conformista sia reale, ma non è un argomento contro l'uso dell'IA nella scienza – spiega Wang –. L'IA può aiutare gli scienziati a formulare le proprie idee in modi che hanno più probabilità di successo, spingendoli però verso direzioni che il sistema già riconosce e premia. La questione, quindi, non è se usare l'IA, ma come la usiamo e che cosa premiamo quando lo facciamo. I sistemi di finanziamento e di valutazione devono lasciare spazio a idee che appaiono insolite o rischiose: dobbiamo creare le condizioni che incoraggino l'esplorazione anziché il conformismo."

LE GRANDI SCOPERTE SCIENTIFICHE SEMPRE PIÙ FRUTTO DELLA COLLABORAZIONE TRA ESSERI UMANI E MACCHINE

Secondo lo scienziato, ci stiamo muovendo verso un mondo in cui le grandi scoperte nasceranno sempre più spesso da partnership tra esseri umani e macchine. L'IA può elaborare quantità di informazioni che nessun singolo scienziato potrebbe padroneggiare, riconoscere schemi che sfuggirebbero all'occhio umano e risolvere determinati problemi con velocità e precisione straordinarie. "Ma la scienza – precisa lo studioso – non consiste solo nel risolvere problemi. Consiste anche nel decidere quali domande valga la pena porsi, nel riconoscere quando una nuova direzione diventa possibile e nell'avere l'intuito e il coraggio di perseguirla."

Una collaborazione che potrebbe mettere in discussione, per la prima volta, anche i nostri modelli di attribuzione del merito e del riconoscimento. "Posso certamente immaginare uno scienziato che riceva un premio Nobel per una scoperta fatta insieme all'IA – osserva Wang –. Ma i nostri sistemi di riconoscimento di credito sono stati pensati per un mondo in cui il contributo alla conoscenza era esclusivamente umano".

"È un onore immenso ricevere il Premio Lagrange. Quando guardo ai precedenti vincitori, tra cui Giorgio Parisi e Yakov Sinai, vedo dei giganti della disciplina. E tra loro c'è anche il mio supervisore di dottorato e collaboratore di lunga data, Albert-László Barabási. Il premio riconosce uno sforzo collettivo: un lavoro che non sarebbe stato possibile senza i miei studenti, colleghi, mentori e collaboratori", ha dichiarato il vincitore del Premio Lagrange – Fondazione CRT 2026, Dashun Wang.

"Gli studi del prof. Wang ci insegnano a guardare alla scienza come a un sistema complesso, per capire come emergono le nuove idee e perché alcune scoperte trasformano un campo mentre altre consolidano traiettorie esistenti. Il Premio Lagrange 2026 a lui assegnato testimonia quanto sia importante oggi considerare l'innovazione non come un evento isolato, ma come il risultato di un ecosistema fatto di reti, istituzioni e finanziamenti che può essere studiato, misurato e, almeno in parte, migliorato. Nell'era dell'IA questo significa anche rendere la politica dell'innovazione più sperimentale, preservando la libertà di esplorare nuove direzioni", ha dichiarato il Presidente di ISI Foundation, Alessandro Vespignani.

"Il progresso scientifico nasce dalla capacità di trovare risposte e dal coraggio di porre domande nuove – dichiara Anna Maria Poggi, Presidente della Fondazione CRT –. Oggi l'intelligenza artificiale apre possibilità straordinarie per la ricerca: la sfida è farne uno strumento capace di ampliare gli orizzonti della conoscenza, senza sottovalutare i rischi che il suo utilizzo comporta, preservando l'originalità delle idee e la libertà di esplorare strade ancora poco battute. Attraverso la "scienza della scienza", il vincitore del Premio Lagrange – Fondazione CRT Dashun Wang ci aiuta a comprendere come nascono le grandi scoperte e quali condizioni le rendono possibili. I suoi studi ci ricordano quanto sia importante dare spazio anche a idee che, proprio perché nuove, possono apparire più rischiose. Per la Fondazione CRT sostenere la ricerca significa assumersi questa responsabilità: investire nelle competenze, favorire l'incontro tra talenti e discipline diverse e offrire opportunità per sperimentare. È lo spirito con cui, da oltre vent'anni, promuoviamo il Progetto Lagrange e sosteniamo ISI Foundation, e che anima luoghi come le OGR Torino, dove ricerca, cultura e innovazione si incontrano. Con l'obiettivo di offrire a nuove generazioni di studiosi le condizioni per sviluppare le proprie idee".

Fondazione CRT e ISI Foundation assegnano dal 2008 il Premio Lagrange a ricercatori e personalità scientifiche che si distinguono per l'eccellenza negli studi della complessità: economisti, fisici, informatici, biologi, epidemiologi di levatura internazionale che hanno dato un fondamentale impulso alla collaborazione multidisciplinare e alla ricerca applicata alle sfide centrali per uno sviluppo equo e sostenibile.

La cerimonia di consegna del Premio Lagrange – Fondazione CRT 2026 si terrà questa sera alle ore 18.30 presso le OGR Torino, Binario 3 (corso Castelfidardo 22).

Seguirà un dialogo tra il vincitore Dashun Wang, Diletta Huyskes, esperta di etica e impatto delle tecnologie, ed Enrico Bucci, biologo e divulgatore scientifico. A moderare il dialogo sarà Martina Pennisi, giornalista del Corriere della Sera. L'incontro metterà a confronto prospettive complementari e offrirà al pubblico una riflessione accessibile sulle trasformazioni che l'intelligenza artificiale sta introducendo nella scienza e nella società, con particolare attenzione alle opportunità offerte dai nuovi linguaggi digitali, al ruolo del contributo umano e alle ricadute sul lavoro scientifico.

PREMIO LAGRANGE – FONDAZIONE CRT: L'ALBO D'ORO

2026 Dashun Wang (fisico e scienziato computazionale, Cina/USA)

2025 Iyad Rahwan (informatico e scienziato sociale computazionale, Siria/Germania)

2024 Marta C. González (ingegnera civile e ambientale, USA)

2023 Tina Eliassi-Rad (informatica, USA)

2019 Iain D. Couzin (biologo, UK) e David Gruber (biologo ed esploratore, USA)

2018 César Hidalgo (fisico, Cile/USA)

2017 Danielle S. Bassett (fisica e neuroscienziata, USA)

2016 John Brownstein (epidemiologo, Canada)

2015 Panos Ipeirotis (informatico, Grecia) e Jure Leskovec (informatico, Slovenia)

2014 Mark Newman (fisico, UK)

2013 Duncan J. Watts (fisico e sociologo, Australia)

2012 Lada Adamic (studiosa di reti sociali, USA) e Xavier Gabaix (economista, Francia)

2011 Albert-László Barabási (fisico, Ungheria/USA)

2010 James J. Collins (bioingegnere, USA)

2009 Giorgio Parisi (fisico, Italia; premio Nobel per la fisica 2021)

2008 Yakov Grigorievich Sinai (matematico, Russia) e William Brian Arthur (economista, UK)

comunicato stampa

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